mercoledì 4 novembre 2015

Storia della letteratura per l'infanzia - parte 1. Paul Hazard, Uomini, ragazzi e libri

"L'amore del libro presuppone un paragone tra piaceri facili e piaceri delicati, con una scelta decisa per i secondi, una certa personalità, un certo senso dello sforzo, il gusto del raccoglimento, della riflessione, la resistenza all'ansia che è divenuta oggi il ritmo della nostra vita, in poche parole una attitudine morale. Ed è per questo che il problema della difesa del libro è, in primo luogo, un problema di educazione."

Nelle ultime settimane un insieme di fattori mi hanno portato ad approfondire la storia della letteratura per l'infanzia. Dopo tanti libri letti da bambina e ragazzina, dopo ancor più libri letti ai miei figli, sentivo il bisogno di fare un po' di ordine e chiarezza. Ci si è poi messo l'incontro fatale con un gruppo di lettura su facebook (che, sì, non serve solo per i pettegolezzi spiccioli) che mi continua a dare spunti di ricerca e riflessione e da cui mi lascio condurre in questo percorso e l'opportunità di insegnare italiano in una scuola media con le sfide che questo comporta. 
E così da un po' di tempo a questa parte il mio comodino è molto affollato: c'è la pila dei miei romanzi da leggere, ci sono i saggi, ci sono i classici e non per i ragazzi, ci sono i libri per i bambini e varie ed eventuali che non sto qui ad elencare. In questo guazzabuglio ho pescato Uomini, ragazzi e libri di Paul Hazard, un libro vecchiotto, ma ancora interessante. 
Ad esempio voi riuscite ad immagine un tempo in cui i libri per bambini non esistevano? E la meraviglia che deve aver suscitato l'apertura della prima libreria per bambini a Londra verso il 1750?
Io spesso mi trovo a riflettere sulla differenza enorme tra i libri che io avevo a disposizione da bambina e quelli che hanno ora a disposizione i miei figli e mi sembra colossale, ma pensare proprio un mondo senza niente di tutto ciò proprio mi risulta difficile.
E allora, quando, come e perché è nata la letteratura per l'infanzia? Come è nata questa esigenza? 
Paul Hazard ripercorre la storia della letteratura cercando quelle avvisaglie che lasciavano intravedere l'insoddisfazione dei giovani lettori, il loro disagio di fronte a una letteratura pensata per gli uomini e non per i ragazzi. E ancora le prime rivendicazioni, l'appropriarsi dei fanciulli di testi che non erano stati pensati per loro, si vedano i romanzi di Dickens, Defoe e Stevenson.
Hazard procede nazione dopo nazione ed evidenzia una forte contrapposizione tra i nordici e i latini: mentre nei popoli latini il bambino è considerato semplicemente un piccolo adulto e l'infanzia di per sé non ha valore se non per quello che potrà sviluppare, nel mondo nordico c'è un profondo rispetto del bambino come individuo, la fanciullezza non è solo un'età di transizione da superare e di cui sfruttare le potenzialità, ma ha valore in se stessa. Questa diversa concezione si riflette alla perfezione nei libri prodotti dalle due culture e, senza entrare nel dettaglio dell'excursus storico, mi limito a riportare l'esempio della poesia e quello delle fate.
I bambini inglesi hanno le nursery rhymes, che sono la forma di poesia perfetta per l'infanzia, sono "immagini musicali", dove non c'è nulla da capire, ma puro suono, ritmo e fantasia. Per i francesi questo è inconcepibile, per loro la poesia è un bene di lusso, da maneggiare solo a partire da una certa età. Ancora più emblematico il caso delle fate:
"la fantasia asiatica non si rifiuta di far uscire da un ciottolo un palazzo incantato, o una principessa dalla piuma di un cigno volteggiante al vento di tramontana. Le nostre fate, al contrario, agiscono sullo stesso piano, ma come se fossero dirette da capricci ragionevoli; ed è una zucca ben rotonda e ben matura che viene trasformata, per il ballo di Cenerentola, in una bella carrozza dorata, e un grosso topo in un cocchiere baffuto. Timidezza e logica di fate razionali che si guarderebbero bene di confondere le apparenze e le analogie per il vano piacere di esibire il loro potere e che sacrificano, insomma, un po' della loro potenza al delicato piacere di rispettare la logica delle cose..." (Fernard Baldensperger).
I latini, quindi, a dispetto della loro leggendaria passionalità, paiono aver osato poco nella loro creazioni per la letteratura per l'infanzia, preoccupati sempre di veicolare un messaggio, di insegnare qualcosa, di travestire gli insegnamenti didattici sotto forma di evasione e sono invece i freddi e impassibili inglesi quelli che hanno regalato ai bambini di tutto il mondo i migliori viaggi nel regno della fantasia, per citarne giusto un paio tra i più famosi, Peter Pan e Alice nel paese delle meraviglie.

Tutte le citazioni sono tratte da Paul Hazard, Uomini, ragazzi e libri, Armando editore, Roma 1967.

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