sabato 11 luglio 2015

Wonder - R. J. Palacio

In un mondo in cui si cerca l'originalità ad ogni costo, c'è chi desidera passare inosservato; mentre la maggior parte degli adolescenti desidera essere notata, ce n'è almeno uno che aspira all'anonimato. E' August Pullman, che si presenta così:
"So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l'Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro.
Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali fra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.
Se trovassi una lampada magica e potessi esprimere un desiderio, vorrei avere una faccia così normale da passare inosservato. Vorrei camminare per strada senza che la gente, subito dopo avermi visto, si volti dall'altra parte. E sono arrivato a questa conclusione: l'unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale."
Dopo una gravidanza tranquilla, i medici annunciano alla mamma che il bambino che porta in grembo ha una palatoschiasi  e altre piccole anomalie. Al momento della nascita le anomalie si rivelano essere molto più serie, tanto che alla mamma non viene permesso di vedere subito il bambino della cui capacità di sopravvivenza si dubita.
Ma August sopravvive e quando la mamma è pronta per incontrarlo tutto ciò  che riesce a vedere è quanto siano meravigliosi i suoi occhi. Non vede la sua "minuscola faccia spappolata tipo poltiglia" che i medici temevano di mostrarle, non vede il mostro deforme che vedono gli altri, vede suo figlio. Ed ecco così presentata anche la stupenda famiglia di questo bambino. Una famiglia che lo ha sempre amato, sostenuto e protetto. Una famiglia unita da un forte amore perché forse è proprio vero che i bambini speciali arrivano alle persone speciali.
Quando lo conosciamo noi August ha dieci anni e si prepara ad affrontare un grande passo: l'ingresso alla scuola media. L'evento, già di per sé ansiogeno per ogni adolescente - e per ogni famiglia di adolescenti - lo è ancor più in questo caso perché August non ha mai prima d'ora frequentato una scuola a causa dei frequenti interventi chirurgici a cui ha dovuto sottoporsi nel corso dei primi anni di vita e ci entra ora "come un agnello al macello".
Le preoccupazioni sue e della famiglia sono numerose, e giustificate; ma Auggie è un ragazzino in gamba e se la caverà alla grande.
Il romanzo è costruito come una sorta di diario in cui la voce del protagonista, Auggie, si alterna a quella della sorella Via e degli amici.
In particolare mi ha colpita Via, la sorella maggiore, forse perché ci ho proiettato mia figlia. Via ama suo fratello di un amore forte e sincero, ma inutile negare che è un fratello ingombrante, soprattutto quando vorresti costruirti una tua vita indipendente, quando hai amici o fidanzati da invitare a casa, quando devi rinunciare alla presenza dei tuoi genitori alla recita scolastica o al saggio di danza perché tuo fratello ha subito l'ennesima operazione e deve essere assistito.
"August è il sole. Io, mamma e papà siamo i pianeti che ruotano intorno al sole. (...) Sono abituata al modo in cui funziona questo universo. Non me ne sono mai fatta un cruccio, perché è ciò che conosco da sempre. Ho sempre saputo che August è speciale e che ha bisogni speciali."
August è speciale, ma Via è straordinaria.
Questo libro mi ha ricordato che quando in famiglia c'è un bambino con bisogni speciali tutti ne rimangono coinvolti, è l'intera famiglia a diventare speciale.
Si fa un gran parlare di diversità, accettazione, integrazione; purtroppo siamo ancora molto indietro e quella di Wonder temo che sia solo una favola. Ma è bello pensare che la gentilezza vinca sulla superbia, che la sincerità riesca a conquistare dei cuori.
L'autrice racconta una bella storia, ma da quello che lei stessa ha raccontato in un'intervista sembra che nasca da un senso di colpa: "Un giorno ero seduta su una panchina con i miei due figli e ho visto passare un bambina che aveva evidentemente la sindrome di Treacher-Collins, una rara malattia ereditaria che colpisce le fattezze di una persona lasciando inalterato tutto il resto. Ciò che mi ha colpito non è stata la ragazzina, ma la mia reazione: sono stata presa dal panico, temevo che mio figlio di tre anni vedendola avrebbe reagito urlando, come aveva fatto alla festa di Halloween. Mi sono alzata di scatto, come punta da una vespa, ho chiamato l'altro figlio e mi sono allontanata di corsa. Alle mie spalle ho sentito la madre della ragazzina che, con voce calma, diceva: 'Forse è ora di tornare a casa.' Mi sono sentita un verme e non sono riuscita a dimenticare questa esperienza."
Trovo che Wonder sia un libro adatto agli adolescenti perché parla di loro, del loro mondo, delle sfide che dovranno affrontare. Parla anche con il loro linguaggio: non nel senso di "bella zio" o roba del genere, ma nel tono del racconto che non si dilunga in analisi approfondite o considerazioni generali, ma si attiene ai fatti, che ripete così come si sono presentati, con brevi commenti e riflessioni, proprio come in un diario intimo.
E devo dire  - anche se so che attirerò molte critiche - che questo linguaggio a me, adulta e amante dei classici, dopo un po' ha stufato,
Bella la storia, migliorabile la forma.
Comunque un libro consigliabile, anche se tutto il clamore che ha suscitato mi fa un po' arricciare il naso. Con il buonismo si attira sempre un grande pubblico.
Io, mamma di un bambino con bisogni speciali, dubito fortemente che un bambino come August possa riuscire a vivere serenamente nella scuola pubblica italiana, per non dire nella società.
E lo dico con la tristezza nel cuore.

Tutte le citazioni sono tratte da R.J. Palacio, Wonder, Giunti, Firenze 2013.

mercoledì 8 luglio 2015

Nel mare ci sono i coccodrilli... e non solo...

Una biografia-romanzo-storia vera, raccontata come una lunghissima conversazione tra l'autore del libro e il suo protagonista che racconta la sua storia di emigrante dall'Afghanistan all'Italia, e un albo illustrato con bellissimi disegni in seppia a matita che racconta le due giornate parallele di due bambini che possiamo immaginare coetanei. Uno aspetta con impazienza l'indomani per poter andare a giocare al mare, come promesso dalla mamma che ha voluto premiarlo per aver riordinato la sua stanza e aver lavato il cane; l'altro vede per la prima volta il mare dalla barca di un terribile scafista che urla minaccioso nel mare nero.
Quanto può essere diverso il mare: giochi in spiaggia e tuffi a bomba per uno; onde nere,buio pesto e bracciate disperate per la sopravvivenza per l'altro.
Eppure che cosa sognano i due bambini nella loro notte diversamente agitata? La stessa cosa.
Un libro quanto mai attuale in questi tempi e utile per avvicinare i bambini a un argomento tanto delicato di cui probabilmente hanno sentito o sentiranno parlare.

"Il fatto, ecco, il fatto è che non me l'aspettavo che lei andasse via davvero. Non è che a dieci anni, addormentandoti la sera, una sera come tante, né più oscura, né più stellata, né più silenziosa o puzzolente di altre, con i canti dei muezzin, gli stessi di sempre, gli stessi ovunque a chiamare la preghiera dalla punta dei minareti, non è che a dieci anni - e dico dieci tanto per dire, perché non so con certezza quando sono nato, non c'è anagrafe o altro nella provincia di Ghazni - dicevo, non è che a dieci anni, anche se tua madre, prima di addormentarti, ti ha preso la testa e se l'è stretta al petto per un tempo lungo, più lungo del solito e ha detto: Tre cose non devi mai fare nella vita,...."

non è che ti aspetti di dover imparare a cavartela da solo, in una vita molto dura, tra l'altro, una vita da clandestino.

Noi oggigiorno un bambino di dieci anni non lo mandiamo nemmeno a scuola da solo; anche se andare a scuola vuol dire, magari, attraversare un paio di strade in un paese tranquillo. Un bambino di dieci anni è ancora accudito dai genitori: si cucina per lui, lo si lava, lo si veste, si fanno i compiti insieme. Non gli si chiede molto di più che un po' di educazione e forse - spesso, a dire la verità - un buon rendimento scolastico. Generlamente un bambino di dieci anni non ha grandi preoccupazioni materiali. Non è andata così per Enaiatollah Akbari che a dieci anni - più o meno - si è svegliato un mattino, in un paese straniero e ostile, completamente solo e ha dovuto pensare ad assicurarsi un pranzo e/o una cena e un tetto sopra la testa. E questo è stato solo l'inizio perché poi nel suo lungo viaggio ha dovuto imparare sulla propria pelle a capire di chi fidarsi e di chi no, ha dovuto trattare con trafficanti d'uomini da cui dipendeva la sua salvezza, ha avuto a che fare con forze di polizia non proprio tenere, è passato da un paese all'altro - Afghanistan, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia e Italia - a piedi, nascosto in un camion o su un gommone sgangherato.
Lui ce l'ha fatta. Ma per uno che ce la fa quanti rimangono indietro?
Un libro commovonte, ma non lacrimevole. Non c'è autocommiserazione, né denuncia o recriminazioni, la storia pura e semplice di un bambino coraggioso.

Alfredo Stoppa e Sonia M. L. Possentini, Quanto mare..., Falzea Editore.
Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli, BCDe, Milano 2012.
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