domenica 29 gennaio 2017

Longbourn House - Jo Baker

Posate lucidate con lo sputo, pavimenti lavati con foglie di tè, sottogonne infangate messe in ammollo  in acqua bollente, pezzuole sporche di sangue mestruale spinte sotto acqua e lisciva con un bastone, stoviglie da lavare, vasi da notte da svuotare, geloni alle mani e vecchi abiti sporchi di sterco.
Questo è quello che vedresti entrando dalla porta di servizio di Longbourn House.
Mentre le signorine al piano di sopra dormono "sognando sogni da signorine, quali che siano", Sarah la giovane domestica,  coetanea di Elizabeth, è sveglia da un pezzo perché oggi è giorno di bucato, bisogna andare ad attingere acqua dal pozzo, accendere la caldaia e rimboccarsi le maniche. Quando la giornata sarà finita le domestiche sfinite si ritroveranno davanti al focolare della cucina a passarsi un vaso pieno di grasso d'oca da spalmarsi sulle mani bruciate dai geloni, dal sapone e dall'acqua bollente.
Sarah è fortunata. Mrs Hill l'ha tirata fuori da un ospizio per poveri che era ridotta un cencio, l'ha nutrita, le ha insegnato un mestiere, le ha dato una casa, a suo modo l'ha amata. Sarah ha di che rallegrarsi, un triste destino l'attendeva; ma Sarah si ricorda cos'è la felicità, l'ha provata in passato, e non riesce a farsi bastare il letto condiviso con la piccola Polly, la sua scatola di legno, sua unica proprietà privata, i pasti serviti nella cucina, dove bisogna cercare di far finta di niente con Mr Hill che mangia rumorosamente facendo oscillare la mandibola per sfruttare al meglio i pochi denti rimastigli. È per questo senso di insoddisfazione e incompiutezza, più che per amore, che decide di andarsene per seguire un uomo, un domestico come lei, che non ha nulla da offrirle se non vaghe illusioni e un bacio che sa di tabacco e cipolla. Sarà l'amore, quello vero, invece, a farla rimanere e a trasfigurare Longbourn in un angolo di paradiso, nel luogo della felicità. Svuotare vasi da notte, grattar padelle e lucidare stivaletti non sembrerà più così insopportabile.
L'amore arriva nelle vesti di un valletto, spuntato dal nulla e piuttosto misterioso, forse troppo.
Di James, il valletto, non mi è piaciuta tanto la storia personale, troppo romantica e idealizzata per i miei gusti, quanto piuttosto quello che riesce a mostrarci in termini di dietro le quinte del mondo austeniano. Quello che per le signorine Bennet è un ballo a Netherfield, dalla parte di James è un viaggio a cassetta in una notte gelida, una lunga attesa nel cortile tra cocchieri avvinazzati, assonati o chiassosi, una privazione di ore di sonno di cui nessuno terrà conto aspettando di vederti servire la colazione come di consueto, l'esposizione a incontri indesiderati. Mi è piaciuta di questo romanzo la parte più documentaria, più cruda e realistica, tra l'altro raccontata con grande maestria. S'intona alla perfezione con il mondo e lo stile della Austen. Da cui invece si allontana costruendo la storia parallela di James e Sarah e di Mr e Mrs Hill: troppo romanzo d'appendice, troppo poco dialogo.
E poi Mr Bennet seduttore io proprio non ce lo vedo.

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