lunedì 25 agosto 2014

Saltatempo - Stefano Benni

"Vede" disse Testuggine "suo figlio è un ragazzino intelligente, ma è distratto. Sogna, si incanta, in storia confonde le date, fa i compiti del giorno dopo, si mette a parlare del futuro come se lo conoscesse e dei babilonesi come se li avesse visti. Mescola i romanzi, la geografia, gli animali. E soprattutto quando parla salta da una cosa all'altra, da un argomento all'altro, divaga, e non sa mai che ora è che giorno è, gli compri almeno un orologio."

Saltatempo è un ragazzo di paese, un ragazzo dei boschi, un ragazzo del fiume. Vive in un villaggio di poche anime, dove tutti conoscono tutti, in più lui conosce dei e gnomi che popolano il bosco e gli appaiono mentre scarpagna lungo la via per la scuola. E' figlio di un falegname comunista e orfano di madre. E' un ragazzino speciale dotato di un orobilogio che lo fa viaggiare nel futuro e così vede la trasformazione del suo paesello dove man mano tratti di bosco vengono abbattuti per far spazio a casette di villeggiatura sulla cresta del monte, a un tratto di autostrada, a nuovi commerci, non sempre leciti. 
Tutta questa innovazione mette in pericolo la vita degli abitanti del paese: frane, droga, corruzione.
Insieme al paese si trasforma la popolazione: tra i compagni di scuola di Saltatempo c'è chi farà strada onestamente, chi cavalcherà l'onda, tradendo gli amici, chi resterà e chi partirà, chi non ce la farà.
Saltatempo è un romanzo di formazione, molto intenso e anche molto divertente.
Seguiamo la voce narrante dai primi anni di scuola fino alle soglie dell'età adulta attraverso le sue esperienze che sfociano nella grande storia: lo studio, gli amici, l'amore, la contestazione studentesca e operaia.
Forte è la contrapposizione città-campagna, uomo-natura, bene-male.
L'anello di congiunzione è, a mio avviso, Selene: il grande amore. La ragazzina ghiotta di fragoline di bosco e amante dei giochi al fiume che viene portata a vivere in città dai genitori, borghesi arricchiti e ormai estranei al paese. Lei, dopo aver attraversato una fase di "inurbamento", riscopre la bellezza dei boschi e la genuinità del suo amore di infanzia, Saltatempo.
Ho avuto la fortuna di leggere questo romanzo di Benni in montanga in un paesino che sembra assomigliare molto a quello descritto dall'autore. Anche qui si vogliono abbattere pini secolari e espropriare orti per costruire una strada, anche qui i ragazzini girano in moto o su auto di lusso, quando sarebbe più comodo e più bello andare a piedi o in bicicletta. Vedo gli indigeni fumare e buttare le cicche negli orti, bere una bibita e lanciare la lattina nel prato. Mentre i villeggianti sono super attenti e rispettosi. E' come se non si rendessero conto che quanto hanno intorno è un bene da salvaguardare. C'è tanta abbondanza di natura e bellezza che è data per scontata. Anche qui c'è qualche Saltatempo che cerca di dare l'allarme: speriamo che venga ascoltato.

Le citazioni sono tratte da Stefano Benni, Saltatempo, Feltrinelli 2002.

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