martedì 11 febbraio 2014

Lezioni di volo

Una favola dolce, delicata, giusta e piena di speranza. Ho letto Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - il titolo in proporzione è lungo quasi quanto il testo intero! - di Luis Sepulveda e mi è piaciuto moltissimo. 
Nel mio immaginario questo libro stava accanto a Il Piccolo Principe e Alice nel Paese delle meraviglie, e lì è rimasto, ma l'ho riposto con il sorriso sulle labbra e la speranza nel cuore. Ho deciso che lo leggerò ai miei figli, ai due maggiori almeno, per dar loro un messaggio di bontà, generosità, amicizia e amore; e poi, naturalmente, per leggergli qualcosa di bello.
E' un testo breve, ma perfetto. Tutti i personaggi sono dipinti stupendamente, il gatto Zorba, la gabbiana Kengah, la piccola Fortunata e gli altri gatti, Sottovento, Segretario, Colonello e i due gattacci randagi, lo scimpanzè Mattia e l'umano di Bubulina. Le emozioni del volo e l'importanza di affrontarlo al momento giusto, però, e con la giusta spinta, sono raccontate meravigliosamente. 
Questo  piccolo testo mi ha ricordato che tutto è possibile, se solo si osa crederci.
E se un gatto ha potuto allevare e insegnare a volare a una gabbianella, io saprò prendermi cura dei miei cuccioli, per quanto diversi da me essi possano sembrarmi.
L'unico difetto del libro è questo: mi è rimasta voglia di un gatto per casa!

venerdì 7 febbraio 2014

Grandi speranze - Charles Dickens

Aspettava tra i primi della mia lista da molto tempo e per leggerlo ne ho sicuramente impiegato troppo di tempo. Iniziato lo scorso anno (fine novembre-inizio dicembre) e terminato solo un paio di settimane fa. Certo in mezzo ci ho letto di tutto e di più, ma insomma... il romanzo delle lungaggini. 
Ho fatto molta fatica ad entrarci, me lo sono trascinato in lungo e in largo - anche fisicamente, e spero che i bibliotecari non protestino per come rendo loro una copia che era immacolata - verso la fine, diciamo l'ultimo terzo, iniziava ad appassionarmi, ma poi la fine che delusione! 
Tanto buonismo, così poca dell'ironia adorabile di Dickens, anche i personaggi che potevano essere interessanti alla fine vengono edulcorati, sfumati i loro tratti caratteristici, questa la sorte di due tra i miei personaggi preferiti, Miss Havisham e Mr. Jaggers. E poi c'è questo Pip, il protagonista, eterno "niente": né buono né cattivo, sempre incerto, sempre in forse, troppo formale, troppo finto. L'unico momento in cui mi è piaciuto è nella sua infanzia, dove davvero lo troviamo miserabile, ingenuo, spaventato e buonissimo. Ero in cerca di estremi, volevo il buono buono e il cattivo cattivo che normalmente si trovano in Dickens; volevo una storia lacrimevole, sì, ma anche divertente; volevo la critica alla società travestita da buoni sentimenti. Ho trovato tanti buoni sentimenti, poca critica, poco divertimento e anche poche lacrime. Ma forse sono io che non ho saputo trovarli. Mi ripropongo di leggere nuovamente il romanzo tra qualche anno.

Ridotta all'osso questa è la trama: Pip, povero orfanello viene cresciuto dalla sorella nella miseria e nel terrore. Inaspettatamente riceve una fortuna da un misterioso benefattore e si trasferisce in città per diventare un "signore". Lo svelamento della fonte della sua fortuna sarà uno choc per tutti.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...