giovedì 13 agosto 2015

Nodi al pettine - Marie-Aude Murail

Alla fine doveva succedere che mi deludesse anche lei. Considero Marie-Aude Murail una delle mie preferite scrittrici contemporanee - o forse l'unica che potrei definire tale - e fino a qualche giorno fa deteneva per me un altro primato: tra i suoi libri tutti quelli che avevo letto mi erano piaciuti molto. Fino a Nodi al pettine. Avevo grandi aspettative su questo libro, pensavo di ricavarne qualche ora di genuino divertimento e spunti  per riflessioni più serie; mi aspettavo di ritrovarci lo stile pulito, arguto e curato dell'autrice e invece per me non va al di là della "piacevole lettura da ombrellone"... e per di più non l'ho letto sotto l'ombrellone, ma in due afose serate milanesi.
Racconta la storia di Louis, un ragazzino quattordicenne rampollo di un'agiata famiglia parigina, figlio di un rinomato chirurgo, allievo svogliato di un prestigioso liceo.
Tutto inizia quando la scuola impone agli studenti di trovarsi uno stage di una settimana. Il padre si attiva per trovare al figlio uno stage che sia conforme ai suoi desideri, dove "i suoi" sono quelli del padre e non del figlio, però, che infatti finirà per accettare lo stage trovato dalla nonna presso Maité Coiffure, un salone da parrucchiera. Come si può facilemente immaginare il padre non è affatto contento, ma pensa che servirà al figlio, se non altro per fargli capire quanto è duro e disprezzabile il lavoro manuale e quanto gli convenga mettersi sotto a studiare per ottenere un impiego " di più alto livello". Ma le cose prendono tutta un'altra piega... per non uscire dalla metafora coiffeurista.
Louis si appassiona al mestiere e scopre di avere un innato talento. Ad accorgersente è Fifi, il parrucchiere gay dalla punta delle scarpe alla radice dei capelli, una macchietta! Che si accompagna ad altri personaggi parimenti stereotipati: l'apprendista svogliata, la bellissima perseguitata da un amore canaglia - o piuttosto delinquente - e la proprietaria avida, grassissima, truccatissima e appariscente.
Tant'é: in questa banda sgangherata Louis trova una nuova famiglia, trova l'apprezzamento e l'affetto che a casa non riceve.
In capo a una settimana capisce che il parrucchiere è il lavoro della sua vita ed è pronto a tutto per realizzare il suo sogno, subito, senza esitazioni.
Come pensate che la prenderà il padre?
Il finale è quello che più mi ha deluso. Mi dispiace anticipare e rivelare la trama, quindi chi ha intenzione di leggerlo e non vuole rovinarsi la sorpresa, non legga oltre. Anche se non penso che sia la suspence o l'effetto sorpresa il punto di forza di questo romanzo.
Ovviamente Louis diventerà un parrucchiere, ma non si accontenterà di essere un qualuque parrucchiere, no. Dopo aver rilevato il salone della sua vecchia datrice di lavoro, lo rinnoverà completamente, lo amplierà e ne farà il salone più all'avanguardia di tutta Parigi. Ma ancora non basta, aprirà una serie di saloni, una catena, la catena più chic di tutta la Francia.
Perché riesce a fare tutto questo?
Perché ha talento, ha lavorato tanto, si è impegnato, ha creduto e ha seguito i suoi sogni?
Questa dovrebbe essere la morale.
Ma a mio parere c'è un'altra componente fondamentale: è ricco. Se non lo fosse stato non avrebbe nemmeno potuto cominciare e si sarebbe dovuto accontentare di essere un semplice parrucchiere, come tanti altri ragazzi pieni di talento. E penso che mi sarebbe piaciuto di più così.
Ma può il rampollo di una famiglia ricca fare questa fine?
Certo che no!
E il padre?
Ovviamente è orgogliosissimo.

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