martedì 26 agosto 2014

Tutt'altro che tipico - Nora Releigh Baskin

"Mia madre vuole aiutarmi. Vuole che io sia felice. E io credo che mia madre voglia aggiustarmi. Vuole che sia più simile a lei, anche se lei non sembra poi tanto felice per la maggior parte del tempo.
E se non può aggiustarmi, vuole almeno potersi spiegare perché sono così.
Allora sta cercando un motivo. Un motivo che possa spiegare quello che sono.
Potrebbe essere:
Il mercurio nel vaccino trivalente
Un cromosoma capriccioso
Un gene mutante
Troppo burro di arachidi mangiato durante il primo trimeste
Insufficiente ossigeno durante il parto
Insufficiente burro di arachidi (esiste una cosa simile?)
Fumare durante la gravidanza (ma mia madre non fuma)
Forse è l'inquinamento dell'aria, o i fertilizzanti nelle verdure, o gli ormoni nel latte, le piogge acide, il riscaldamento globale. Forse sono le radiazioni emesse dalla televisione. O il microonde.
O forse sono soltanto io."

Io la capisco questa madre che vuole aiutare, aggiustare, o perlomeno, capire, trovare un motivo, una spiegazione. Una spiegazione per cosa poi? Per un figlio speciale, per un figlio così diverso dagli altri bambini, così diverso da quello che lei si era immaginato nei nove mesi di gravidanza, che fu davvero una dolce attesa, tutta pancia e poesia, a differenza delle successive, così faticose e pesanti. Un motivo per quei comportamenti così bizzarri, che aveva considerato buffi e così caratteristici finché era stato piccino e che ora, improvvisamente, erano diventati un problema, per lei.
La vedo chiaramente questa madre sempre intenta a rimuginare, a osservare, a dare spiegazioni, a scusarsi, a studiare, a parlare, a piangere.
La conosco bene questa madre, perché questa amdre sono io, sono anch'io.
Tu lo hai sempre saputo che tuo figlio era un tipo originale, fuori dagli schemi, un po' difficile da gestire, ma era tuo figlio ed ovviamente era la creatura più meravigliosa che tu avessi mai incontrato. Poi un medico butta lì due paroline, come se niente fosse, e quello che era caratteristico e originale diventa stereotipico.
Di fronte alla diagnosi la sensazione iniziale è di sollievo: hai un nome, è una sindrome, non è colpa tua, non hai sbagliato tu, non hai responsabilità, non lo hai viziato, non sei stata troppo assente né troppo presente, non potevi farci niente. 
Poi arriva la tristezza, la paura, la preoccupazione, il "perché proprio a me", la depressione, la furia inquisitrice, la smania di aggiustare, rimediare, raddrizzare, rattoppare.
Finché ti stanchi di tutto questo e torni a guardare tuo figlio con gli occhi dell'amore e ti accorgi che è sempre il tuo bambino speciale che ti vuole un mondo di bene - anche se non te lo dice - e che vuole solo essere amato per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti, come tutti.
Jason Blake è un ragazzino autistico con la passione e il talento per la scrittura; decide di raccontare la sua storia nella nostra lingua, quella dei neurotipici. Ci racconta delle sue difficoltà scolastiche, dei suoi amici virtuali e della sua famiglia, mamma, papà e il fratellino Jeremy. Lo fa in modo diretto e sincero, e attraverso i suoi occhi vediamo le nostre reazioni di neurotipici e impariamo a conoscerci meglio.

Tutte le citazioni sono tratte da Nora Releigh Baskin, Tutt'altro che tipico, Uovonero, Crema 2013.

5 commenti:

  1. Questo è un libro che sicuramente leggerò... grazie tesoro

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  2. ecco vedi gli occhi dell'amore. è con quelli che bisognerebbe guardare le persone, tutti, neurotipici e neurodiversi. avremmo un mondo migliore, meno giudicante, meno soffocante, meno stronzo, più attento all'ascolto, alle nuvole e alla poesia che c'è in ognuno di noi.
    libro da leggere, assolutamente.
    Maria

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  3. Io ti abbraccio tanto tanto perché sei meravigliosa!!!

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  4. È sempre e solo questione di punti di vista. Anche il modo di essere e di essere capiti e accettati, voglio dire. Se la "normalità" fosse Asperger, per esempio, gli strani saremmo noi. Se solo si riuscisse ad avere una visuale ampia, Dio che mondo magnifico avremmo! Marya

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