lunedì 4 agosto 2014

Il mistero del London Eye - Siobhan Dowd

"I ragazzi non svaniscono nell'aria."
Anche se ogni tanto, forse, vorrebbero farlo; o almeno vorrebbero librarsi in volo e nascondersi dietro a una nuvola, giusto il tempo necessario per riprendere fiato.
I ragazzi non svaniscono nell'aria, ma è vero che sono molti i casi di persone scomparse che rimangono irrisolti; e quello di Salim sembra destinato proprio a questa sorte. 
Salito a bordo di una capsula del London Eye per un giro sulla più grande ruota panoramica del mondo e, apparentemente, mai più sceso. La polizia è sulle sue tracce, e i suoi cugini, Kat e Ted, anche.
Ted è un ragazzino speciale, il cui cervello, per dirla con le parole dell'autrice, "gira su un sistema operativo diverso da quello degli altri". E' affetto da una sindrome che gli rende molto difficile leggere il linguaggio del corpo, parlare al telefono, avere amici, sostenere una conversazione convenzionale, capire le emozioni altrui, vivere situazioni sociali, capire le matafore e i modi di dire, intuire il non detto. 
D'altra parte è dotato di un'intelligenza eccezionale, di una capacità di osservazione acuta, di un'ottima memoria e di una logica ferrea. 
Questa sindrome, che nel romanzo non viene mai nominata - non so per quale motivo -, è chiaramente la sindrome di Asperger. E Ted è un "aspie" con i fiocchi, con tanto di mano sfarfallante, repulsione per il contatto fisico, ossessione, per la meteorologia, nel suo caso, bisogno di spazi personali e necessità, quasi vitale, direi, di saltare, perché saltare svuota la mente e aiuta a pensare, come spiega lui stesso.
Mentre la polizia brancola nel buio e gli adulti si lasciano andare alla disperazione, saranno Kat e Ted a dare una svolta alle indagini.
Ted elabora nove teorie e, coadiuvato dalla sorella - il braccio - le verifica, eliminandole una ad una, fino a restare con quella vincente.
Il mistero del London Eye è un giallo avvincente, un romanzo che sta dalla parte degli aspie e ci racconta il mondo dal loro punto di vista, senza drammi, ma anche senza ironia - come hanno scelto di fare altri autori - semplicemente per quello che è: un modo diverso di vedere le cose. Né giusto né sbagliato, né migliore né peggiore.
Perché in fondo questo è la sindrome di Asperger: non una malattia, ma un diverso modo di essere.

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