domenica 16 ottobre 2016

Di entusiasmi e delusioni


Che delusione Il grande Meaulnes!

A tutta prima mi sembrava di aver ritrovato Proust (mai letto per intero... ahi ahi...), quell’incipit così pacato e nostalgico. Il procedere fluido e rilassante della narrazione che non si affretta, che indugia sui dettagli e sulle sfumature.

"Continuo a dire 'nostra' benché la casa non ci appertenga più. Abbiamo lasciato il paese da quasi quindici anni e senz'altro non vi faremo più ritorno. (...)
Il capriccio dei 'trasferimenti', la decisione di un provveditore o di un prefetto degli studi ci avevano condotti lì. Molto tempo fa, verso la fine delle vacanze, un carro contadino seguito dalla nostra mobilia aveva lasciato mia madre e me davanti al cancelletto arruginito. Alcuni ragazzini che rubacchiavano pesche nel giardino erano scappati in silenzio attraverso i buchi nella siepe... Mia madre, che chiamavamo Millie e che era la massaia più puntigliosa ch'io abbia mai conosciuto, era entrata immediatamente nelle stanze piene di paglia e di polvere e, come a ogni 'spostamento', aveva subito constatato con disperazione che i nostri mobili non sarebbero mai entrati in una casa costruita così male. ....."

Poi, un guazzabuglio, un viaggio onirico adolescenziale.
Mi ha lasciato molto “disappointed”, come direbbero qui. Ho anche letto la postfazione di Yasmina Melaouah per cercare di farmi convincere della bontà del romanzo, ma non c’è stato niente da fare.
Purtroppo è l’unico romanzo dell’autore, quindi non posso dargli un’altra possibilità.

La letteratura è piena di incipit meravigliosi! Il guaio è saper mantenere il tono.




Citazioni tratte da: Alain-Fournier, Il grande Meaulnes, Feltrinelli, Milano 2013.

mercoledì 5 ottobre 2016

L'amore ai tempi del colera - Gabriel Garcia Marquez

L’amore ai tempi del colera è stato il primo romanzo che ho letto interamente in formato eBook, complice un trasloco internazionale e la penuria di libri cartacei, non ancora letti, disponibili e raggiungibili tra i mille scatoloni.
È un romanzo avvolgente, ridondante, lento, sensuale e barocco come solo la letteratura sudamericana sa esserlo. È un romanzo d’amore, ovviamente, anzi di amori.
Ci sono gli amori tradizionali dei matrimoni più o meno d’interesse, ci sono gli amori clandestini, ci sono gli amori contrastati e quelli idealizzati, c’è l’amore filiale, quello per la patria, quello per il lavoro e quello per il denaro. 
Ognuno a suo modo è il motore che muove le azioni e la vita dei personaggi.
Tra i personaggi la regina assoluta è Fermina Daza che incontriamo, ingenua e pura collegiale affidata da un padre losco ad una zia zitella e devota, alle prese con il suo primo corteggiatore, lo sparuto e tetroFlorentino Ariza.
Sarà proprio la zia ad incoraggiare la nipote ad accettare le camelie profumate e i biglietti sdolcinati dello spasimante e ad iniziarla all’arte del corteggiamento. Questa iniziativa le costerà molto cara: il padre, che aveva ben altri progetti per l’unica figlia, la caccerà di casa togliendole la sua protezione e condannandola a morire in solitudine e povertà. 
Fermina non riuscirà mai a perdonare il padre per questo e mal soffrirà tutti i suoi rocamboleschi tentativi di distoglierla dal primo amore. Ma il tempo e gli eventi daranno ragione al rozzo genitore.
Un nuovo amore si insinua nella vita della tormentata Fermina, un amore molto diverso dal precedente, sofisticato, delicato, sapiente, rispettabile e... ricco, cosa che va molto a genio al padre.
Presa nella rete di questo nuovo lussureggiante amore Fermina concluderà un matrimonio sfarzoso che le assicurerà un posto di primo piano in società e una vita d’inferno tra le pareti domestiche. Ma Fermina è brava e saggia e saprà trarre il meglio dalla sua condizione di donna sposata.
Chi avrà la peggio sarà il povero ... che sembra essere condannato a una vita di sofferenza e oblio.
Ma Florentino Ariza è tenace, molto tenace e ricomparirà forte della sua esperienza e maturità al momento “opportuno” per riscattare quello che in fondo ritiene un suo diritto.
La mia Fermina è quella della prima parte, quella fiera, austera e tutta d’un pezzo e la sua capitolazione finale mi è un po’ dispiaciuta. Ma, come si dice... al cuor non si comanda...

P.s. Nello scrivere questa recensione mi è mancato molto il supporto del libro cartaceo, da sfogliare per andare a ricercare nomi, episodi e citazioni; come mi manca ogni sera il libro o la pila di libri sul comodino, così familiare e rassicurante. Ma questo al momento è un falso problema, dato che per ora non ho nemmeno il comodino!
Ora sapete cosa regalarmi a Natale... al comodino provvedo io ;)

sabato 3 settembre 2016

Akiko e il palloncino - Komako Sakai


 






Ricominciamo dalle piccole cose perché a volte sono le più importanti.
Sono mesi che non scrivo e che leggo troppo poco, grandi cambiamenti nella mia vita mi hanno distratto, mi hanno sottratto tempo ed energie, ma ora che la situazione è più stabile (relativamente) cerco di riappropriarmi dei miei tempi e dei mie spazi. C'è ancora molto lavoro da fare, ma ci proviamo, un passo per volta.
Un trasferimento internazionale con tre bambini al seguito non è una passeggiata né logisticamente né emotivamente e ne siamo usciti tutti un po' sconvolti. Cercando di riportare un po' di routine e di punti fermi nella nostra famiglia, una delle prime abitudine che abbiamo ripreso è stata quella delle letture della buonanotte.
Ieri la piccola di casa ha scelto Akiko e il palloncino un libro che entrambe amiamo moltissimo e che da un po' non leggevamo probabilmente solo perché nella nuova, e provvisoria, disposizione dei libri non è facilmente raggiungibile. Come mia abitudine ho postato la foto della nostra lettura sulla mia pagina Facebook Leggi che ti passa e oggi mi è stato chiesto di cosa parla.
Da tempo volevo scrivere di questo libro, ma ho sempre rimandato. Oggi ho risposto di getto a quella richiesta perché penso che la bellezza vada condivisa e non volevo sprecare quell'occasione di incontro e conoscenza.
Le ho raccontato che è la storia molto semplice di una bimba che dopo aver giocato con il suo palloncino come se fosse un amico, un compagno di giochi, lo perde per via di un colpo di vento. La bimba è molto triste, ma alla fine pensa ad una cosa bellissima che le fa tornare il sorriso.
Parla di una perdita, di come viene vissuta dai bambini e di come può essere rielaborata. Io l'ho regalato o consigliato a bimbi di amiche che avevano subito una perdita importante e loro senza nessun suggerimento lo hanno subito collegato alla loro situazione e ne hanno tratto giovamento, considerandolo il libro della sorellina partita troppo presto o della nonna amata.
Mia figlia è fortunata perché non ha ancora dovuto affrontare grossi drammi e legge in questo libro una grande storia di affetto e amicizia. Lei capisce perché quel palloncino era così importante per Akiko. Per i bambini un palloncino, un gioco, un pupazzo, quello che per noi "grandi" è solo una cosa tra le tante, un oggetto sostituibile, è qualcosa di più, è un amico, un legame, un affetto. Dovremmo rispettare questo loro sentire.
Penso che questo sia il segreto di Akiko e Komako Sakai: parlano il linguaggio dei bambini.
Semplice, diretto eppure così profondo.
Ognuno ne prende quello che può è quello che gli serve in quel momento.
I disegni di Komaki Sakai, poi, sono pura poesia!


mercoledì 4 maggio 2016

Il GGG - Roald Dahl

Sempre più impegni, sempre meno tempo e mettiamoci anche sempre più pigrizia... leggere, leggo, non quanto e come vorrei, ma leggo; ho una decina di libri che avrei voluto recensire e che sono ancora impilati sul mio comodino, ma non se se riuscirò mai a metterci mano. A un paio tengo particolarmente quindi prima o poi arriveranno, altri devo restituirli in biblioteca e quindi penso di lasciarli andare (niente di memorabile, comunque), per il resto ho deciso di fare piazza pulita e incominciare... dalla fine.
L'ultimo libro che ho letto è stato il GGG di Dahl, letto per tirare un po' il fiato in un momento in cui mi viene richiesto (da me stessa) di prendere delle grandissime decisioni, di fare scelte importanti, di sondare e organizzare l'impossibile. 
Sto leggendo, da ormai un mese, Le avventure di Huckleberry Finn, ma anche da quello avevo bisogno di una pausa: la lettura scorre lenta e ho sempre la tentazione di prendere in mano la biro rossa. Così ho colto la palla al balzo e, approfittando dell'occasione offerta dal gruppo di lettura (online) che seguo, mi sono buttatta sul GGG.
Mi aspettavo grandi cose e grasse risate e ne sono rimasta un po' delusa. 
Il problema fondamentale è che a volte mi dimentico di leggere dal punto di vista di un bambino, non riesco a smettere i miei panni di adulta e quindi gran parte del godimento che queste letture possono dare me lo perdo. 
Ho trovato il GGG troppo infantile, chiuso su se stesso, ripetitivo, un po' stereotipato: giganti cattivi che vengono puniti, un gigante buono e una bimbetta che, con l'intervento di Sua Maestà, salvano il mondo. I giochi di parole dopo un po' mi hanno stufato e l'idea che non siamo liberi nemmeno di sognare quello che più ci piace mi ha un po' infastidito...
Insomma, sono un po' delusa da questo Dahl, "Chiaro o scuro?"

p.s. Poi scopro che l'ha scritto per la figlioletta morta di morbillo verso la quale si sentiva terribilmente in colpa e un po' mi dispiace essere così severa...

martedì 1 marzo 2016

Libri per ragazzi? Il giardino segreto e Pippi Calzelunghe

C'è tutta una parte della narrativa che viene classificata sotto il nome di "letteratura per l'infanzia" o "narrativa per ragazzi"; sotto quest'etichetta troviamo grandi classici come Pinocchio, Robinson Crusoe, L'isola del tesoro, Il giro del mondo in 80 giorni, Alice nel paese delle meraviglie
Huckelberry Finn, e anche Il giardino segreto e Pippi Calzelunghe, di cui vi voglio parlare oggi.

Sono due libri molto diversi tra di loro, ma hanno in comune una cosa: in entrambi la protagonista è una ragazzina molto determinata, a suo modo particolare e che vive senza i genitori. Qui finiscono le analogie perché poi le storie, l'atmosfera e gli intenti dei due romanzi sono completamente diversi.

Incontriamo Mary Lennox in un'afosa mattina indiana mentre strepita contro i domestici perché le mandino la sua ayah (la sua governante) perché la aiuti a vestirsi e le prepari la colazione. Peccato che la povera donna nella notte sia morta di colera, una terribile epidemia che ha colpito la casa in cui Mary vive e che ucciderà anche i suoi genitori lasciando la bambina orfana e dando inizio alla sua nuova vita in Inghilterra dove verrà spedita presso un vecchio zio, unico parente della piccola.   
"Quando Mary Lennox arrivò in Inghilterra per andare a vivere con suo zio nel castello di Misselthwaite, tutti quello che la videro pensarono: 'Che bambina brutta e antipatica!'. Avevano ragione." Quello che rende Mary antipatica è "la sua espressione arrogante e sempre malcontenta, la sua capacità di non sorridere mai a nessuno." Mary è "figlia di un alto funzionario del governo inglese, sempre molto occupato con i suoi affari e sempre malato, e di una bellissima signora che teneva più ai suoi vestiti e alle sue feste che alla sua bambina." Non aveva desiderato un figlio e così appena nata Mary venne affidata a una balia con l'ordine di tenerla il più lontano possibile dai genitori perché non disturbasse con i suoi pianti. Mary cresce così nella parte della casa riservata alla servitù che fa di tutto per accontentarla e non farla piangere per timore di scontentare i padroni; diventerà una piccola tiranna, "prepotente, capricciosa, egoista, abituata a comandare e ad essere ubbidita, incapace di voler bene e di farsi voler bene". Vogliamo fargliene un torto?
No, certo. Resta il fatto che questa Mary è davvero insopportabile! Ma come cambia nel corso del romanzo! Grazie a Marta, la ragazza che si occuperà di lei al castello, imparerà a godere della vita all'aria aperta, si rafforzerà nel fisico, diventerà autonoma e soprattutto imparerà a sorridere e ad essere gentile con le altre persone. Marta è una ragazza umile ma buona e saggia, capisce che la bambina ha bisogno di affetto e di regole, oltre che di pasti nutrienti e di una bella corsa nel giardino.
Il fratello di Marta, Dickon, sarà il primo amico di Mary. Un piccolo naturalista che conosce la brughiera come le sue  tasche, parla con gli animali e aiuta Mary a far rivivere il giardino segreto, quello che era stato il giardino della moglie di Mr Craven, lo zio di Mary, che aveva deciso di farlo chiudere per sempre in seguito alla morte dell'amata consorte. Ma Mary nelle sue scorribande all'aria aperta troverà il giardino e deciderà di farlo rivivere. Ma il castello di Misselthwaite nasconde un segreto ancora più grande del giardino: Colin, il figlio di Mr Craven, da sempre rinchiuso nella sua stanza a causa di una presunta malformazione alla schiena. Quando incontriamo Colin per la prima volta ci appare molto simile alla Mary prima maniera, ed è forse per questo motivo che i due si intendono così bene. Colin subirà una trasformazione anche più sorprendente di quella di Mary: dal piccolo storpio condannato a una morte precoce qual era, si trasformerà in un ragazzo sano e pieno di voglia di vivere e di dimostrare il suo valore a quel padre da cui si era sempre sentito abbandonato e rifiutato. 
L'ultima parte del romanzo, in particolar modo l'ultimo capitolo, l'ho trovata piuttosto fastidiosa, così didascalica, moralizzante e didattica. Qui l'autrice sembra voler tirare le fila del suo racconto, dare una spiegazione a tutto, esplicitare qual era il suo messaggio. Ecco, di questo avrei fatto volentieri a meno. Per il resto, il romanzo mi è piaciuto molto; ho amato il personaggio di Mary e anche quello di Marta, ho ammirato le splendide descrizioni del giardino e della brughiera, mi sono immersa in questo mondo fatto di piccole grandi cose, fino a quando l'autrice non mi ci ha tirato fuori bruscamente tirandomi per i piedi con il suo ultimo capitolo.

Ci allontaniamo dall'aristocrazia britannica per incontrare Pippi Calzelunghe, il personaggio anticonformista e spensierato per eccellenza. Pippi è orfana di madre, ma ha un papà che però non vive con lei perché è volato via dalla sua nave durante una tempesta e, mentre lei vive sola soletta a Villa Villacolle, lui è impegnato a fare il re dei negri su una qualche isola. Ma mi devo correggere subito: Pippi non vive sola soletta, ma con il signor Nilson, una scimmietta, e con un cavallo bianco che lei riesce a sollevare agevolmente con una sola mano, perché una delle caratteristiche più sorprendenti di Pippi è proprio la sua forza stroardinaria. E che cosa starà a simboleggiare questa forza straordinaria? Il dibattito è aperto. 
Potrebbe indicare quella fase dell'infanzia in cui i bambini si sentono invincibili? Potrebbe essere una sorta di difesa immaginaria per una bambina che si trova a vivere senza la protezione di un adulto? Potrebbe significare la forza del mondo infantile di fronte a quello adulto? La fantasia che vince sulla bieca realtà? Non mi sono ancora data una risposta soddisfacente.
Un'altra domanda che mi sono posta è: ma a voi sta simpatica Pippi?
Voglio dire, è buffa, fa ridere, ma è simpatica? A volte sembra indisponente, arrogante, una di quelle bambine che pensano di sapere sempre tutto e che vogliono sempre avere l'ultima parola. Penso al suo rapporto con Tommy e Annika: praticamente pendono dalle sue labbra. Sono i bambini perfetti per seguire questa "bambina leader". Esistono davvero o sono frutto della sua immaginazione? Si sa, gli amici immaginari li manipoliamo a nostro piacimento.
C'è da dire a suo vantaggio, però, che Pippi è buona e generosa.
Ma Pippi muove la vostra empatia? Per quanto mi riguarda no.
Non è un personaggio che mi ha fatto emozionare, l'ho seguito a distanza, l'ho osservato, ma non ho partecipato veramente alle sue avventure. Fino alla fine del libro quando calata la notte si insinua un dubbio:

"Sai" stava dicendo poco dopo Tommy, mentre si lavava i denti, "sai che, se non mi avessero avvertito che erano delle pillole-Cunegonde, avrei scommesso la testa che si trattava di comuni piselli gialli?"
Annika era alla finestra della loro stanza da letto, in pigiama rosso, e guardava in direzione di Villa Villacolle. "Guarda, di qui si vede Pippi!" esclamò tutto contenta.
(...)
Pippi stava seduta al tavolo, la testa poggiata alle palme, e con aria sognante fissava una piccola candela dalla fiamma tremula.
"Ha... ha l'aria di essere così sola..." disse Annika con un nodo alla gola.


F.H. Burnett, Il giardino segreto, Mondadori, Milano 1989.
A. Lindgren, Pippi Calzelunghe, Salani, Milano 1988.

lunedì 22 febbraio 2016

Si riparte dai libri

Negli ultimi due mesi sembra di vivere in un frullatore; in poche settimane si sono concentrati gli eventi di un anno, ci sono molte cose da sistemare e grandi decisioni da prendere, ma ogni tanto è necessario tirare il fiato e allora ci sono loro, i libri. 
Nonostante tutto, ho continuato a leggere, non quanto avrei voluto, non come avrei voluto, ma sono andata avanti; semplicemente non posso farne a meno. E quindi magari è solo una mezz'oretta prima di dormire o un quarto d'ora mentre consumo un pasto solitario, non sempre c'è la concentrazione o la distensione necessaria, ma l'appuntamento con la lettura è irrinunciabile. Ho letto in treno, in aereo e in ospedale, ho letto con diversi stati d'animo e diversi gradi di coinvolgimento.
Sono rimasta molto in arretrato con le recensioni qui sul blog, ma ora poco per volta cercherò di recuperare.
Inizio con una rapida rassegna dei libri letti sul volgere dell'anno, sono tre, molto diversi tra di loro.

Una casa di petali rossi - Nair Kamala Una casa di petali rossi di Kamala Nair è una saga familiare tutta al femminile con al centro un mistero da risolvere. Siamo in India dove Rakhee, un'adolescente americana, figlia di genitori indiani, è stata portata dalla mamma per quella che è stata presentata come una vacanza.
In realtà Chitra (la mamma) ha laggiù delle questioni in sospeso che è ora di risolvere.
Chitra è un personaggio avvolto dal mistero ed emana un fascino particolare, attraente ma inquietante al tempo stesso, sfuggente e incomprensibile persino per sua figlia che la ama sempre con il timore di perderla.
Rakhee è un'adolescente che vive i conflitti tipici della sua età, accentuati dal suo rapporto con questa madre enigmatica.
Al suo arrivo nel piccolo villaggio indiano in cui la madre è nata e dove tutt'ora vive la sua famiglia d'origine viene catapultata in un mondo che le è completamente estraneo: deve lavarsi con l'acqua presa da un catino, non c'è il telefono per poter contattare l'amato padre rimasto negli Stati Uniti, la sera va a letto al lume di una candela, ma sono i rapporti familiari a risultarle incomprensibili.
Tra i vari membri della casa vige una gerarchia difficile da comprendere per Rakhee che non riesce proprio a spiegarsi perché la zia sia sempre così arcigna e temuta, perché le sue cugine non osino ribellarsi a palesi ingiustizie, perché ci sia tanta deferenza verso Dev, un uomo brutto, scorbutico e fastidioso. 
Finché sfidando quelle che ritiene essere solo sciocche leggende popolari si inoltra nel bosco proibito e fa una scoperta sconvolgente.
Un romanzo che fa incontrare due mondi, e li mette in discussione entrambi, che mischia modernità, tradizione e leggenda; un romanzo piacevole, ma, in fin dei conti, evanescente. Quando si dice: "Lascia il tempo che trova".

 Lo splendore casuale delle meduse - Schalansky Judith Lo splendore casuale delle meduse di Judith Schalansky.
Ho iniziato a leggere questo libro allo Spazio B**k mentre aspettavo con pazienza che Beatrice Alemagna autografasse la mia copia di Buon viaggio, piccolino! (ne è valsa sicuramente la pena!). Qualche tempo dopo l'ho trovato a metà prezzo, l'ho comprato e ho iniziato a leggerlo un po' per volta perché è un libro difficile, e duro.
La protagonista è Inge Lohmark, una professoressa di biologia molto austera, che dà del lei ai suoi alunni e crede ciecamente nel darwinismo, per questo non incoraggia i più lenti e non difende i più deboli perché crede nella selezione naturale.
"Non valeva la pena trascinarsi appresso i deboli. Erano un peso morto che impediva agli altri di avanzare. Recidivi nati. Agenti parassiti dell'organismo sano della classe. Prima o poi i meno svegli sarebbero stati tagliati fuori in ogni caso. Coveniva metterli di fronte alla verità il prima possibile, invece di dare loro una nuova chance a ogni fallimento." 
E via di seguito su questo tenore.
Non capisce e non condivide i modi "moderni" di alcuni insegnanti: "Mezzo didietro appoggiato sulla cattedra. Mode e parole rubate."
Avendo io iniziato l'avventura dell'insegnamento. mi incuriosiva molto un romanzo che parlasse della realtà scolastica. In realtà c'è molto di più: c'è la storia dell'ex DDR, c'è una società in declino, c'è un'umanità disgregata.
E' un libro difficile da leggere, anche per il suo stile secco, frammentato, e per i suoi contenuti che lasciamo addosso una sensazione di disagio.

Maigret a Vichy - Simenon Georges Entriamo in tutt'altra atmosfera con Maigret a Vichy di Georges Simenon. Questo libro mi è stato regalato per Natale dalla mia amica Frenci ed è stata la prima lettura dell'anno nuovo. Una lettura piacevole e rilassante che ha accompagnato il finire delle vacanze natalizie.
Il ritratto (reale e immaginato) della vittima è molto intenso ed è stato bello seguire i pensieri del commissario che qui appare soprattutto come dotato di grande immaginazione e interesse e curiosità per il genere umano. Maigret si era già sorpreso a immaginare la vita della donna che poi sarà la vittima del suo caso, semplicemente notandola durante le sue passeggiate con la moglie. E bello è intravedere il rapporto con questa moglie sempre nascosta, quasi a volerla proteggere, un rapporto molto solido e delicato, fatto di profonda conoscenza, rispetto, fiducia e grande affetto.
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