martedì 21 aprile 2015

Lezioni di volo - Nava Semel

Una ragazzina orfana di madre che vive circondata dagli agrumeti in un paesino di Israele e che vuole imparare a volare, un padre lavoratore, silenzioso ma attento, un ciabattino che accarezza le scarpe, parla di un fantomatico circo di Djerba e di ebrei volanti, una merciaia intrigante con le unghie dallo smalto scrostato, un ragazzino bello, balbuziente e con la passione per gli innesti: questi sono i personaggi che intrecciano le loro storie in questo brevissimo libro di Nava Semel.
E' un libro per ragazzi, molto ben scritto e con spunti interessanti che intreccia ai tradizionali temi adolescenziali (i conflitti in famiglia, i primi amori, l'amicizia, le aspirazioni, il sentimento di onnipotenza) riferimenti cauti ma precisi all'Olocausto e alla storia ebraica.
Al di là del "messaggio" che, riprendendo un altro autore, potrebbe essere "Vola solo chi osa farlo", quello che più mi è piaciuto è proprio lo scorrere della narrazione, semplice ma non banale, che mi ha ricordato niente poco di meno che Natalia Ginzburg.
Questo l'incipit:
 
"Fin da quando potevo ricordare, nel guardaroba alto si riponevano gli abiti estivi d'inverno e quelli invernali d'estate. Non ricordo chi l'avesse deciso. Forse mia madre. A ogni cambio di stagione, celebravamo lo stesso rituale."
 
Nava Semel, Lezioni di volo, Mondadori, Milano 1997.

mercoledì 15 aprile 2015

Mansfield Park - Jane Austen

Mansfield Park di Jane Austen... Jane Austen? Davvero?... L'ho cercata dapperttutto in queste pagine e, purtroppo, non l'ho trovata. Sono contenta di aver letto questo romanzo solo quando ormai il mio amore per questa autrice era a tal punto solido da resistere anche a una delusione, se lo avessi letto prima, forse, non sarei diventata una sua amante così appassionata. 
A queste pagine (che non sono poche eh... in effetti è più lungo del suo standard) manca tutto ciò che per me Jane Austen significa: l'ironia che racconta con distacco e leggerezza, la modernità che fa sì che i suoi romanzi e i suoi personaggi siano ancora oggi tanto attuali e siano diventati dei classici, la levità della narrazione, la duttilità dei personaggi, la passionalità di alcuni di essi. 
Ho trovato Mansfield Park un romanzo estremamente razionale, artefatto, ottocentesco, lontano anni luce da Orgoglio e Pregiudizio o Ragione e Sentimento, ad esempio,  che sono molto più vicini alla nostra sensibilità, o almeno alla mia. Questo è un romanzo del suo tempo e confinato nel suo tempo. L'identificazione con l'eroina (se così vogliamo chiamarla) è impossibile: Fanny è assolutamente corretta, ma fondamentalmente antipatica. Anche se pare che proprio questo personaggio abbia portato Virginia Woolf a sostenere a proposito di Mansfield Park che "nessun autore ha mai fatto miglior uso di un impeccabile senso dei valori umani"; questo è ciò che recita la quarta di copertina del mio volume, l'informazione mi lascia perplessa e la devo ancora verificare.
Tutto il romanzo sembra mirare a far risaltare la giustezza di Fanny Price che si rivelerà agli occhi di tutti solo alla fine. Un'immensa apologia della correttezza, delle buone maniere e della buona educazione. Il romanzo mi sembra costruito sul rispetto delle convenzioni che regolano la buona società e sulla sua difesa, anche se tutto ciò (il poco) che c'è di buono nasce prorpio dalla rottura o dal passar sopra queste convenzioni.
I personaggi sono fortemente statici, non vivono evoluzioni o trasformazioni: i buoni rimangono buoni e i cattivi restano cattivi, con l'unica eccezione di Tom, che è comunque un personaggio marginale.
Esco perplessa e un po' abbattuta da questa lettura e sarò grata a chi, svelandomi nuove prospettive, riuscirà a farmi cambiare idea.
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