lunedì 9 novembre 2015

L'isola sotto il mare - Isabelle Allende

Con L'isola sotto il mare ho fatto la mia prima esperienza di audiolibro e, seppur l'incontro sia stato casuale, non avrei potuto scegliere meglio. 
La narrazione dell'Allende, che procede quieta ma implacabile, ricca, ridondante, ritmata e insistente, ben si adatta al racconto orale. Me la vedo a raccontare davanti al focolare a nipoti e bisnipoti o a chiunque voglia ascoltare, ma considerando le latitudini a cui scrive e di cui scrive, forse sarebbe meglio piazzarla su un'amaca protetta dall'ombra di una lussureggiante vegetazione. 
Il racconto di Zarité mi ha accompagnato nei monotoni viaggi casa-scuola e quando sabato il cd è finito ricominciando dall'inizio come se niente fosse ci sono rimasta un po' male: "ma come mi lasci così? Senza darmi un preavviso? Senza dire niente?" Non sono proprio abituata a questo tipo di lettura, e non potendo vedere materialmente quante pagine mancano, a che punto della storia sono arrivata, non avendo la possibilità di andare a sbirciare avanti o a riguardare dietro, mi sembra che mi vengano sottratti dei riferimenti, delle possibilità. In realtà questa sottrazione è in se stessa una possibilità: ti mette nella condizione di ascolare con maggiore attenzione perché sai che non potrai tornare indietro e allo stesso tempo ti invita ad abbandonarti al racconto perché non importa se non hai colto esattamente il significato di quella data frase o il nome di quel tal personaggio. E' un lasciarsi trasportare dalla corrente delle parole che inevitabilmente da qualche parte ti faranno approdare. E' anche un esercizio di umiltà, e di fiducia.
Il testo in sé è bellissimo e già so che non resisterò alla tentazione di procurami il romanzo cartaceo per andare a rileggermelo. Ma questa è una mia deformazione e vi assicuro che anche solo ascoltato è godibilissimo.
Siamo alla fine del 1700 nella colonia francese di Santo Domingo. La voce narrante è quella di Zarité, o Tetè, una schiava che vive in una piantagione di canna da zuccherro alle dipendenze di Toulouse Valmorain. Tetè si può considerare una schiava fortunata perché a differenza di tanti suoi compagni non finisce a tagliare o triturare la dura canna da zuccherro, ma viene scelta per servire la sposa del padrone e vivrà sempre, o quasi, nella casa grande dove si mangia meglio, il lavoro è meno duro e si hanno maggiori probabilità di sopravvivenza. Quello a cui la sorte non la sottrae e che fa di lei comunque una schiava è la sottomissione incondizionata al padrone che dispone della sua vita e della sua persona a suo piacimento. Teté conoscerà la violenza, la paura, l'umiliazione e il dolore, ma sarà sempre una ragazza e poi una donna saggia e forte. Lotterà per i suoi figli, assaporerà la libertà e rimarrà sempre fedele a se stessa, seguendo la sua zetoile e confidando nella protezione di Erzulì.
La Allende non fa sconti a nessuno e mentre scorre la piccola storia di Zarité la grande storia del mondo galoppa, spietata, implacabile.
Ne L'isola sotto il mare  il crudo realismo si fonde alla spiritualità e alla magia creando quelle atmosfere rarefatte eppur fin troppo vere che sempre mi affascinano nella narrazione della Allende che penso che sia una delle poche romanziere contemporanee che esercitano su di me lo stesso fascino dei grandi classici.

Nessun commento:

Posta un commento

e tu cosa ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...