domenica 21 giugno 2015

Ragione e sentimento - Jane Austen: rilettura

A sei mesi di distanza ho riletto Ragione e Sentimento per seguire il gruppo di lettura online a cui mi sono unita nel progetto di leggere l'intera opera della Austen durante questo anno.
Questa volta parto dalla fine per una breve considerazione: può una donna, una ragazza, essere considerata la ricompensa per la gentilezza e la bontà di un'altra persona? 
Certo, rispondere oggi, con i criteri della nostra epoca e dalla nostra cultura è fin troppo semplice. 
Ma anche cercando di calarmi nei panni della Austen, nel suo mondo e nella sua epoca faccio troppa fatica ad accettare una cosa del genere e ad accettare che una donna come lei, un'intellettuale, un'artista che ammiro possa averci pensato. Sempre che quella non sia in realtà una "denuncia" e non il lieto fine, come parrebbe di primo acchito e come sembra volerci fare credere. Non so se questa mia tesi abbia un qualche fondamento, ma mi piace credere che sia così. Farò delle ricerche.
Come è possibile che una donna che ha potuto creare un personaggio come Elizabeth Bennet, vincitrice sotto tutti gli apetti, spudoratamente moderna, indipendente e tenace, e anche un personaggio come Fanny Price, una ragazza umile, dimessa, timorosa e sottomessa, ma che alla fine riesce a coronare il suo sogno, abbia poi fatto fare una fine così a Marianne Dashwood? Davvero ci voleva dire che vengono premiate la misura nei sentimenti e nelle loro manifestazioni, la correttezza e il rispetto delle regole sociali? Davvero ci voleva dire che il primo innamoramento di Marianne, il suo originario sentire e comportarsi era sbagliato e che attraverso il dolore la ragazza si è "redenta" e ha intrapreso il giusto cammino verso la felicità? A me viene da storcere il naso. Non può essere così! Deve esserci dell'altro. Devo indagare...

mercoledì 10 giugno 2015

Ne ho vedute tante da raccontar - Grazia Gotti

Difficilmente resisto ai libri che parlano di libri, che siano saggi, romanzi o cataloghi... eh, sì, anche quelli... Quando poi trovo libri che parlano di letteratura per l'infanzia, la conclusione può essere solo una: devo leggerlo. Così è stato per questo saggio di Grazia Gotti. Lo avevo ordinato da un po' in biblioteca, ma era in prestito e avrei dovuto aspettare pazientemente il mio turno; è capitato che dovessi andare in libreria per cercare un regalo per una bimba e vedendolo in bella mostra tra gli scaffali non ho potuto resistere. Non me ne sono pentita, ma diciamo che ne avrei potuto fare a meno. Una lettura della copia presa in prestito dalla biblioteca e qualche appunto sarebbero stati sufficienti, non è un libro che avrei poi bramato di avere nella mia biblioteca personale. 
Il saggio non è affatto malvagio, intendiamoci. Dà molti e ottimi spunti, ma a mio parere è troppo frettoloso. Sembra più che altro una raccolta di note, articoli, piccole recensioni che suggeriscono, stuzzicano, richiamano, ma non vanno mai a fondo. Le 175 pagine complessive sono divise in 45 capitoli, della lunghezza media di tre pagine ciascuno, la maggior parte sono dedicati a un autore o una casa editrice, poi ne troviamo alcuni tematici e nella parte finale quelli più tecnici, per gli addetti ai lavori o per chi vorrebbe diventarlo.
Il libro è fortemente autoreferenziale e la continua allusione al figlio dell'autrice come "cucciolo" mi ha molto infastidita. L'autrice era conscia di questo "pericolo" e dà una spiegazione della sua scelta che non mi ha convinto completamente: "La discedenza animale mi è servita per avere sempre presente che ciò che andavo tentando, l'umanizzazione della scimmietta, richiedeva impegno costante, tempo, disponibilità, amore e rispetto per i ritmi di crescita".
Comunque, l'idea di base mi piace ed è lodevole. Si cerca di creare un canone della letteratura per l'infanzia, di trovare dei classici, insomma di costruire una storia della letteratura per l'infanzia. Bellissimo!
Nel corso della lettura, di capitolo in capitolo, ho incontrato autori e libri noti, e il piacere del riconoscimento è sempre grande! E ho scoperto curiosità e novità che hanno stuzzicato la mia fantasia e hanno dato il via a nuove ricerche bibliografiche... per la disperazione della mia bibliotecaria!
Per esempio, voi lo sapete come è nata la Pimpa? Io l'ho sempre snobbata, ma la presentazione di Grazia Gotti mi ha incuriosito.
E che dire della vita di Leo Lionni? Io ora ho la sua autobiografia sul comodino.
Se siete in cerca di spunti per le vostre letture con i bimbi potrebbe essere una lettura interessante.

Citazione tratta da Grazia Gotti, Ne ho vedute tante da raccontar, Giunti, Firenze 2015.
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