mercoledì 3 maggio 2017

Ritratto in seppia - Isabelle Allende

Anche questa volta la Allende mi ha incantato e mi ha avvolto nella sua tela da affabulatrice.
Amo questo ritmo lento, cadenzato, l'indulgenza nel dettaglio, il rovistare continuo tra i bauli di famiglia e i meandri del pensiero, sempre aggrappandosi a testimonianze, fatti, oggetti, molto concretamente, non con quella tendenza tutta moderna alla tergiversazione, al vagare disordinato dei pensieri.
Mi piace come la precisione del ricordo e del racconto ti portino a visualizzare luoghi e personaggi, a farteli sentire vicini e reali, a farti sognare pur mantenendo gli occhi aperti. Faccio fatica a descrivere questa sensazione, riesco a farlo solo per contrapposizione. Non è il viaggio onirico astratto, fatto di soffi, suggestioni e sollecitazioni, non è nemmeno l'immedesimazione. È piuttosto l'ascoltare un racconto molto interessante, di una persona cara, un'amica forse, è la compassione, nel senso di partecipazione profonda ai sentimenti e alle esperienze dell'altro. È un'esperienza tutta terrena, reale.
Aurora del Valle è figlia di una mamma mezza cinese e mezza americana, bellissima, che muore per complicazioni durante il parto, e di un padre casuale che non vorrà riconoscerla alla nascita.
Gli eventi della vita la portano a vivere nella casa della nonna paterna, Paulina del Valle, una nonna molto sopra le righe, cilena di nascita, trapiantata in California dove il suo straordinario intuito per gli affari, la sua scaltrezza e la sua ambizione la portano a costruire un solidissimo impero economico.
A mio parere è lei la vera protagonista del romanzo, sebbene la voce narrante sia quella della nipote Aurora. È Paulina che muove e intreccia i fili di tutte le storie e tutti i partecipanti.
Paulina, donna indipendente e sfrontata, si trova a doversi occupare di Aurora da un giorno all'altro, quando la nipote ha circa cinque anni. Decide di applicare alla nipote le stesse regole che impiega nei suoi progetti commerciali. Lei dovrà essere una del Valle con tutti i crismi e Paulina farà tutto quanto in suo potere per garantire il successo della nipote.
In questo senso, riesce nel suo intento, ma attenzione!, abbiamo parlato di successo e non di felicità.
Tra guerre e rivoluzioni che portano la famiglia a spostarsi tra California, Cile ed Europa, Paulina riesce a combinare per Aurora quello che sulla carta sembra un ottimo matrimonio, coronato tra l'altro dall'innamoramento folle della nipote per il bel Diego.
Ma il potere di Paulina non si estende fino al governo dei sentimenti altrui.
Aurora osserva, indaga e racconta. Sembra spesso smarrita in questo mondo, non ha il carattere deciso e fortemente pratico della nonna, è più eterea, avendo forse ereditato la spiritualità del nonno materno. Inizia ad osservare il mondo attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica: con un filtro tra lei e la realtà si sente più a suo agio, vede con più chiarezza e questo la guida nell'azione.
Grazie alle foto che trova negli album di famiglia e a quelle da lei stessa scattate, come passatempo inizialmente, ricostruisce la sua vita e risale alle sue origini così accuratamente taciute da nonna Paulina.
Un romanzo intenso e completo che, ancora una volta, racchiude vita e morte, amore e guerra e che ti tiene incollata alle pagine, nonostante i caratteri fitti e minuscoli delle edizioni economiche Feltrinelli. E qui lancio un appello: cara Feltrinelli, io ti amo, ma fai qualcosa per i miei occhi!

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