domenica 5 febbraio 2017

I frutti del vento - Tracy Chevalier

Prendete una mela, sedetevi comodi e iniziate a gustarvi questo romanzo. Prima ancora di aprirlo, guardate la copertina: perfetta, come sempre lo sono le copertine di Neri Pozza. Poi apritelo e godetevi quella carta color avorio, bella spessa, consistente, i caratteri chiari, della giusta dimensione, che non fanno male agli occhi. Neri Pozza si distingue sempre per il suo garbo e la sua eleganze editoriale, e anche se acquistare un loro libro è sempre un salasso, finora non me ne sono mai pentita. Dopo mesi di ebook, poi, l'ho apprezzato ancora di più.
Quando il vostro senso estetico sarà appagato e vi sentirete pronti, date un morso alla mela e iniziate a leggere:

                                                          "Palude Nera, Ohio
                                                           Primavera 1838

Stavano di nuovo litigando per colpa delle mele. Lui voleva piantare quelle dolci, buone da mangiare, lei le asprigne per farci il sidro. Erano così abituati ai litigi che ciascuno dei due recitava la parte a memoria, senza neppure badare alle parole dell'altro: le avevano sentite fin troppe volte."

Loro sono James e Sadie Goodenough (già il nome lo trovo geniale!), marito e moglie, partiti dal Connecticut e approdati in Ohio dove il governo concede ai coloni di diventari proprietari della terra sulla quale saranno riusciti a coltivare almeno cinquanta alberi. Peccato che il terreno melmoso della Palude Nera e il clima della regione non siano affatto propizi alla coltivazione degli alberi da frutto o di qualsivoglia tipo di vegetale commestibile. Ma James Goodenough ha portato con sé dei ramoscelli di melo, delle buone mele della fattoria di suo padre in Connecticut ed è assolutamente deciso a riuscire nel suo intento, innestare quei ramoscelli sui suoi alberi per riuscire a coltivare le mele Golden nella Palude Nera. James è un grande lavoratore e un uomo molto ostinato e ce la farà a gustare le sue adorate Golden, dal sapore di miele e noci, con un retrogusto di ananas, anche in quella desolata regione. Il prezzo da pagare sarà spropositato.
Se James è un grande lavoratore, la sua consorte Sadie, è una gran scansafatiche. Imbruttita dalla vita dura e triste nella palude che si porta via i suoi figli, la sua giovinezza e la sua avvenenza, si attaccherà alla bottiglia di acquavite e si lascerà trascinare sempre più a fondo diventando una madre orribile, una moglie tremenda e una donna cattiva, triste e tremendamente sola.
Dei dieci figli dei Goodenough seguiamo le vicende di Robert, che riesce a salvarsi dal fango della palude scappando verso ovest, a soli nove anni, senza mai voltarsi indietro.
Gli alberi dovevano essere nel sangue dei Goodenough perché anche Robert finisce per farne la sua professione, mettendosi al servizio di un botanico inglese che raccoglie semi e pianticelle da spedire in Inghilterra ai gentiluomini desiderosi di abbellire i loro giardini con novità botaniche provenienti dal nuovo continente.
Avevo già fatto la conoscenza di Tracy Chevalier e avevo già avuto modo di apprezzarne le doti di romanziera storica. Anche qui si rivela molto accurata nella ricostruzione, precisa nel dettaglio, prodiga di informazioni, senza appesantire o annoiare il lettore. Il linguaggio è crudo, a tratti spietato. Non si indugia in psicologismi o abbandoni lirici, ma si sta sui fatti che si susseguono inevitabili uno dopo l'altro. Forse è per questo che sono rimasta basita di fronte a un finale che ho trovato un po' troppo melenso come conclusione di un romanzo così schietto.
L'altro elemento che non ho amato molto è stato lo scambio epistolare trai due fratelli: soluzione un po' banale. E uno scivolone secondo me c'è anche nell'uscita di scena di Sadie.
Ho amato moltissimo invece le descrizioni degli alberi, sia del frutteto che dei boschi di sequoie, e degli uomini tra gli alberi; e vi lascio in loro compagnia:
"Gli era difficile spiegare ciò che provava al cospetto delle sequoie. All'inizio anche in lui era prevalso un senso di meraviglia per quegli antichi giganti, testimoni silenziosi della storia dell'uomo. Ma poi aveva capito che gli alberi non avevano niente a che fare con l'umanità, era come se abitassero in un mondo diverso. Potevi tagliarne le fronde, raccoglierne i frutti, estirpare i virgulti, ma le sequoie non reagivano."

Tracy Chevalier, I frutti del vento, Neri Pozza Editore, Vicenza 2016.


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