mercoledì 19 novembre 2014

Lezioni americane - Italo Calvino

Questo libro mi gira per casa e tra le mani a intervalli regolari dal 1994. 
Lo so perché in gioventù usavo annotare sul frontespizio dei libri che acquistavo il mio nome e la data di acquisizione. 
Dal 1994: confesso che mi fa un po' impressione. Nel '94 avevo... be' vent'anni in meno di oggi, ero proprio una ragazzina e a questo pensiero mi impressiono di nuovo se penso che io a quell'età leggevo (o per lo meno provavo a leggere) le Lezioni americane di Calvino e i ragazzini a cui insegno oggi, che sono di poco più giovani, leggono Geronimo Stilton, come mio figlio di seconda elementare. Nessuna offesa per Geronimo Stilton, che anzi apprezzo, e nemmeno per i ragazzini, poveri loro, ma semplicemente una cosiderazione su quanto è cambiata, e senza dubbio peggiorata, la situazione scolastica e culturale.
Altro dato che mi fa sentire un po' vecchia e un po' fantascientifica è che nel saggio si allude al 2000 come a una data ancora lontana da venire, simbolica e portatrice di chi sa quali traformazioni. Se penso poi che mio figlio ultimamente chiede alle persone che incontra:"Tu quando sei nato? Nel duemila..." Dando per scontato che più indietro non si possa risalire, be' ho chiara davanti agli occhi la mia età anagrafica e mi sembra pure più "importante" di quanto realmente sia.
Ora, sicuramente quello non era un libro adatto a me nel 1994 se ancora oggi, quando finalmente sono riusciata a leggerlo completamente, ho fatto fatica. E' un libro densissimo: sono solo 135 pagine, ma così piene di idee, nozioni, suggerimenti, citazioni, riferimenti letterari e culturali, da richiedere un impegno di lettura considerevole. Ho già ammesso di aver fatto fatica, confesso ora di non averlo capito completamente, alcune parti, proprio per il loro sottobosco culturale mi rimangono oscure.
Una immagine mi ha sempre accompagnato quando ripensavo, e ripescavo, questo libro durante questi vent'anni: l'immagine del poeta Cavalcanti che spicca un agile salto aldilà delle pietre tombali, un'immagine così perfetta, lieve e incisiva che non l'ho mai dimenticata.
Normalmente andavo poco oltre la rilettura di questo mirabile paragrafo.
Imponendomi la lettura completa del saggio, ho scoperto altre chicche e avuto l'opportunità di approfondire alcuni temi. Vorrei lasciarvi una riflessione dell'autore sulla capacità di fantasticare o di "evocare immagini", secondo l'espressione di Calvino:

"Il potere di evocare immagini in assenza continuerà a svilupparsi in un'umanità sempre più inondata dal diluvio delle immagini prefabbricate? Una volta la memoria visiva di un individuo era limitata al patrimonio delle sue esperienze dirette e a un ridotto repertorio d'immagini riflesse dalla cultura, la possibilità di dar forma a miti personali nasceva dal modo in cui i frammenti di questa memoria si combinavano tra loro in accostamenti inattesi e suggestivi. (...)
Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall'allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini."

Citazioni tratte da Italo Calvino, Lezioni americane, Mondadori, Milano 1993.

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