mercoledì 4 maggio 2016

Il GGG - Roald Dahl

Sempre più impegni, sempre meno tempo e mettiamoci anche sempre più pigrizia... leggere, leggo, non quanto e come vorrei, ma leggo; ho una decina di libri che avrei voluto recensire e che sono ancora impilati sul mio comodino, ma non se se riuscirò mai a metterci mano. A un paio tengo particolarmente quindi prima o poi arriveranno, altri devo restituirli in biblioteca e quindi penso di lasciarli andare (niente di memorabile, comunque), per il resto ho deciso di fare piazza pulita e incominciare... dalla fine.
L'ultimo libro che ho letto è stato il GGG di Dahl, letto per tirare un po' il fiato in un momento in cui mi viene richiesto (da me stessa) di prendere delle grandissime decisioni, di fare scelte importanti, di sondare e organizzare l'impossibile. 
Sto leggendo, da ormai un mese, Le avventure di Huckleberry Finn, ma anche da quello avevo bisogno di una pausa: la lettura scorre lenta e ho sempre la tentazione di prendere in mano la biro rossa. Così ho colto la palla al balzo e, approfittando dell'occasione offerta dal gruppo di lettura (online) che seguo, mi sono buttatta sul GGG.
Mi aspettavo grandi cose e grasse risate e ne sono rimasta un po' delusa. 
Il problema fondamentale è che a volte mi dimentico di leggere dal punto di vista di un bambino, non riesco a smettere i miei panni di adulta e quindi gran parte del godimento che queste letture possono dare me lo perdo. 
Ho trovato il GGG troppo infantile, chiuso su se stesso, ripetitivo, un po' stereotipato: giganti cattivi che vengono puniti, un gigante buono e una bimbetta che, con l'intervento di Sua Maestà, salvano il mondo. I giochi di parole dopo un po' mi hanno stufato e l'idea che non siamo liberi nemmeno di sognare quello che più ci piace mi ha un po' infastidito...
Insomma, sono un po' delusa da questo Dahl, "Chiaro o scuro?"

p.s. Poi scopro che l'ha scritto per la figlioletta morta di morbillo verso la quale si sentiva terribilmente in colpa e un po' mi dispiace essere così severa...

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