martedì 8 agosto 2017

Visita al Bronte Parsonage


Avendo in programma una visita al Bronte Parsonage, mi sono calata nell'atmosfera documentandomi con il libro di Elisabeth Garkell sulle sorelle Bronte e leggendo Jane Eyre. Vista la mole di entrambi i tomi, la lettura è terminata diverso tempo dopo la visita che è stata piuttosto un incentivo alla lettura che la conclusione della stessa.
Partiamo quindi proprio da questa visita perché in effetti le sorelle Bronte mi piacciono più come personaggi storici che come scrittrici.
Erano tre belle tipe, con i piedi ben piantati per terra, sfortunate quasi quanto i personaggi dei loro romanzi e altrettanto toste. 
Orfane di madre in giovane età, vedono morire diverse delle loro sorelle e si trovano a dover far tornare i conti in una famiglia numerosa, con un padre pastore della parrocchia del villaggio e un fratello alcolizzato e inconcludente. La professione che meglio si addice alla loro posizione sociale pare essere quella dell'istitutrice, ma le giovani donne sono cagionevoli di salute e soprattutto soffrono la lontananza da casa. E coì che si ingegnano e diventano scrittrici.
Davvero ammirevole la loro forza di volontà!

Il Parsonage è perfettamente conservato e curato; camminando per le stanze si ha la sensazione di vederle sbucare da un momento all'altro.
Avevo già visitato Chatsworth, ma, seppur maestosa, non mi aveva dato lo stesso effetto di tuffo nel passato.





Veniamo ora a Jane Eyre.
Mi dichiaro subito: nell'eterno dibattito Austen-Bronte, io sto dalla parte di Jane, ovviamente.
Faccio fatica persino a paragonarle perché la mia impressione è che Jane sia tutto quello che le Bronte non sono. Innanzitutto, quel tratto peculiare della Austen, di descrivere attraverso l'azione e il dialogo è completamente assente nelle Bronte, o almeno nel romanzo che io ho letto. 
In Jane Eyre tutto è descritto minuziosamente, luoghi, personaggi, azioni e pensieri. Lo spazio lasciato al dialogo è molto ridotto e, oserei dire, non aggiunge nulla di sostanziale alla prosa, non fa procedere l'azione, è semplicemente una variazione.
Un'altra sostanziale differenza potrebbe essere la motivazione della scrittura: una scrive per diletto o professione, per piacere, comunque, o tutt'al più per esigenza "spirituale", le altre per necessità economica. So che rischio di offendere i sostenitori delle Bronte, ma, se dovessi descrivere Jane Eyre in modo molto spiccio, lo definirei un grande Harmony.
Quello che ho apprezzato, e che non mi aspettavo di trovare in modo così prepotante, è il carattere deciso e rivoluzionario della protagonista. Jane Eyre sfida le convenzioni sociali, non ha paura di percorrre la sua strada, è autonoma, economicamente e spiritualmente. Arriva persino a mettere in discussione la fede e non cerca nel matrimonio un migliormento della sua situazione sociale o una sicurezza. E' fiera, decisa, moderna.
Purtroppo non ho con me il romanzo per poter riportare qualche passaggio, lo farò al mio rientro dalle vacanze.
 
Anche qui però ho apprezzato più l'idea di questo personaggio che la sua realizzazione.
A tratti il libro appare un pamphlet femminista travestito da romanzo.
A onor del vero, devo ammettere che la lettura è comunque piacevole, seppur a tratti troppo dispersiva, e coinvolgente a modo suo.
Penso che se le Bronte fossero vissute al giorno d'oggi avrebbero avuto un successo strepitoso in politica. Toste, determinate, mascoline, senza peli sulla lingua.

Tornerò a visitare il Parsonage e riprenderò in mano la biografia della Gaskell per studiare queste donne coraggiose. I loro romanzi, invece, per il momento rimangono sullo scaffale.




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