lunedì 27 febbraio 2017

Madeline - Ludwig Benelmans

Oggi vi voglio presentare Madeline. Eccola qui:

Lei è quella piccola con i capelli rossi. L'altra sono io. Madeline è una bimbetta di età non definita, io direi circa sei anni, ha i capelli rossi come tutte le ragazzine ribelli della letteratura classica, un bel cappello giallo e non ha paura di nulla. Madeline è la più piccola delle dodici ospiti del collegio di suore gestito da Miss Clavel:

"In an old house in Paris
that was covered with vines
lived twelve little girls in two straight lines.
in two straight lines they broke their bread
and brushed their teeth
                                                     and went to bed."

Siamo quindi a Parigi all'inizio del secolo scorso. Madeline spicca tra le piccole collegiali per il suo spirito avventuroso, ribelle e indomito. In un'epoca in cui le ragazzine venivano ancora educate secondo i valori tradizionali della femminilità, quali dolcezza, delicatezza, obbedienza, animo caritatevole, Madeline risulta essere un'anticonformista con la sua indipendenza e il suo spirito libero, sfacciatamente intelligente e spavalda. Ma cosa fa Madeline di così speciale?
Non ha paura dei topi, ma nemmo della tigre allo zoo e dopo essere stata operata per un'appendicite, mostra la sua cicatrice con fierezza.



Il racconto è molto piacevole e semplice, in rima, che, si sa, facilita l'ascolto e quindi adatto anche a chi si vuole avvicinare alle prime letture in lingua inglese.
Le tavole sono grandi, per lo più a tutta pagina, e quelle a colori pieni si alternano con quelle in bianco, nero e giallo.
Non sono riuscita a trovare informazioni sufficienti sul perché di questa scelta cromatica. Quello che sono riuscita a sapere è che l'autore utilizzava una tecnica che combinava acquarello e inchiostro che utilizzava per tracciare linee di demarcazione nette. I suoi disegni sono piuttosto stilizzati, e danno un'impressione di energia, freschezza e immediatezza. Bemelmans utilizzava pochi colori, per lo più brillanti, tratti veloci e chiari per creare immagini facilmente leggibili.
Il suo stile risulta essere naif, giocoso e in un certo senso infantile, vicino alla sensibilità dei bambini di cui conosceva molto bene i gusti e che rispettava in quanto pubblico.
"We are writing for children, but not for idiots" è una sua celebre frase. 

Questo è il primo libro della serie di avventure della piccola peste Madeline. Ambientato a Parigi e per questo regalatoci da mia suocera in onore della città che ha reso possibile il primo incontro con mio marito e tutto quello che ne è seguito.
L'autore, nato in Austria ed emigrato in giovane età negli Stati Uniti, ha ricevuto vari riconoscimenti per la sua opera, che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica rendendo celebre Madeline con i suoi capelli rossi, il suo cappello giallo col nastro e il suo cappottino blu. 






domenica 26 febbraio 2017

Il peso della farfalla - Erri De Luca

Più che un libro una poesia. La voce narrante di Erri De Luca è sempre molto ammaliante, sospende il tempo e ti porta in una dimensione a metà tra sogno e realtà pur restando sempre molto concreta.
Non ci sono voli pindarici o sproloqui pseudo psicoanalitici, come in buona parte della letteratura contemporanea, ma fatti, oggetti concreti e racconti di esperienze di vita.
Qui troviamo a confrontarsi mondo umano e mondo animale, l'eterna lotta tra uomo e natura.
Da una parte c'è un uomo, anziano, un cacciatore di frodo, arrivato ormai alla fine della sua  carriera; è un uomo solitario che vive in una capanna nel bosco e limita i contatti con la società civile al minimo indispensabile per la sopravvivenza. Dall'altra parte c'è un camoscio, il re dei camosci. 
I due si assomigliano in un certo modo: anche il re dei camosci è un solitario, non vive nel branco dai cui membri è temuto e rispettato, ma non amato. 
L'uomo uccise la madre del camoscio quando lui era ancora un cucciolo e da allora i due si spiano e si seguono.
Li incontriamo quando sono entrambi arrivati al capolinea: è l'ora della resa dei conti.

"Le bestie stanno nel tempo come vino in bottiglia, pronto a uscire. Le bestie sanno il tempo in tempo, quando serve saperlo. Pensarci prima è rovina di uomini e non prepara alla prontezza."

Erri De Luca, Il peso della farfalla, Feltrinelli, Milano 2015.

martedì 21 febbraio 2017

Il profumo – Patrick Süskind

Un libro strano, cupo, surreale e, sul finire, perverso. Mi ha lasciato addosso una brutta sensazione di disagio e turbamento e averlo letto per lo più di sera prima di addormentarmi non ha agevolato.
Ho comprato questo libro a scatola chiusa, o quasi, spinta dal ricordo di averlo sentito citare da Pennac. La storia sembrava interessante: la visione del mondo attraverso l’olfatto.
Jean-Baptiste Grenouille nasce sotto un banco del pesce dove viene abbandonato al suo destino tra rifiuti di pesce in putrefazione. Il bambino si salva e dimostra un tenace attaccamento alla vita e una straordinaria resistenza alle avversità. Ma c’è qualcosa in lui che non convince, che lo rende respingente: Grenouille non ha odore, non ha alcun odore. La prima ad accorgersene è la sua balia che lo restituisce al convento da cui lo aveva avuto in affido, considerandolo demoniaco.
Qui iniziano le traversie di Grenouille che nonostante la totale mancanza di affetto e le condizioni a volte estreme  in cui si trova a vivere, attraversa incolume la sua triste vita, indifferente a tutto fuorché agli odori, puzze o profumi che siano.
Cosa può fare nella vita un uomo senza odore personale e dotato di un olfatto tanto sopraffino da  apparire surreale? Il profumiere, certamente! E così sarà.
A questo punto il libro che già si era dimostrato un po' troppo cervellotico per i miei gusti, prende una piega davvero bizzarra, a tratti difficile da seguire.
Nonostante tutto sono andata avanti e ho portato a termine la lettura del romanzo sperando in un riscatto, che non c’è stato, anzi il finale è stato il colpo di grazia, assurdo davvero.
Può darsi che io non abbia capito, può darsi che non fosse il momento giusto per questo libro, ma per il momento il mio giudizio è assolutamente negativo. Non sono proprio riuscita a cogliere il punto di questo romanzo. Eppure ha riscosso un clamoroso successo tra pubblico e critica, giusto?
Per quanto mi riguarda è un mero esercizio di stile, molto sofisticato a dire il vero, virtuoso.
Duecentosessantatrè pagine in cui non una virgola è fuori posto, non una parola sbagliata, eppure l’insieme non convince, non coinvolge, non muove nessun sentimento, se non il disgusto, forse.
Tutto scritto in terza persona, narratore onnisciente, descrizioni e parti narrative si susseguono, il dialogo è praticamente assente.
Non c’è realtà in questo libro, tutto artificiale. Che fosse questa l’intenzione dell’autore? Narrare il distacco e l’artificio, la disumanità, utilizzando uno stile che rispecchiava fedelmente le caratteristiche della storia narrata?
Per quanto mi riguarda, una faticaccia!

P.s. Cose che capitano quando compri un’edizione “economica” (10,00€ comunque)



lunedì 13 febbraio 2017

Nidificare - Make way for ducklings, Robert McCloskey





Anche questo è un libro del cuore, anche questo proviene direttamente dalla libreria d'infanzia di mio marito e anche di questo abbiamo dovuto comprare una nuova copia.
La sua lettura è di competenza esclusiva del papà che lo interpreta benissimo. Ancora vive nella memoria sono le risate del nostro primo figlio quando si arrivava a questa pagina:



Se chiudo gli occhi posso ancora sentirle.

Il libro è stato insignito della Caldecott Medal (1942) ed è in effetti un capolavoro.
I disegni classici in seppia, a carboncino, sono deliziosi: precisi, delicati e rassicuranti. Io poi ho un debole per le anatre, non so bene perché, ma mi piace sempre fermarmi a osservarle che siano in un bel lago o in un limpido corso d'acqua, che nel lurido canale dietro casa (per gli amici milanesi, mi riferisco alla nostra Martesana). Mi danno sempre l'idea di famiglia, di comunione di intenti; mi sento un po' sciocca a dirlo, ma le sento simili a me.
Chiudiamo questa parentesi, prima che prenda una piega delirante, e torniamo al libro.
La storia è molto carina, dolce e buffa allo stesso tempo.
"Mr. and Mrs. Mallard were looking for a place to live. But every time Mr. Mallard saw what looked like a nice place, Mrs. Mallard said it was no good."
(... quando dicono che ci assomigliano...)
Una coppia di anatre cerca il posto ideale per deporre le uova e far nascere gli anatroccoli. Dopo aver sorvolato varie zone, Mrs. Mallard finalmente trova un luogo che la soddisfa, senza volpi pronte a rubarle le uova o ciclisti scatenati pericolosi per gli anatroccoli. Viene scelta un'isola tranquilla in mezzo al fiume, non lontano dai giardini pubblici. 
Quando le uova si schiudono è tempo per Mr. Mallard di allontanarsi dalla famigliola per andare ad esplorare i dintorni. E così si congeda dalla moglie dandole appuntamento ai giardini pubblici per la settimana seguente. Altro sketch divertente:
"Take good care of the ducklings."
"Don't worry,' said Mrs. Mallard. "I know all about bringing up children." And she did.
(Non sembra proprio un dialogo tra marito e moglie?!)
E ora inizia la parte più divertente e avventurosa: il viaggio di Mrs. Mallard e degli anatroccoli verso i giardini pubblici. Mrs. Mallard, come tutte le mamme, scorta i suoi piccoli per la strada, ma se già per una mamma umana attraversare la strada con uno stuolo di bambini al seguito non è sempre semplice, cosa dev'essere per una mamma anatra e la sua nidiata di anatroccoli, alti più o meno venti centimentri!
Per fortuna c'è Michael, il buon vigile urbano che corre in loro soccorso.
E ovviamente... vissero tutti felici e contenti.



domenica 5 febbraio 2017

I frutti del vento - Tracy Chevalier

Prendete una mela, sedetevi comodi e iniziate a gustarvi questo romanzo. Prima ancora di aprirlo, guardate la copertina: perfetta, come sempre lo sono le copertine di Neri Pozza. Poi apritelo e godetevi quella carta color avorio, bella spessa, consistente, i caratteri chiari, della giusta dimensione, che non fanno male agli occhi. Neri Pozza si distingue sempre per il suo garbo e la sua eleganze editoriale, e anche se acquistare un loro libro è sempre un salasso, finora non me ne sono mai pentita. Dopo mesi di ebook, poi, l'ho apprezzato ancora di più.
Quando il vostro senso estetico sarà appagato e vi sentirete pronti, date un morso alla mela e iniziate a leggere:

                                                          "Palude Nera, Ohio
                                                           Primavera 1838

Stavano di nuovo litigando per colpa delle mele. Lui voleva piantare quelle dolci, buone da mangiare, lei le asprigne per farci il sidro. Erano così abituati ai litigi che ciascuno dei due recitava la parte a memoria, senza neppure badare alle parole dell'altro: le avevano sentite fin troppe volte."

Loro sono James e Sadie Goodenough (già il nome lo trovo geniale!), marito e moglie, partiti dal Connecticut e approdati in Ohio dove il governo concede ai coloni di diventari proprietari della terra sulla quale saranno riusciti a coltivare almeno cinquanta alberi. Peccato che il terreno melmoso della Palude Nera e il clima della regione non siano affatto propizi alla coltivazione degli alberi da frutto o di qualsivoglia tipo di vegetale commestibile. Ma James Goodenough ha portato con sé dei ramoscelli di melo, delle buone mele della fattoria di suo padre in Connecticut ed è assolutamente deciso a riuscire nel suo intento, innestare quei ramoscelli sui suoi alberi per riuscire a coltivare le mele Golden nella Palude Nera. James è un grande lavoratore e un uomo molto ostinato e ce la farà a gustare le sue adorate Golden, dal sapore di miele e noci, con un retrogusto di ananas, anche in quella desolata regione. Il prezzo da pagare sarà spropositato.
Se James è un grande lavoratore, la sua consorte Sadie, è una gran scansafatiche. Imbruttita dalla vita dura e triste nella palude che si porta via i suoi figli, la sua giovinezza e la sua avvenenza, si attaccherà alla bottiglia di acquavite e si lascerà trascinare sempre più a fondo diventando una madre orribile, una moglie tremenda e una donna cattiva, triste e tremendamente sola.
Dei dieci figli dei Goodenough seguiamo le vicende di Robert, che riesce a salvarsi dal fango della palude scappando verso ovest, a soli nove anni, senza mai voltarsi indietro.
Gli alberi dovevano essere nel sangue dei Goodenough perché anche Robert finisce per farne la sua professione, mettendosi al servizio di un botanico inglese che raccoglie semi e pianticelle da spedire in Inghilterra ai gentiluomini desiderosi di abbellire i loro giardini con novità botaniche provenienti dal nuovo continente.
Avevo già fatto la conoscenza di Tracy Chevalier e avevo già avuto modo di apprezzarne le doti di romanziera storica. Anche qui si rivela molto accurata nella ricostruzione, precisa nel dettaglio, prodiga di informazioni, senza appesantire o annoiare il lettore. Il linguaggio è crudo, a tratti spietato. Non si indugia in psicologismi o abbandoni lirici, ma si sta sui fatti che si susseguono inevitabili uno dopo l'altro. Forse è per questo che sono rimasta basita di fronte a un finale che ho trovato un po' troppo melenso come conclusione di un romanzo così schietto.
L'altro elemento che non ho amato molto è stato lo scambio epistolare trai due fratelli: soluzione un po' banale. E uno scivolone secondo me c'è anche nell'uscita di scena di Sadie.
Ho amato moltissimo invece le descrizioni degli alberi, sia del frutteto che dei boschi di sequoie, e degli uomini tra gli alberi; e vi lascio in loro compagnia:
"Gli era difficile spiegare ciò che provava al cospetto delle sequoie. All'inizio anche in lui era prevalso un senso di meraviglia per quegli antichi giganti, testimoni silenziosi della storia dell'uomo. Ma poi aveva capito che gli alberi non avevano niente a che fare con l'umanità, era come se abitassero in un mondo diverso. Potevi tagliarne le fronde, raccoglierne i frutti, estirpare i virgulti, ma le sequoie non reagivano."

Tracy Chevalier, I frutti del vento, Neri Pozza Editore, Vicenza 2016.


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