venerdì 20 novembre 2015

Totto-chan. La bambina alla finestra - Tetsuko Kuroyanagi- Modelli di educazione possibili


 Questa è una delle numerose letture suggerite da Alessandra, la guida del gruppo di lettura virtuale al quale da un paio di mesi mi sono unita con entusiasmo. Il gruppo prevede un programma fisso e corposo incentrato quest'anno sulla figura del "monello" nella letteratura per l'infanzia declinata in modi diversi nei paesi del Nord e del Sud. Quindi si passa per Dickens, Twain, Astrid Lindgren, Karin Michaelis, il Vamba,...
Ma dato che i libri sono come le ciliegie, e Alessandra è una donna di cultura strordinaria, ne viene sempre fuori qualche nuovo spunto, qualche approfondimento, curiosità, confronto, divagazione. Insomma, per farla breve, questa è la situazione attuale sul mio comodino:

Un giorno Alessandra ci  mostra la foto della copertina di questo libro accompagnata da un commento entusiasta. Già la copertina è deliziosa, con quel ramo di ciliegio in fiore, quel rosa confetto della costa così lezioso e tenero, e la bimbetta col cappello, suggestiva immagine di Chihiro Iwasaki. Io, di mio, ci ho aggiunto quel segnalibro, che mi sembrava si intonasse alla perfezione con quel libro. Voi che dite? Ma quella dei segnalibri è un'altra mia "malattia"...
Durante un'insolita colazione solitaria - tutti e tre i bimbi ancora addormentati nei loro letti (la più piccola nel mio, a dir la verità, ma questa è un'altra storia) - il sole novembrino di questo caldo autunno che entrava dalla finestra, la mia tazza di caffelatte e la casa immersa nel silenzio, ho assaggiato Totto-chan e subito ho provato simpatia e tenerezza per questa bimbetta giapponese.
La incontriamo all'uscita della stazione dei treni mentre discute con il controllore perché vorrebbe tenere il suo biglietto, la seguiamo mentre saltella per la strada diretta, con la mamma, verso la sua nuova scuola. E alla terza pagina scopriamo che è stata espulsa dalla scuola precedente: espulsa in prima elementare!
Ma com'è possibile che questa adorabile bambina sia stata espulsa da scuola?!? Cosa avrà mai combinato?! Giocava con il ripiano apribile del suo nuovo bamco e guardava fuori dalla finestra.
Ecco, nel Giappone alle soglie della Seconda Guerra Mondiale si poteva essere espulsi da scuola per questo.
Quello che mi ha colpito è stata la reazione della mamma, prima con la maestra e poi con la bambina.
Con la maestra, non cerca di giustificare la figlia, non fa notare che quelli che vengono presentati non le sembrano argomenti sufficienti, si dimostra comprensiva e sottomessa e non esita nemmeno un istante a ritirare la bambina dalla scuola. 
Ma è davvero sottomissione o non sarà piuttosto che quella mamma lungimirante ha capito che in quella scuola sua figlia non potrà essere felice, non sarà apprezzata e valorizzata e quindi non imparerà, non crescerà?
La nuova scuola che la mamma troverà con fatica e sceglierà per Totto-chan mi fa propendere per questa seconda opzione.
E poi come reagisce con la bambina? Si arrabbia, sbraita, la punisce? Assolutamente no. Semplicemente le chiede se le piacerebbe andare in una nuova scuola perché "si rese conto che la bambina non avrebbe capito in cosa aveva sbagliato e lei non voleva che si facesse dei complessi, quindi decise di non dirle niente finché non fosse cresciuta."
Questa è la posizione della maestra:
"Ovviamente la Mamma doveva fare qualcosa. Non era giusto per gli altri bambini. Doveva trovare un'altra scuola, una scuola dove riuscissero a capire la sua bambina e a insegnarle come rapportarsi con gli altri".
E ovviamnente la mamma fa qualcosa: si mette alla ricerca di una scuola adatta per sua figlia.
Però, che forza questa mamma!
L'ho ammirata e invidiata tanto io che sono sempre alla ricerca del giusto compromesso per compiacere le insegnanti e non mortificare mio figlio. 
Al divaolo i compromessi! Come mamma ho il dovere di difendere la felicità di mio figlio e il suo diritto a un'istruzione adeguata.
La scuola che la mamma trova per Totto-chan, la Tomoe è davvero una scuola speciale. Tanto per incominciare le lezioni si svolgono in vagoni di treni dismessi, e le lezioni in se stesse sono molto diverse dalle lezioni frontali a cui noi siamo avvezzi. Ai bambini vengono dati una serie di compiti che sono liberi di svolgere nell'ordine che preferiscono durante la mattinata, poi ci sono i bagni (nudi) in piscina, le lezioni di euritmica, quelle di musica e le passeggiate nei boschi.
Alla Tomoe ogni bambino trova il suo posto, ognuno è non solo accettato, ma anche valorizzato per le sue capacità e caratteristiche. Ai bambini viene data piena fiducia e la risposta è stupefacente.
La terribile Totto-chan, espulsa in prima elementare, incoraggiata costantemente dal preside con la semplice frase "Sei davvero una brava bambina, sai?" avrà la possibilità di crescere confidando in se stessa e nelle sue capacità. In un'altra scuola sarebbe stata marchiata come "cattiva bambina" e uscire da quel ruolo sarebbe stato difficile.
Di questo l'autrice, Tetsuko Kuroyanagi, è grata al suo preside, il signor Kobayashi, perché, sì, la Tomoe è esistita davvero e tutto quello che viene raccontato nel libro è accaduto realmente a chi racconta.
Sono contenta di aver letto questo libro in un momento per me cruciale e critico nel quale devo prendere una decisione molto importante per il futuro dei miei bambini, e anche del mio, certo.
Il modello di educazione italiano non è l'unico possibile e probabilmente non è il migliore. Voglio cercare per i miei figli la scuola che possa offrire loro il tipo di educazione che meglio risponda ai loro bisogni.
Devo dire che dal punto di vista narrativo, dopo un po' il libro mi ha stufato. Non c'è una storia di cui seguire intreccio e sviluppo, ma una serire di episodi giustapposti. Se a questo si unisce il carattere prettamente informativo di alcuni capitoli, l'impressione di leggere un saggio prevale a tratti sull'atmosfera romanzesca. Del resto ho letto che il libro è stato premiato come "saggistica".
L'atmosfera incantata della prima parte del libro si perde troppo presto, a mio parere, ma rimane una bella testimonianza di una possibilità diversa di intendere l'educazione e di considerare l'infanzia.


Tetsuko Kuroyanagi, Totto-chan. La bambina alla finestra, Excelsior 1881, Milano 2008.

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