sabato 8 giugno 2019

L'educazione - Tara Westover

Quando ho visto questo libro ne sono stata subito attratta. Tanto per incominciare la copertina é molto bella: grafica pulita, ma allo stesso tempo evocativa. Il gioco ottico della matita/montagna con la silouhette della donna é molto ben riuscito. Anche il titolo lo é, così lapidario, da non lasciare dubbi sul contenuto e la forza del libro. L’ho comprato senza esitazione e senza aver letto nemmeno una recensione, convinta che ci avrei trovato un racconto che esaltasse l’importanza dell’educazione, il potere e la bellezza dei libri e della conoscenza. Pensavo di trovarci riferimenti a figure di insegnanti carismatici e esemplari, racconti di un riscatto avvenuto attraverso la cultura.
Ecco, tutto questo mi é mancato.
Il riscatto c’é, ma, a mio parere, non avviene attraverso la cultura, o almeno dalla narrazione io non l’ho percepito così.
E’ vero che Tara si allontana dalla sua casa-trappola per andare a scuola, ma sembra più un pretesto che una spinta. E’ vero che a scuola viene a conoscere un mondo che fino ad allora le era statao precluso e sconosciuto, ma mi sembra che a questo non venga data la giusta importanza. Sembrerebbe che la stessa consapevolezza si sarebbe potuta raggiungere allontanandosi da casa per un qualsiasi altro motivo, per un’esperienza lavorativa, per esempio.
L’importante era andare via da quella casa, allontanarsi dalla famiglia. L’occasione é stata la scuola, ma poteva essere altro.
L’autrice non si ferma a ragionare consapevolmente sul ruolo che lo studio ha giocato nel suo riscatto, sulla gioia che la conoscenza le ha dato.
Sembra piuttosto che le nozioni le piovano addosso, é più l’effetto di un bombardamento che di una ricerca.
E, chissá che forse non sia stato davvero così.
Forse, dopo il primo innesco, ricercato per sottrarsi alla famiglia soffocante e pericolosa in cui si trovava a vivere, é stata come trascinata di passo in passo.
La scuola era il suo pretesto per rimanere lontana.
Se c’é stata consapevolezza, non la si legge nel libro. O forse non c’é stata ed é invece maturata a distanza di tempo quando Tara é riuscita a prendere le distanze e a riguardare indietro. Se questo é il caso, il racconto é riuscito benissimo.

Fin qui le mancanze.  Vediamo ora cosa ci ho trovato e, francamente, mi ha infastidito, probabilmente perché non me lo aspettavo. Pensavo di aprire un libro di tutt’altro genere.
Ho trovato un racconto che assomigliava molto agli articoli di cronaca nera che si leggono sui giornali scandalistici. Scritto molto meglio, certo. Una serie di fattacci, abusi, fisici e psicologici, perpetrati dai genitori e fratelli maggiori ai danni dei membri più giovani della famiglia.
Ho trovato un padre pazzo da legare, fanatico mormone, survivalista, che fa vivere la sua famiglia in uno stato di totale chiusura verso l’esterno. I bambini non hanno certificato di nascita, non vanno a scuola e non vengono portati in ospedale nemmeno quando sono in pericolo di vita. Un padre che si prepara alla fine del mondo accumulando nel sotterraneo taniche di benzina e conserve home made. E quando la fine del mondo tanto attesa non arriva cade in uno stato di depressione che lo rende ancor più pericoloso.  Una madre che inizialmente sembra solo succube, ma via via si dimostra sempre più squilibrata. Ostetrica e guaritrice, conosce i poteri delle erbe medicinali e dei chakra e non ammette nessun altro tipo di medicina. Una madre che si volta dall’altra parte mentre il suo figlio maggiore tiranneggia la sorellina, una madre infida che tradisce la fiducia della figlia. E infine un fratello violento, forse bipolare. Un fratello così esagerato da sembrare una caricatura, se non facesse così paura.
Un almanacco degli orrori, da cui probabilmente solo lo stupro é assente. Tutto é raccontato con molta freddezza e distacco, probabilmente l’unico modo per sopravvivere.
Non mi é piaciuto leggere questo libro, non mi é piaciuta la sua atmosfera morbosa. Mi sono sentita a disagio, ho avuto come la sensazione di spiare del buco della serratura di una porta alla quale mai mi sarei voluta avvicinare.

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