lunedì 24 agosto 2015

Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra - Roald Dahl

Due racconti che ruotano intorno ai libri: il primo, Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra, ha come protagonista un libraio, il secondo, Lo scrittore aautomatico, vede in azione un aspirante scrittore.
Entrambe le categorie ne escono piuttosto maluccio. Mi chiedo che cosa fosse successo a Dahl, che pare proprio di umore nero anche se non perde il suo stile frizzante e sferzante.
Non vengono fatte concessioni alla speranza e all'ottimismo e pare proprio che Dahl sia sulla strada di una riflessione sulla fine dei libri. Considerando che questi racconti sono stati scritti nel 1946 viene da pensare che questo discorso tanto attuale oggi sia in realtà nato parecchio tempo fa e questo è a ben vedere positivo perché vuol dire che la tanto temuta fine è stata finora scongiurata.
Meno incoraggiante è pensare che chi ha a che fare con i libri - scrittori, editori, librai - debba sempre lottare per la sopravvivenza.
In breve queste sono le trame:
1. Un libraio di volumi rari ed antichi cela dietro a questa attività poco redditizia un altro giro di affari, sporco e poco nobile, ma decisamente più lucroso. Per la serie: con i libri non si campa,... o forse sì...
2. Un triste e geniale nerd si sente frustrato nelle sue ambizioni di scrittore e decide di mettere a punto una speciale macchina in grado di comporre automaticamente racconti e romanzi di sicuro successo. I risultati sono strabilianti e inquietanti.
"In questo preciso momento, mentre sto qui seduto ad ascoltare il rantolo dei miei nove figli affamati nella stanza attigua, sento la mia mano strisciare sempre più vicino a quel contratto dorato che mi aspetta all'altra estremità della scrivania.
Oh, Signore, dacci la forza di far morire di fame i nostri figli."

Roald Dahl, Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra, Tea, Milano 1999.

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