sabato 10 ottobre 2015

Northanger Abbey - Jane Austen

Si avvicina la conclusione del mio percorso annuale con Jane Austen e so già che mi mancherà. Questa è la penultima tappa: insolitamente breve e insolita anche per altri aspetti.
Northanger Abbey si discosta un po' dagli altri romanzi di Jane Auten, pur mantenendo le caratteristiche che rendono unica questa autrice. Il tono fresco, brioso e ironico, la struttura perfetta e il linguaggio cristallino. Cos'ha di diverso?
In qualche modo è un metaromanzo, nel senso che parodiando i romanzi gotici, e dicendo al lettore come una certa vicenda sarebbe narrata o un certo personaggio sarebbe descitto in un romanzo gotico, Jane Austen ci mostra esattamente cosa non bisogna fare per non cadere nel ridicolo e come invece procedere per ottenere una narrazione realistica. Considerando quanto poco sappiamo della vita dell'autrice e del suo lavoro "dietro le quinte" è anche da considerarsi una preziosa testimonianza. I tempi dei diari delle scrittrici (mi vengono in mente la Plath o la mia cara Virginia Woolf) dai quali possiamo spiare il loro modo di procedere, le loro riflessioni sulla lingua, la lettura e la scrittura sono ancora lontani da venire!
Nel romanzo l'autrice si lancia anche nella difesa appassionata del romanzo come genere, lascio a lei la parola:

"Sebbene la nostra produzione abbia offerto autentico piacere più della produzione di ogni altra corporazione letteraria, nessun'altra opera letteraria è stata tanto maltrattata. Per orgoglio, ignoranza o rispetto della moda i nostri nemici sono tanti quanti i nostri lettori. (...) sembra vi sia il desiderio quasi generale di denigrare l'abilità e sottovalutare il lavoro del romanziere, e di trattare come cosa dappoco quelle opere che a ben riflettere hanno dalla loro soltanto il genio, lo spirito e il buon gusto. (...) un'opera nella quale si dispiegano i maggiori poteri della mente, nella quale la più profonda conoscenza della natura umana, la più felice descrizione delle sue varietà, il più vivo effondersi di spirito e umorismo vengono espressi nel linguaggio migliore."
Si poteva dirlo meglio?!

E ora la storia: Catherine Morland sembra essere l'antieroina per eccellenza. Provvista dalla natura di una comune bellezza e di una ancor più comune intelligenza, è una ragazza di campagna, con solide radici e pochi grilli per la testa. Il suo viaggio a Bath e l'incontro con Isabella la introdurranno ad un mondo di più raffinati, o piuttosto artificiosi, usi e costumi e alla passione per i romanzi gotici. A controbilanciare il negativo influsso di Isabella sulla giovane, sarà l'amicizia di una coppia di fratelli, Henry e Eleanor Tilney che invitandola a soggiornare nella loro tenuta, l'Abbazia di Northanger, appunto, metteranno alla prova dapprima la sua impressionabilità e in seguito la sua forza di carattere. Chaterine uscirà da questa avventura più consapevole di sé e del mondo. In questo romanzo della Austen troviamo un'eroina diversa dalle altre: un personaggio lineare, un animo semplice. In Chaterine non c'è nulla del carattere anticonformista di Elizabeth Bennet, nulla del tormento di Marianne Dashwood o del rigore severo della sorella Eleanor, nulla della complessità di Emma. Chaterine è così come si presenta e come tutti possono vederla. Questo romanzo della Austen, forse più vicino ai romanzi giovanili che alle opere più mature, è un romanzo felice e fresco. Sempre godibile e perfetto (sono di parte, lo so), anche se forse meno raffinato degli altri. E questo è il massimo della critica che mi sento di muovere a Jane!

Jane Austen, Northanger Abbey, Oscar Mondadori, Milano 1982.

Nessun commento:

Posta un commento

e tu cosa ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...