sabato 26 dicembre 2015

Canto di Natale: il mio e quello di Dickens

Il nostro tempo dell'attesa non è stato bello. Sarà stata la brutta notizia che la mia famiglia ha ricevuto una settimana esatta prima di Natale, sarà stato il fatto di non essere in forma, sarà stata la stanchezza, sarà che i bambini non sono stati affatto più buoni, sarà che i due giorni precedenti non sono uscita di casa e mi sono persa gli scambi di auguri con negozianti e passanti, sarà che non fa freddo e la neve non si è fatta vedere, sarà la tredicesima di un euro ricevuta dalla scuola, sarà la delusione per non essere riuscita ad incontrarmi con alcuni cari amici, sarà il sentirmi messa da parte, il rendersi conto di non rientrare nei piani di nessuno, sarà che sono data sempre per scontata, sarà che mi accorgo che spesso il bene (o almeno la dimostrazione del bene) è unilaterale, sarà che dopo aver pensato ai regali per tutti, averli scelti e confezionati con cura, l'unico pacchetto per me sotto l'albero me lo sono fatta da sola, sarà che i miei genitori hanno lavorato anche la mattina di Natale, sarà che mio marito ultimamente è nervoso e irritabile (e pure irritante, a dirla tutta), sarà che in questo momento  siamo più proiettati al futuro che concentrati sul presente, sarà la nottataccia che mi ha fatto passare la piccola, sarà che fare colazione con la tachipirina la mattina di Natale non è una buona partenza.
Al ritorno dal mio viaggio a Parigi ero partita con mille buoni propositi per vivere bene questo tempo di attesa, ma nessuno mi ha seguito.
Nonostante l'albero, le luci, il calendario dell'avvento, i biscotti, le storie e i canti di Natale, non sono riuscita a creare quell'atmosfera magica di festa, gioia e attesa.
Quando uno era felice, un altro era arrabbiato, quando recuperavo quello arrabbiato, una era stanca e noiosa, e via così. Un rincorrersi e un rincorrere la felicità.
Abbiamo fatto tutte le cose che fanno Natale senza riuscire a sentirlo veramente, e mi dispiace.
Mi ero anche "preparata" rileggendo, dopo tanti anni, Canto di Natale di Dickens in una bella edizione illustrata che ho deciso di regalarmi per l'occasione.
Come mai questo libro ha avuto una fortuna così straordinaria? La storia in sé è molto semplice, a tratti grottesca (ne è una prova il film di Zemeckis: ne ho fatto vedere una parte in classe e me ne sono pentita), una fiaba moderna con il cattivissimo Ebenezer Scrooge, che però capitola un po' troppo facilmente, il buon nipote, il povero Tiny Tim e il florido spirito del Natale presente, ricco, gioioso, maestoso e invincibile.
La trama da sola non fa il libro, quello che lo rende speciale è l'atmosfera che si respira, le descrizioni di Dickens sono magistrali: la nebbia di Londra, il freddo e il buio gelido della casa di Scrooge e poi l'allegria delle botteghe in festa.

Forse non è troppo tardi per raddrizzare almeno un po' questa giornata. Del resto è la mattina di Natale, qui tutti dormono ancora. Abbiamo perso l'attesa, cerchiamo di goderci alemeno il giorno.
Buon Natale!

P.S. Il Natale deve essere davvero magico: alla fine, nonostante molti di noi non fossero al massimo della forma, abbiamo trascorso un sereno Natale. Tutta la famiglia riunita con affetto e sei bambini gioiosi!


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