mercoledì 26 giugno 2019

L'amica geniale - Elena Ferrante

Stavo rimandando la lettura di questo libro da tempo. Trovandomi in casa  in situazione di penuria di libri in italiano non ancora letti, l’ho preso in mano, non convintissima. Troppe chiacchiere intorno a un romanzo mi lasciano spesso dubbiosa, temo che dietro ci sia un’operazione commerciale. In questo caso, poi, quando mi sono decisa a comprare il libro lo scorso Natale, me lo sono ritrovato con una sovracoperta che riportava un fotogramma della serie televisiva, con tanto di banner e adesivi. La prima cosa che ho fatto é stato rimuovere tutto l’apparato commerciale e lasciare il libro nella sua veste originale. La copertina comunque non mi piace per nulla, ma penso che sia adatta alla storia e al suo tono.

Inutile dire che il libro ha avuto un grandissimo successo e non solo in Italia. L’adattamento televisivo ha ufficializzato il successo mondiale.

Ne ho sempre sentito parlare con toni entusiasti sui social, ma di proposito non ho approfondito leggendo recensioni e l’ho lasciato decantare.

Come faccio solitamente, sono andata a leggermi le recensioni solo una volta letto il libro. Ho avuto conferma che il romanzo, anzi tutta la tetralogia, é stato largamente apprezzato e osannato senza riserve. Io, invece, un po’ di riserve le avevo… quindi ho fatto una cosa insolita, ho fatto una ricerca specifica per recensioni negative.
Le ho trovate. E vengono da critici letterari.

Quindi se il successo di pubblico é indiscusso, non si puo’ dire lo stesso per l’apprezzamento della critica.

Per quanto mi riguarda devo dire che ho letto il romanzo volentieri  e in pochi giorni. E’ uno di quei libri che ti fanno venire voglia di andare avanti per scoprire cosa succede e, personalmente, di spiare qualche capitolo più in lá per verificare se una tua intuizione era esatta (voi lo fate?). E’ sicuramente un page turner, come dicono da queste parti.
Se la storia mi ha coinvolto, tanto che penso che ad un certo punto vorrò leggere anche il seguito, a lungo andare mi ha un po’ stufato lo stile, piuttosto piatto e scontato. 
Il tono oscilla tra il quotidiano da chiacchiera e il volutamente letterario, nell’aggettivazione per esempio.

Francesco Longo: Ferrante è una narratrice potente, ma non una scrittrice. La sua lingua è una cascata di aggettivi scontati e accostamenti prevedibilissimi: l’Ironia è “bonaria” i giorni “volano” le questioni si “sviscerano”, gli sguardi si “lanciano”, le conversazioni sono “brillanti”. È tutto premasticato: “Bruciavo di desiderio, non vedevo l’ora di rivederlo”. E poi: “Eravamo pazzi d’amore, il tempo volò via”. Nulla spiazza. Tutto procede in modo epico, ma senza stile. E la letteratura, si sa, è solo questione di stile.
(Il Messaggero.it) 

I personaggi sono sempre sul punto di diventare macchiette, anche le due amiche protagoniste, sì. L’unica che ancora non sono riuscira a ridurre a un’etichetta è Lila, che è un personaggio molto ambiguo e, forse, in evoluzione. Per la prima parte del romanzo è la cattiva e la coraggiosa, l’indomita, nella seconda metà, sembra recitare una parte.

Per il resto, abbiamo tutto il repertorio del romanzo d’appendice: il bel tenebroso impegnato politicamente, la brava, la bella, la pazza, il camorrista, il povero e rispettabile, il meschino, il passionale, la storpia. 

Si é fatto un gran parlare di questa storia d’amicizia, ma sinceramente non é l’amicizia che mi sembra al centro di questa storia, non per ora, almeno.
L’ho letto piuttosto come un romanzo di formazione, soprattutto attraverso la figura di Lenuccia, la narratrice, una sorta di Matilda napoletana e adolescente.

Paolo Di Paolo: gli stessi sofisticati che liquidano – perfino con disprezzo – i romanzi di Franzen come "soap opera" o di Mazzantini come "mélo" trovano grandiosa la tetralogia dell'Amica geniale. Che in verità è un feuilleton stilisticamente molto esile, peraltro assai diverso dai romanzi iniziali di Ferrante, “L'amore molesto” su tutti.
(Il Messaggero.it)

Quello che invece mi é piaciuto tanto é stato leggere di Napoli, del rione. E’ lì che ho visto qualcosa di nuovo, almeno per me che non sono mai stata a Napoli e ne ho letto solo molto poco.

Questo romanzo me ne ha ricordato un altro che ho letto recentemente, Figlie di una nuova era di Carmen Korn, anche questo é una storia di amicizia tra donne, ma é ambientato in Germania tra le due guerre, e anche questo fa parte di una serie, una trilogia questa volta.
E le impressioni che mi ha lasciato sono simili a queste prime impressioni del libro della Ferrante.

Mia sorella, che é da poco stata in visita portando una scorta di libri in italiano, mi ha portato il secondo volume della serie, che tra poco inizierò.

L’ultima nota riguarda la chiusura del libro: davvero fastidiosa! Come quando i cartoni animati si interrompevano un secondo prima del lancio in porta di Holly o della schiacciata di Mila.

(Da leggersi con voce profonda e teatrale) “Ce la faranno i nostri eroi a spuntarla contro i cattivi”… ve lo diremo nella prossima puntata…



Questa è la copertina che mi sono beccata io :(





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domenica 16 giugno 2019

Quando un amore finisce: addio Scherlock

Me lo ricordavo diverso, molto più intrigante e intressante. Non so se ero io ad essere molto più ingenua e molto meno esigente ai tempi della mia prima lettura o se questa volta la mia lettura é stata in qualche modo compromessa.

Quel che è certo è che sono passati diversi anni dal mio primo approccio a Scherlock Holmes. Allora ero alle medie e l’ho letto in italiano, ora l’ho riletto in inglese e sono passati più di venticinque anni da allora… fa un po’ impressione scriverlo.
Tra l’altro mi sto chiedendo se la traduzione che mi era capitata tra le mani fosse stata in qualche modo censurata perché lo Scherlock cocainomane è stata per me una sorpresa alquanto scioccante.

Dopo il recente ritrovamento di Agatha Christie, che tanto mi ha fatto piacere rispolverare, ho preso in mano questa raccolta di racconti con il sorriso sulle labbra aspettandomi un analogo divertimento. Purtroppo le mie aspettative sono state deluse. Dopo aver letto i primi due racconti, ho iniziato ad annoiarmi terribilmente.
Va bene la ripetitivitá stilistica, il comfort di ritrovare un modulo familiare, ma quando dodici racconti si ripetono in successione perpetando non solo la stessa struttura, ma anche le stesse identiche formule stilistiche e le stesse trame, con differenze talmente minime che viene da chiedersi se l’autore si sia preoccupato di cambiare solamente i nomi di persone e luoghi, per quanto mi riguarda é un po’ troppo.

Mi dispiaceva ammetterlo, come quando ti dispiace dover ammettere di esserti sbagliata su un antico amore, ma a volte bisogna farsi coraggio per uscire da situazioni stagnanti.

Nonostante tutto ho portato a termine la lettura per senso del dovere e per non dovermi rimproverare di non avergli dato un’altra possibilitá.

Devo a malincuore annunciare che la mia relazione di vecchia data con Scherlock Holmes é ufficialmente chiusa.

sabato 8 giugno 2019

L'educazione - Tara Westover

Quando ho visto questo libro ne sono stata subito attratta. Tanto per incominciare la copertina é molto bella: grafica pulita, ma allo stesso tempo evocativa. Il gioco ottico della matita/montagna con la silouhette della donna é molto ben riuscito. Anche il titolo lo é, così lapidario, da non lasciare dubbi sul contenuto e la forza del libro. L’ho comprato senza esitazione e senza aver letto nemmeno una recensione, convinta che ci avrei trovato un racconto che esaltasse l’importanza dell’educazione, il potere e la bellezza dei libri e della conoscenza. Pensavo di trovarci riferimenti a figure di insegnanti carismatici e esemplari, racconti di un riscatto avvenuto attraverso la cultura.
Ecco, tutto questo mi é mancato.
Il riscatto c’é, ma, a mio parere, non avviene attraverso la cultura, o almeno dalla narrazione io non l’ho percepito così.
E’ vero che Tara si allontana dalla sua casa-trappola per andare a scuola, ma sembra più un pretesto che una spinta. E’ vero che a scuola viene a conoscere un mondo che fino ad allora le era statao precluso e sconosciuto, ma mi sembra che a questo non venga data la giusta importanza. Sembrerebbe che la stessa consapevolezza si sarebbe potuta raggiungere allontanandosi da casa per un qualsiasi altro motivo, per un’esperienza lavorativa, per esempio.
L’importante era andare via da quella casa, allontanarsi dalla famiglia. L’occasione é stata la scuola, ma poteva essere altro.
L’autrice non si ferma a ragionare consapevolmente sul ruolo che lo studio ha giocato nel suo riscatto, sulla gioia che la conoscenza le ha dato.
Sembra piuttosto che le nozioni le piovano addosso, é più l’effetto di un bombardamento che di una ricerca.
E, chissá che forse non sia stato davvero così.
Forse, dopo il primo innesco, ricercato per sottrarsi alla famiglia soffocante e pericolosa in cui si trovava a vivere, é stata come trascinata di passo in passo.
La scuola era il suo pretesto per rimanere lontana.
Se c’é stata consapevolezza, non la si legge nel libro. O forse non c’é stata ed é invece maturata a distanza di tempo quando Tara é riuscita a prendere le distanze e a riguardare indietro. Se questo é il caso, il racconto é riuscito benissimo.

Fin qui le mancanze.  Vediamo ora cosa ci ho trovato e, francamente, mi ha infastidito, probabilmente perché non me lo aspettavo. Pensavo di aprire un libro di tutt’altro genere.
Ho trovato un racconto che assomigliava molto agli articoli di cronaca nera che si leggono sui giornali scandalistici. Scritto molto meglio, certo. Una serie di fattacci, abusi, fisici e psicologici, perpetrati dai genitori e fratelli maggiori ai danni dei membri più giovani della famiglia.
Ho trovato un padre pazzo da legare, fanatico mormone, survivalista, che fa vivere la sua famiglia in uno stato di totale chiusura verso l’esterno. I bambini non hanno certificato di nascita, non vanno a scuola e non vengono portati in ospedale nemmeno quando sono in pericolo di vita. Un padre che si prepara alla fine del mondo accumulando nel sotterraneo taniche di benzina e conserve home made. E quando la fine del mondo tanto attesa non arriva cade in uno stato di depressione che lo rende ancor più pericoloso.  Una madre che inizialmente sembra solo succube, ma via via si dimostra sempre più squilibrata. Ostetrica e guaritrice, conosce i poteri delle erbe medicinali e dei chakra e non ammette nessun altro tipo di medicina. Una madre che si volta dall’altra parte mentre il suo figlio maggiore tiranneggia la sorellina, una madre infida che tradisce la fiducia della figlia. E infine un fratello violento, forse bipolare. Un fratello così esagerato da sembrare una caricatura, se non facesse così paura.
Un almanacco degli orrori, da cui probabilmente solo lo stupro é assente. Tutto é raccontato con molta freddezza e distacco, probabilmente l’unico modo per sopravvivere.
Non mi é piaciuto leggere questo libro, non mi é piaciuta la sua atmosfera morbosa. Mi sono sentita a disagio, ho avuto come la sensazione di spiare del buco della serratura di una porta alla quale mai mi sarei voluta avvicinare.
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