giovedì 24 luglio 2014

Il labirinto dei dettagli - Hilde De Clercq

"Io dovevo portare sempre lo stesso maglione, i capelli a coda di cavallo, annodati con un nastro rosso, e gli stessi orecchini (quando si tiene un neonato tra le braccia e lui ti appoggia la testa sulla spalla, la prima cosa che vede sono il nastro e gli orecchini). Anni dopo, quando già sapeva parlare, ripeteva spesso: "Fatti la coda". (...) Per lui la mamma era una combinazione di dettagli e niente poteva essere modificato."

Hilde De Clercq ci racconta la vita quotidiana con un figlio autistico e lo fa attraverso episodi dell'infanzia di suo figlio Thomas e insistendo sul "pensare in dettagli", una delle caratteristiche del modo di pensare delle persone autistiche che si riflette sulla triade delle loro maggiori difficoltà: la comunicazione, verbale e non; l'interazione sociale e i suoi codici; il gioco e l'immaginazione.
Come faccio ad apprendere nuove parole e a legarle a un oggetto se per me uno spazzolino rosso e uno verde sono due oggetti completamente diversi? Come faccio a sapere che la parola "bicchiere" vale per un bicchiere da acqua e per un calice? Come posso dare lo stesso nome a un'automobile vera e a una giocattolo? Ogni volta, quando cambia anche un solo dettaglio, devo ricominciare la mia analisi da capo.
E spostandosi dal concreto all'astratto, dal piano degli oggetti a quello delle emozioni o delle relazioni, le cose ovviamente si complicano sempre più: cosa vuole dire essere tristi o felici, cos'è il matrimonio, cosa vuol dire essere maltrattati, e maleducati? E così nascono i cataloghi di parole, i dizionari speciali per aiutare il figlio Thomas a orientarsi nel mondo. 
Un esempio:

"Mi maltrattano quando:
mi danno dei calci
mi tirano il berretto
mi tirano il cappotto
mi picchiano
mi graffiano
mi insultano"

Questi cataloghi vanno continuamente ampliati e aggiornati perché per un bambino autistico non è affatto scontato, anzi è molto difficile, e per alcuni impossibile, fare generalizzazioni. Viene a mancare il meccanismo che è alla base dell'apprendimento per tutti i bambini non autistici.
Questa particolare modalità di pensiero implica uno sforzo enorme per le persone autistiche per capire ed elaborare ogni cosa, implica anche il bisogno di più tempo per rispondere ad una domanda, per esempio, o per eseguire un compito perché richiede diversi passaggi addizionali.
Fondamentale è quindi la pazienza, l'osservazione e la chiarezza quando ci si trova ad interagire con un bambino autistico. Di mio aggiungerei che è necessario il rispetto per la loro individualità e l'amore a loro come persone.

"Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri.In un certo senso sono mal "equipaggiato" per sopravvivere in questo mondo... Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non ho desiderio di essere guarito da me stesso. (...)
Riconoscete che siamo diversi l'uno dall'altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi (Sinclair, in Peeters, 1999, p.5)."

Tutte le citazioni sono tratte da Hilde De Clercq, Il labirinto dei dettagli, Erickson, 2006.

2 commenti:

  1. Finalmente si inizia a parlare di neurodiversita' e a capire che alcune "malattie" sono frutto di maniere diverse di pensare. Questo concetto cambia radicalmente il punto di vista . A me piace da morire!
    Maria

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  2. Sì, questo è un grande passo avanti! anche se c'è ancora molta strada da fare, soprattutto per quanto riguarda il quotidiano.

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e tu cosa ne pensi?

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