giovedì 24 settembre 2015

Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer

Questo di Jonathan Safran Foer è il romanzo più spiazzante che io abbia letto negli ultimi anni (anche il suo nome non scherza, eh!). Mi è stato suggerito da un'amica, l'ho preso in biblioteca e dopo aver superato lo scoramento iniziale di fronte alla mole, l'ho iniziato con distacco e ci sono stata a poco a poco trascinata dentro. 
Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto? Non so ancora dare un giudizio definitivo, ma quel che è certo è che mi ha coinvolto con tutta la sua assurdità.
La struttura è pazzesca e molto complicata: si alternano le voci di tre persone, Oskar, un bambino di otto anni con tratti autistici, forse Asperger, la sua nonna paterna, un personaggio eccentrico e fondamentale nella vita del nipote (e viceversa) e il nonno paterno, allontanatosi da casa all'annuncio della nascita del proprio figlio e ritornato alla sua morte.
Thomas Schell, il padre di Oskar, è morto nel crollo delle Torri Gemelle l'11 settembre 2003, e da allora Oskar è alla ricerca della verità. Vuole sapere come è morto suo padre pensando di riuscire a superare il dolore una volta arrivato a conoscere i fatti. La bara vuota di suo padre lo tormenta, così come i messaggi da lui lasciati sulla segreteria telefonica di casa. Per caso scopre tra gli oggetti del padre una chiave in una busta contrassegnata con il nome Black. Da lì il suo strampalato e ambizioso progetto: andare a trovare tutti i Black di New York per scoprire se sanno qualcosa di quella chiave che forse lo riavvicinerà al padre. A questo si intreccia la storia della triste vita-non vita dei nonni, scampati al bombardamento di Dresda durante la guerra e ritrovatisi a New York, profondamente mutati e invischiati in una relazione squilibrata. Il nonno non parla e si esprime scrivendo brevi frasi su un quaderno che porta sempre con sé e che l'autore rende graficamente facendo stampare una sola frase al centro della pagina bianca. Numerosi sono gli espedienti di questo tipo: pagine bianche, pagine piene di numeri, pagine in cui i caratteri sono ribattuti gli uni su gli altri molte volte fino a cancellarli, fotografie di dettagli.
Non ho amato molto il racconto dei nonni: morboso, inquietante, di una tristezza nera, ma mi è piaciuto seguire Oskar. Oskar che non riesce a dormire e che fa continue invenzioni nella sua testa, Oskar che non si ferma mai, Oskar che cerca, cerca, cerca, che si fa dei lividi, che si crede imbattibile, che guarda e racconta il mondo senza filtri, che con il suo eccesso di razionalità cerca di compensare quel suo sentire troppo:

"Cosa credi che ti stia succedendo?"
"Che sento troppo. Ecco che succede."
"Ma tu credi possibile che una persona senta troppo? Non è che sente solo nel modo sbagliato?"
"Il mio dentro non corrisponde al mio fuori."
"Credi esista qualcuno con il dentro che corrisponde al fuori?"
"Non lo so. Sono solo io."
"Forse la personalità è proprio questo:la differenza fra il dentro e il fuori."
"Ma per me è peggio."
"Temo che tutti credano che per loro sia peggio."
"Probabile. Ma per me è peggio davvero."

Oskar è un bambino di otto anni che ha perso il suo papà e che vede distrutto il suo già fragile equilibrio. Oskar potrebbe essere mio figlio.


Citazione tratta da Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda, Parma 2005.

lunedì 21 settembre 2015

Siamo quello che leggiamo: crescere tra lettura e letteratura - Aidan Chambers

"(...) la letteratura è un diritto di nascita. Per rendere effettivo questo diritto è necessario che ogni bambino cresca in un ambiente che lo renda accessibile, un dono da desiderare."

Da questa constatazione derivano due questioni: in che modo garantire questo diritto? E perché? Perché leggere è così fondamentale?
In questo saggio Chambers inizia raccontandoci la sua esperienza di lettore: cresciuto in una casa in cui i libri si potevano contare sulle dita di una mano, lettore "lento" che dichiara di non essere riuscito a leggere fluentemente e comprendendo il testo fino ai nove anni, causando ansie a genitori e insegnanti, ad un certo punto, magicamente, legge:
"Fino a che, una sera, poco dopo il mio nono compleanno, mentre stavo guardando le illustrazioni di un libro della biblioteca scolastica, improvvisamente iniziai a sentire una molteplicità di voci nella testa. Ne rimasi quasi spaventato, fu come sentirmi inaspettatamente invadere la mente da una folla di personaggi sconosciuti. Ricordo vivamente quel momento, con la stessa eccitazione e immediatezza di allora. I miei genitori erano nella mia stanza, e mia madre percepì immediatamente la portata di quello che stava accadendo. Ricordo ancora la voce di mio padre che chiedeva: 'Che ci fai ancora in piedi a quest'ora?', e mia madre che rispondeva: 'Taci, sciocco! Non vedi quel che sta facendo?'".
Ma sarà una lunga malattia che lo costringe all'isolamento per diverso tempo a fare di lui un lettore, grazie all'incontro con un libro regalato dalla nonna.
Ma questo ancora non basta. E' l'amicizia con un coetaneo, lettore accanito, che farà di lui un lettore forte, iniziandolo al "piacere della condivisione di un testo".
Dopo aver superato le resitenze paterne, al giovane Aidan vengono aperte le porte della biblioteca pubblica, che significherà per lui, di famiglia povera, l'accesso a un mondo di libri che gli sarebbe stato altrimenti precluso.
L'insistenza sul diritto d'accesso alla letteratura per tutti deriva sicuramente dalla storia personale dell'autore, ed è facilmente e pienamente condivisibile. Il punto di partenza per creare dei lettori è mettere a disposizione dei libri, la più grande varietà possibile di libri per essere sicuri di incontrare i gusti e i bisogni dei bambini.
Ma anche questo non basta. E' necessario che genitori, insegnanti e bibliotecari siano preparati a fornire a bambini e ragazzi il libro che fa per loro in quel momento, quel libro che potrebbe diventare un incontro tra lettore e autore. Per far questo è necessario conoscere i libri e i ragazzi, ascoltarli, parlare con loro e non sottovalutare il loro senso critico.
"I bambini, se viene data loro questa possibilità, sanno riconoscerne l'importanza (della letteratura). Sono felici di ascoltare storie e di familiarizzare con i libri, senza alcuna difficoltà. Ma devono incontrare sul loro cammino persone in grado di favorire questo incontro e di incoraggiare la loro curiosità."
Ora veniamo alla seconda questione: perché leggere letteratura è così importante?
Be', secondo Chambers, è importante per vivere, perché solo nel momento in cui raccontiamo, scriviamo o leggiamo le nostre esperienze riusciamo a dare ad esse un ordine e un senso.
"La maggior parte di noi non riesce a dare un senso, o un ordine, alla propria vita, talvolta nemmeno a riconoscere la propria esistenza, finché non ha tradotto in parole la propria esperienza o finché non ha trovato la propria esperienza riflessa nelle parole di qualcun altro." 
Mi viene da pensare che la popolarità dei social network derivi anche da qui: le esperienze hanno bisogno di essere riconosciute come tali.
E Chambers continua: "Se questo vale per gli adulti, è ancor più vero per i bambini, che non sono ancora in grado di comprendere in termini astratti. I bambini infatti vivono ogni giorno una quantità incredibile di esperienze nuove e sconosciute, assorbono infiniti stimoli sensoriali, emozioni, eventi, idee e informazioni. Il cuore dell'istruzione consiste proprio in questo: nel tentativo di aiutarli a decifrare e affrontare questo insieme caotico di esperienze".
Ma leggere è fondamentale anche per fare nuove esperienze o esplorare nuove possibilità in tutta sicurezza, senza i rischi che comporterebbe viverle sulla propria pelle.
Ho trovato questo saggio interessante, a tratti faticoso, troppo cervellotico per me che sono una lettrice disordinata, che passa da un classico a un giallo, da un saggio a un albo per bambini seguendo solo l'estro del momento. Ma penso che sia importante ogni tanto fermarsi a riflettere sul perché di questa che più che una passione è un'esigenza.

"I'm a reader first, a writer second. Reading makes me. Writing remakes me. I'd be lost if I didn't read, wouldn't know myself. By reading what I've written I find out what I've become."

Tutte le citazioni sono tratte da Aidan Chambers, Siamo quello che leggiamo, Equilibri, Modena 2011.

venerdì 4 settembre 2015

Tre camere a Manhattan - Simenon

Avevo portato questo romanzo con me in Provenza, ma  lì non sono nemmeno riuscita ad aprirlo. Poco male, non mi è piaciuto per niente. 
Era da tanto tempo che non leggevo un libro così vago: trama (?) fragilissima, linguaggio astratto, fiumi di parole che non vanno da nessuna parte, personaggi così sfumati da essere spazzati via al girar di una pagina. 
Ma... io dico che se non fosse stato Simenon non glielo avrebbero nemmeno pubblicato. Ho letto che l'autore ha dichiarato che questo era il primo romanzo che scriveva di getto e ne era spaventato - forse aveva ragione ad esserlo.
Un uomo e una donna, uno più disperato dell'altra, si incontrano per caso e si invischiano reciprocamente in una relazione assurda, soffocante e poco chiara. Lui è un attore francese emigrato negli Stati Uniti in seguito all'abbandono della moglie che gli preferisce un giovane gigolò, lei è la ex moglie di un diplomatico ungherese (se non sbaglio), un conte, che vive in Messico, ha una storia travagliatissima fin dall'infanzia e non sembra avviata sulla via di una risoluzione.
Questo romanzo non mi ha lasciato nulla, se non un vago senso di malessere e tristezza, un po' come era stato per Il grande Gatsby, che per lo meno era scritto bene.
Ho una cara amica che ama molto Simenon, i suoi gialli, però; forse è su quelli che mi devo buttare.

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