martedì 21 febbraio 2017

Il profumo – Patrick Süskind

Un libro strano, cupo, surreale e, sul finire, perverso. Mi ha lasciato addosso una brutta sensazione di disagio e turbamento e averlo letto per lo più di sera prima di addormentarmi non ha agevolato.
Ho comprato questo libro a scatola chiusa, o quasi, spinta dal ricordo di averlo sentito citare da Pennac. La storia sembrava interessante: la visione del mondo attraverso l’olfatto.
Jean-Baptiste Grenouille nasce sotto un banco del pesce dove viene abbandonato al suo destino tra rifiuti di pesce in putrefazione. Il bambino si salva e dimostra un tenace attaccamento alla vita e una straordinaria resistenza alle avversità. Ma c’è qualcosa in lui che non convince, che lo rende respingente: Grenouille non ha odore, non ha alcun odore. La prima ad accorgersene è la sua balia che lo restituisce al convento da cui lo aveva avuto in affido, considerandolo demoniaco.
Qui iniziano le traversie di Grenouille che nonostante la totale mancanza di affetto e le condizioni a volte estreme  in cui si trova a vivere, attraversa incolume la sua triste vita, indifferente a tutto fuorché agli odori, puzze o profumi che siano.
Cosa può fare nella vita un uomo senza odore personale e dotato di un olfatto tanto sopraffino da  apparire surreale? Il profumiere, certamente! E così sarà.
A questo punto il libro che già si era dimostrato un po' troppo cervellotico per i miei gusti, prende una piega davvero bizzarra, a tratti difficile da seguire.
Nonostante tutto sono andata avanti e ho portato a termine la lettura del romanzo sperando in un riscatto, che non c’è stato, anzi il finale è stato il colpo di grazia, assurdo davvero.
Può darsi che io non abbia capito, può darsi che non fosse il momento giusto per questo libro, ma per il momento il mio giudizio è assolutamente negativo. Non sono proprio riuscita a cogliere il punto di questo romanzo. Eppure ha riscosso un clamoroso successo tra pubblico e critica, giusto?
Per quanto mi riguarda è un mero esercizio di stile, molto sofisticato a dire il vero, virtuoso.
Duecentosessantatrè pagine in cui non una virgola è fuori posto, non una parola sbagliata, eppure l’insieme non convince, non coinvolge, non muove nessun sentimento, se non il disgusto, forse.
Tutto scritto in terza persona, narratore onnisciente, descrizioni e parti narrative si susseguono, il dialogo è praticamente assente.
Non c’è realtà in questo libro, tutto artificiale. Che fosse questa l’intenzione dell’autore? Narrare il distacco e l’artificio, la disumanità, utilizzando uno stile che rispecchiava fedelmente le caratteristiche della storia narrata?
Per quanto mi riguarda, una faticaccia!

P.s. Cose che capitano quando compri un’edizione “economica” (10,00€ comunque)



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