martedì 4 marzo 2014

Il paradiso degli orchi - Daniel Pennac

"La voce femminile si diffonde dall'altoparlante, leggera e piena di promesse come un velo da sposa.
- Il signor Malaussène è desiderato all'Ufficio Reclami."

Eccolo qui Benjamin Malaussène, impiegato presso il Grande Magazzino con la funzione di capro espiatorio; nella vita privata, invece, è il fratello maggiore di una stramba brigata, 3 sorelle - una incinta di due gemelli, una divinatrice e un'altra che vive dietro l'obbiettivo di una vecchia Leica - e 2 fratelli - un adolescente in tutta la sua esuberanza adolescenziale e un piccolo attirato dall'orrido-, padre non pervenuto, madre assente, cane epilettico.
Che romanzo strano è questo di Pennac. Il primo della serie di Malaussène. E' un giallo, ma non solo, è anche una saga familiare, un circo e una denuncia della società. Ma soprattutto è un libro molto divertente, che si legge con piacere e che sorprende per le sue trovate narrative e per la sua scrittura così semplice, ma così precisa e visiva. Sembra di vederlo muoversi questo romanzo: l'azione è descritta con tale evidenza che ti aspetti di sentirla scoppiare anche tu quella bomba e i personaggi diventano subito reali, escono dal libro e ti accompagnano nella tua routine giornaliera. 
Guardate già solo l'incipit: si descrive una voce, "leggera e piena di promesse come un velo da sposa". Non è bellissimo?! Secondo me lo è.
Sono stata trascinata dentro questo romanzo, l'ho letto in un paio di giorni e penso che a breve seguiranno gli altri della serie. Dovrei leggerli in francese, ma... il mio francese ormai è piuttosto arrugginito e io sono pigra.
In breve questa è la storia: nel grande magazzino in cui lavora Benjamin Malaussène iniziano a scoppiare delle bombe, Malaussène si ritrova coinvolto nelle indagni che lo porteranno a passare da indiziato a collaboratore della polizia. Chi è il bombarolo? Perché vuole incastrare Malaussène? La verità è più inquietante del prevedibile, o, per dirla con Pennac, "Se davvero volete sognare, svegliatevi."

Le citazioni sono tratte da Il paradiso degli orchi, Daniel Pennac, Feltrinelli 1994.


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