venerdì 6 febbraio 2015

Picnic al cimitero e altre stranezze - Marie-Aude Murail


Copertina Picnic al cimitero e altre stranezze

 E' iniziato un po' in sordina tanto che stavo quasi per abbandonarlo pensando "No, Marie-Aude anche tu mi deludi?!" ma dopo un paio di capitoli si è ripreso alla grande trasportandomi per un paio d'ore nella Londra ottocentesca, nei miseri panni di un ragazzino povero, affamato e deriso, ma con un enorme forza di volontà e, per finire, nella testa e nella vita turbinosa di un grande scrittore, il più grande scrittore di tutti i tempi secondo l'autrice.
So che più di qualcuno avrebbe da ridire su quest'affemazione, io per prima, ma dopo aver letto Picnic al cimitero e altre stranezze di Marie-Aude Murail sarete tentati di pensarla come lei, se non altro per la determinazione e la furia creativa di quest'uomo.
Una piccola nota, nell'edizione originale il libro si intitola molto più sobriamente Charles Dickens, ma evidentemente in Italia abbiamo bisogno di una facciata più accattivante per accaparrarci i lettori e riuscire a vendere un libro che parla solo di Charles Dickens... ma lasciamo perdere la nota amara....
La scrittura della Murail è sempre linda, scorrevole e piacevole, tanto nei romanzi quanto in queste che definirei delle biografie romanzate. Avevo già apprezzato Miss Charity (che rimane il mio preferito) e esco or ora entusiasta dalla lettura di quest'altro libro.
Mi è sembrato di andarmene a braccetto con Dickens, un giovanotto spavaldo e allegro, un forsennato lavoratore, un ardente lettore. A sentire le descrizioni delle sue letture pubbliche darei non so cosa per averci assistito, peccato che la tecnologia all'epoca non fosse ancora tanto evoluta da poterci trasmettere una registrazione. Si dice che intere folle piangessero e ridessero con lui, si narra di svenimenti e di urla di terrore, di risate e innamoramenti folli.
E voi lo sapevate che ha lavorato come un matto? Giorno e notte, senza mai lamentarsi, nonostante i problemi di salute e la sovrabbondante famiglia. Dopo essersi affrancato, per un caso fortuito, dal suo destino di "attacca etichette di lucido da scarpe" a cui la madre lo aveva relegato, è stato stenografo, redattore di cronaca e solo alla fine scrittore. Ma anche quello non gli bastava e si è messo in tournée per leggere le sue opere al pubblico di lettori, i suoi lettori che lo adoravano, e che lui adorava.
E' stato filantropo, attore, regista e sceneggiatore.
Ha scritto come una furia per tutta la vita:

"Morire prima di aver finito uno dei miei libri? Sì, ci ho pensato... ma, vedete, non si può fare altro che continuare a lavorare, finché c'è luce".

Marie-Aude Murail, Picnic al cimitero e altre stranezze, Giunti junior, Firenze 2012.

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