lunedì 20 marzo 2017

Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs

Questo è un libro che ho comprato per la copertina, o per essere più precisi, non proprio per la copertina, ma per la sua veste grafica.
Mi intrigavano quelle pagine con motivo di tappezzeria antica e lussuosa, la carta avoriata e le vecchie fotografie. E poi il titolo mi ha tratto in inganno. Pensavo a "ragazzi speciali" nel senso di non neurotipici, probabilmente suggestionata nel mio pensiero dal modo con cui qui vengono indicati i bambini con particolari bisogni all'interno della scuola, "special needs", appunto.
Certo sono stata molto ingenua e la sovraccoperta che reclamizzava il film di Tim Burton avrebbe dovuto mettermi sul chi va là.
Anche l'incipit non era male, con il ricordo del nonno e quell'andatura in stile "Amarcord".
Tant'è... quando mi sono trovata davanti il primo mostro, ci sono rimasta malissimo. 
Avrei voluto lasciar stare, cambiare libro, ma alla fine la curiosità morbosa ha avuto la meglio e l'ho letto tutto. In fretta, per finire prima e non perdere troppo tempo.
Che dire, non che sia brutto, se vi piace il genere, ma non è proprio il mio libro. Mostri, magia, soprannaturale, linguaggio adolescenziale... 
Però se insegnassi ancora alle medie lo proporrei come lettura ai ragazzi. Mi ricordo che in tanti erano attratti dal genere horror, tanto che ne avevo fatto anche delle lezioni.
Amiche prof. a voi la scelta. Io lo ripongo nella mia biblioteca: seconda fila. Sono sicura che non sentirò la necessità di rileggerlo.

lunedì 13 marzo 2017

The tiger who came to tea - Judith Kerr

 Nel nostro percorso alla riscoperta dei classici inglesi e americani della letteratura per l'infanzia, oggi ci spostiamo e andiamo in Inghilterra dove incontriamo Sophie e sua mamma sedute placidamente a prendere il tè, come da buona tradizione inglese. Sembra un normale pomeriggio, ma ad un certo punto suonano alla porta: una visita inaspettata e quanto meno bizzarra, ma non dimenticate che siamo in Inghilterra e una tazza di tè non si rifiuta a nessuno, nemmeno a una tigre.
Un'enorme tigre chiede di essere invitata per il tè perchè è molto affamata e, detto fatto, la ritroviamo seduta al tavolo della cucina insieme a Sophie e alla mamma che, da brave inglesi, non fanno una piega né vedendo la tigre né assitendo al suo lauto banchetto. Per farla breve, la tigre spazzola via non solo tutto quanto preparato per il tè, ma tutto quello che riesce a trovare in cucina, compresa la cena del papà e persino tutta l'acqua del rubinetto, tanto che Sophie non potrà fare il suo bagnetto.
Solo quando la tigre prende congedo dalla famigliola, la mamma sembra preoccuparsi per lo stato in cui ha lasciato la cucina e per il papà che rimarrà senza cena. Ma anche il papà deve essere inglese perché al racconto di mamma e figlia, reagisce semplicemente con un:

"I know what we'll do. I've got a very good idea. We'll put on our coats and go to a café."

Perfetto self-control.

Ho letto un po' di critiche e recensioni qua e là per capire come era stato accolto il libro e ho scoperto che c'è chi nella tigre ha voluto vedere personificato il passato dell'autrice, scampata alla follia nazista, anche se l'autrice non ha mai appoggiato questa lettura, dichiarando che la tigre non rappresenta nulla più che se stessa. C'è poi chi ha voluto fare della critica sociale/femminista perché mamma e bimba sono chiuse in casa ed è solo il papà che prende una decisione e risolve la situazione, perché la mamma è una casalinga dedita alla cura di casa e famiglia ed è pure più bassa di statura rispetto al papà (!)
Ma se guardiamo le illustrazioni, dove vediamo Sophie coccolare e sorridere alla tigre, la prima ipotesi cade subito.
E per la seconda, io dico che quando si vogliono fare delle dietrologie, il materiale lo si trova sempre.
 
A me piace vederci una semplice storia, scritta per divertire i bambini. In una situazione tradizionale, normale, quasi banale, viene introdotto un elemento straordinario, che sovverte l'ordine costituito, manda all'aria le regole. Sembra un gioco di fantasia di una bambina, un sogno ad occhi aperti, un "giochiamo a fare finta". Trovo bello che ne rimanga coinvolta anche la mamma, come a sottolineare l'intesa con la figlioletta, la condivisione del suo gioco, del suo mondo immaginario.
I disegni sono piatti, molto colorati, semplici, le proporzioni interessanti.
La storia mi ha ricordato un po' quelle di Beatrix Potter (di cui parlermo presto... e non vedo l'ora!) per quel modo naturale di raccontare il mondo immaginario.
Devo ammettere che personalmente questo albo non è tra i miei preferiti, ma riesco a capire il perché della sua fortuna.





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