martedì 29 ottobre 2013

Ehi, prof! - Frank McCourt

Ho letto questo libro pensando alle mie amiche insegnanti e, in particolare, alla mia cara amica Frenci che ha il coraggio di insegnare alle scuole medie con un'abnegazione che ha dell'incredibile. Prima di lei ho conosciuto un'altra sola insegnante così, la mia prof. Graziani che  negli anni '90 ha insegnato italiano, storia, geografia, e di suo, cinema e giornalismo, a una banda di ragazzini tra cui ho avuto la fortuna di esserci anch'io.
Lei arrivava in classe con un termos di caffè e una banana, che costituivano il suo pranzo, si lanciava in lezioni appassionate, ci assegnava compiti inusuali che ci venivano riconsegnati corredati da qualche segno rosso, molte parole e qua e là chiazze del suddetto caffè. Io l'adoravo. Penso che sarebbe stata una buona collega per McCourt. Sicuramente è stata un'ottima insegnante.
Frank McCourt è bravo, niente da dire, ma si ripete si ripete e si ripete. E' il suo terzo romanzo che leggo e, come già era capitato per il secondo, ho ritrovato una marea di cose già lette, non solo gli stessi temi, ma le stesse parole. Forse è voluto, ma io lo trovo noioso e, tutto sommato, una facile scorciatoia per l'autore.
In questo Ehi, prof! - il titolo per me è formidabile, molto meglio dell'originale Teacher Man - la prima parte è una sorta di riassunto delle puntate precedenti: l'infelice infanzia irlandese, la povertà, l'emigrazione, l'emarginazione,... Dove McCourt dà il meglio di sé e nel racconto della sua vita in classe, le sue lezioni mirabolanti, i suoi studenti e i loro genitori.
In quelle pagine vengono fuori le difficoltà, le speranze, le frustrazioni, i sogni e gli sporadici successi degli insegnanti. E' qui che troviamo le migliori osservazioni e l'humor così peculiare di questo autore.
Spassosissima la declamazione della ricetta dell'anatra alla pechinese con tanto di accompagnamento musicale.
Mi sento di concludere con un ringraziamento a tutti i bravi insegnanti perchè insegnare è un lavoro per lo più faticoso e ingrato, normalmente sottopagato e poco riconosciuto socialmente. Penso anche che sia un lavoro che richieda una particolare vocazione e ora, alle prese con i primi compiti di mio figlio, ho nuovamente la conferma che non sarebbe stato il lavoro per me. Alunni e genitori ringraziatemi di non essere andata ad ingrossare le fila dei cattivi insegnanti, ahimè, già troppo popolose.


lunedì 14 ottobre 2013

Jane e la disgrazia di lady Scargrave - Stephanie Barron

Un romanzo mistery ambientato nell'Inghilterra del XVIII secolo, proprio all'epoca di Jane Austen che, udite!udite!, si pretende essere la voce narrante del romanzo.
Nella prefazione Stephanie Barron si presenta come la curatrice di questo manoscritto inedito della famigerata scrittrice, giunto nelle sue mani per un caso fortunoso quanto improbabile.
Lo sforzo della Barron è immane: scrivere un romanzo non solo "alla Jane Austen", ma addirittura da Jane Austen. Senza dubbio ce l'ha messa tutta ed è stata brava. Il romanzo riprende temi, toni, caratteri e linguaggio della Austen ricalcandoli fedelmente, forse fin troppo. Il risultato mi è parso ridondante: più Austen della Austen stessa.
Ciò non toglie che sia un romanzo molto godibile: intreccio avvincente - del resto l'autrice ha lavorato per la CIA come Intelligence Analyst - e buona scrittura. Ma Jane Austen rimane inimitabile.
A supporto del mio giudizio riporto qui due frasi dalla prima pagina:

"Quando una giovane gentildonna più dotata di buone maniere che di mezzi ha il buon senso di conquistare l'affetto di un gentiluomo più anziano, vedovo, possidente e agiato, si considera solitamente che il connubio sia dovuto all'intelligenza di entrambe le parti."

"Tuttavia, allorché il gentiluomo anziano muore all'improvviso di disturbo gastrico dopo tre mesi di matrimonio, lasciando alla moglie una proprietà considerevole, da dividere in parti uguali con il suo erede; e quando l'erede in questione offende la decenza prodigando le proprie attenzioni alla vedova...!"

La prima citazione, che costituisce l'incipit del romanzo, è assolutamente austeniana, ma nella seconda si tradisce uno spirito più moderno, soprattutto in quei tre puntini di sospensione seguiti da un punto esclamativo.
Sarebbe interessente leggere il testo in lingua originale.
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