venerdì 7 febbraio 2014

Grandi speranze - Charles Dickens

Aspettava tra i primi della mia lista da molto tempo e per leggerlo ne ho sicuramente impiegato troppo di tempo. Iniziato lo scorso anno (fine novembre-inizio dicembre) e terminato solo un paio di settimane fa. Certo in mezzo ci ho letto di tutto e di più, ma insomma... il romanzo delle lungaggini. 
Ho fatto molta fatica ad entrarci, me lo sono trascinato in lungo e in largo - anche fisicamente, e spero che i bibliotecari non protestino per come rendo loro una copia che era immacolata - verso la fine, diciamo l'ultimo terzo, iniziava ad appassionarmi, ma poi la fine che delusione! 
Tanto buonismo, così poca dell'ironia adorabile di Dickens, anche i personaggi che potevano essere interessanti alla fine vengono edulcorati, sfumati i loro tratti caratteristici, questa la sorte di due tra i miei personaggi preferiti, Miss Havisham e Mr. Jaggers. E poi c'è questo Pip, il protagonista, eterno "niente": né buono né cattivo, sempre incerto, sempre in forse, troppo formale, troppo finto. L'unico momento in cui mi è piaciuto è nella sua infanzia, dove davvero lo troviamo miserabile, ingenuo, spaventato e buonissimo. Ero in cerca di estremi, volevo il buono buono e il cattivo cattivo che normalmente si trovano in Dickens; volevo una storia lacrimevole, sì, ma anche divertente; volevo la critica alla società travestita da buoni sentimenti. Ho trovato tanti buoni sentimenti, poca critica, poco divertimento e anche poche lacrime. Ma forse sono io che non ho saputo trovarli. Mi ripropongo di leggere nuovamente il romanzo tra qualche anno.

Ridotta all'osso questa è la trama: Pip, povero orfanello viene cresciuto dalla sorella nella miseria e nel terrore. Inaspettatamente riceve una fortuna da un misterioso benefattore e si trasferisce in città per diventare un "signore". Lo svelamento della fonte della sua fortuna sarà uno choc per tutti.

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