domenica 24 marzo 2013

Belle per sempre - Katherine Boo

Il titolo farebbe pensare a un romanzetto rosa da quattro soldi o a un manuale di cosmesi e bellezza, invece si tratta di un romanzo-reportage molto serio e molto ben fatto la cui autrice è stata premiata con il Pulitzer.
Siamo in India, a Mumbai, nella città in piena espansione e modernizzazione. Vicino all'aereoporto internazionale la vita negli slum brulica e c'è chi si accontenta di sopravvivere e chi invece cerca di tenere il passo con la crescita rapida, disordinata e spesso corrotta della grande città.
Per scrivere questo romanzo l'autrice ha seguito e osservato da vicino per diversi anni un gruppo di abitanti dello slum di Annawadi e ci ha raccontato le loro storie così come le ha viste o le sono state raccontate.
La famiglia musulmana degli Husain: mamma Zherunisa, pratica, determinata e a suo modo amorevole, il marito malato e inabile al lavoro, molto attento al progresso e alla politica, il figlio maggiore Abdul, raccoglitore di immondizia, grandissimo lavoratore, sostentamento principale della famiglia, timido, goffo, leale, suo fratello Mirchi, più sbarazzino e la sorella scappata da un matrimonio infelice. La famiglia indù di Asha, donna ambiziosa che si ritrova invischiata in un giro di corruzione senza limiti nel quale finisce per coinvolgere anche la bella figlia idealista Manju. Fatima la storpia intorno alla cui autoimmolazione - per errore - ruota gran parte delle vicende. E ancora una schiera di ragazzini che vivono per strada cercando di sopravvivere ogni giorno racimolando in qualche modo pochi spiccioli per mangiare ed evitando di finire tra le mani della polizia del distretto. 
Katherine Boo ci racconta le vicende di questi personaggi, i loro pensieri e le loro ambizioni intrecciando alla cura del reportage una scrittura piacevole, asciutta ed essenziale che ben si confà alla realtà che vuole raccontare.
Ho apprezzato questo libro, ma non me la sento di unirmi ai cori entusiastici di cui leggiamo qualche eco nella quarta di copertina. Un esempio?

"Così stellate da far vergonare la maggior parte dei romanzi" The New York Times


martedì 19 marzo 2013

Sognando Jane Austen a Baghdad - Bee Rowlatt e May Witwit

Sognando Jane Austen a Baghdad era sulla mia lista dei libri da leggere da molto tempo, ma non riuscivo mai a trovarlo in biblioteca; avevo anche pensato di comprarlo, ma ora che l'ho letto sono contenta di non averlo fatto. Non che il libro sia brutto, anzi la lettura è piacevole e il contenuto lo definirei interessante, ma non è assolutamente quello che mi aspettavo. Non è un libro che sentirò l'esigenza di rileggere e quindi 18 euro sarebbero stati una spesa eccessiva.
Il titolo è decisamente fuorviante e probabilmente dovuto a ragioni commerciali: forse scelto per l'assonanza con il fortunato Leggere Lolita a Theran, o per attirare quei lettori sprovveduti, come me, che pensavano di trovarci qualche riferimento alla grande Austen. 
Mi sarei potuta informare e documentare prima, ma per scelta non lo faccio mai per i libri che hanno grande successo, per non farmi influenzare. Quindi ho dovuto affrontare due delusioni:
1. Non si parla di Jane Austen
2. Non è un romanzo! 
Forse la seconda è stata ancora più sconcertante: io non lo sapevo proprio che era una raccolta di e-mail e sulle prime sono stata tentata di restituirlo alla biblioteca senza nemmeno leggerlo. Poi, per pigrizia, ho iniziato a leggerlo, dato che lo avevo per le mani. 
E' una bella storia di amicizia tra donne che ne viene fuori e se da una parte abbiamo un bel quadretto della vita di una donna contemporanea alle prese con tre figlie, una casa e un lavoro part-time da gestire, dall'altra le descrizioni di May ci fanno entrare nella realtà di un paese in guerra, in cui la vita quotidiana fatta di lezioni all'università, spesa e appuntamenti dal parrucchiere deve fare i conti con le bombe, le perquisizioni e le minacce dei miliziani. Grazie a May abbiamo un racconto non ufficiale della "liberazione" dell'Iraq da parte delle truppe americane e della confusione nella quale il paese è precipitato.

Vorrei riportare due brevi frammenti che rendono il tono del libro e della sua duplice atmosfera:

May scrive: "Certo, il Vecchio aveva le sue colpe, ma stavamo certamente meglio prima. Oggi siamo solo un pezzo di terra sommerso dal sangue e dal caos. Prima, almeno, eravamo un paese sovrano e indipendente."

Bee scrive: "Oggi Eva ha la febbre e una brutta tosse, è dovuta restare a casa e non è potuta andare alla sua riunione. Justin ha trentanove di febbre, è annoiato e di pessimo uomore, e io devo ammettere di non essere molto paziente. A essere onesta, la malattia mi fa tenerezza nelle bambine, ma in un uomo grande e grosso è semplicemente irritante."

Sognando Jane Austen a Baghdad, Bee Rowlatt e May Witwit, Piemme, Milano 2010.
 


giovedì 14 marzo 2013

Bésame mucho - Carlos Gonzales

Prometto solennemente che sebbene sia prossima ad incontrare la mia terza figlia, non mi lascerò sommergere dai libri di puericultura e psicologia infantile né tanto meno li propinerò a voi. Forse il rischio era più alto con il primo figlio... Questo libro mi è stato regalato da una cara amica ed è l'unico del genere che ho letto durante la gravidanza; diciamo che cerco di entrare un po' nell'atmosfera.

Premesso ciò, partiamo dal titolo Bésame mucho: mi fa subito pensare alle cantanti improvvisate che si incontrano in metropolitana. Il sottotitolo è: Come crescere i tuoi figli con amore. Se il titolo mi faceva sorridere, unito al sottotitolo trovo tutto l'insieme lievemente irritante: perché ho bisogno di un manuale che mi insegni come amare i miei figli?
Ad onor del vero bisogna però dire che la foto in copertina è molto bella.
Ammetto che non avrei mai comprato questo libro, ma fidandomi della mia amica, che reputo una persona meravigliosa e un'ottima mamma alle prese con la sua prima bimba, l'ho letto. 
L'intento principale di Gonzales sembra essere quello di demolire le teorie dei suoi colleghi e di convincere le mamme a far dormire i loro figli nel lettone quanto più a lungo possibile.
Ora, io sono d'accordo con la filosofia di fondo: crescere i propri figli con amore, dolcezza e rispetto, dedicare loro tempo e attenzione. Ma perché questo deve passare necessariamente dal dormire insieme, portarlo in braccio fino ai tre anni di età, allattarlo fino allo sfininimento?
Io penso che ogni mamma debba trovare il proprio modo per vivere il legame con i figli, e anzi un modo diverso per ogni figlio perché non è detto che tutti abbiano bisogno o chiedano le stesse cose. 
E se non ci sono dubbi che i metodi "educativi" repressivi, violenti e crudeli siano da condannare, perché condannare a priori quei genitori che cercano un po' di riposo notturno abituando i propri figli a dormire da soli o a camminare per tragitti proporzionati alla loro età per evitare di rompersi la schiena, o ancora a mangiare quello che viene loro preparato e a prestare un po' di attenzione ai consigli e alle richieste dei genitori? 
Mi reputo una mamma affettuosa e amorevole, non ho mai seguito il "metodo Estivill" per far dormire i miei bambini, non li picchio e non li castigo, ma certo mi capita di alzare la voce e cerco di far seguire loro alcune regole e, non voglio negarlo, di avere anch'io una vita più semplice.
I diritti dei bambini vanno senz'altro tutelati, ma anche i genitori ne hanno qualcuno!

Perciò, cara Frenci, questo libro mi è sembrato eccessivo e poco realistico. Continua ad amare la tua bimba come tu sai fare e ricordati che i consigli vanno sempre presi con le pinze, primi fra tutti i miei!

venerdì 8 marzo 2013

Libroterapia per tutta la famiglia

Ultimamente in casa c'è un po' troppo fermento, stiamo tutti aspettando l'arrivo della sorellina e si passa dall'entusiasmo più sfrenato alla rabbia, passando per l'ansia dell'ignoto e l'inevitabile snervamento dell'attesa.

Dopo aver riscosso un buon successo con i libri per bambini in attesa, penso che sia arrivato il momento di proporre ai miei figli libri per i fratelli maggiori, e così ieri sera abbiamo letto, con l'aiuto del papà, Peter's chair di Ezra Jack Keats.

 Peter's Chair E' un libretto breve e semplice in cui Peter, il fratello maggiore, affronta l'arrivo della sorellina Susie e i cambiamenti che questa novità porta in casa. I genitori hanno dipinto di rosa la culla e il seggiolone che erano stati di Peter, che ora cerca di "salvare" la sua piccola sedia dalla medesima sorte. Ma... con sorpresa si accorge di non riuscire più a sedersi in quella sedia perché è diventata troppo piccola per lui e così decide di aiutare il papà a dipingerla rosa per la sua sorellina.

Five Little Monkeys Reading in Bed Poi abbiamo affrontato un altro problema: quello della messa a letto che nelle ultime settimane i bimbi continuano a cercare di ritardare il più possibile. Mama Monkey legge alle sue scimmiette una bella storia prima di metterle a letto, proprio come facciamo noi d'abitudine. Ma i cuccioli non vogliono dormire e chiedono un'altra storia e poi un'altra ancora finché la mamma non dice che è proprio ora di spegnere la luce e mettere via i libri. Ma le cinque scimmiette non si arrendono e decidono di leggere da sole, però non riescono a trattenere le risate per le storie divertenti e i singhiozzi per quelle un po' tristi, così la mamma arriva a spegnere nuovamente la luce e requisire i libri. Le scimmiette decidono di mettersi a dormire, ma strani suoni arrivano dalla camera delle mamma.... oh, anche la mamma legge a letto! E in coro le scimmiette le chiedono: "Ma mamma, cosa avevi detto? Lights out! Sweet dreams! No more reading in bed!".
Five little monkeys reading in bed: per bimbi con mamme lettrici!



giovedì 7 marzo 2013

I rabdomanti - Margaret Laurence

Questo è un altro romanzo consigliato da Simonetta Bitasi, un altro ottimo consiglio, dopo Il parnaso ambulante. 
 
Confesso di non aver mai sentito prima il nome di questa autrice e con tutta probabilità non avrei mai letto questo libro per vari motivi: difficile reperibilità (edito da una piccola casa editrice, Nutrimenti) e visibilità, titolo e copertina non invitanti e soprattutto non rappresentativi del romanzo, a mio parere.
Vengo a sapere che Margaret Laurence è una scrtittrice canadese di prima importanza nel suo Paese, maestra di Margaret Atwood e Alice Munro.
Questo è il suo ultimo romanzo, il quinto di una saga ambientata nella cittadina immaginaria di Manawaka, costruita sul modello della sua città natia nella provincia del Manitoba. Morag Gunn è la protagonista assoluta di questo romanzo, una donna contemporanea, scrittrice affermata e madre single alle prese con una figlia adolescente alla ricerca di se stessa che la mette sempre di fronte al suo passato e alla scelte fatte, anche per lei. Il romanzo è un continuo fluire tra presente e passato, tra realtà e ricordi, sogni o desideri. I passaggi sono fluidi e tutto si intreccia, o si mescola, come la corrente del fiume che scorre vicino alla casa di Morag, in due direzioni. Morag vive un'infanzia difficile, rimasta orfana viene cresciuta da una coppia di umili origini, Christie Logan e Prin, che vive ai margini della società, lui è l'Accatone del villaggio, altrimenti detto, lo spazzino comunale (quanto siamo lontani dai nostri moderni "operatori ecologici"), un cane sciolto, lei è una donna che si chiude sempre più in se stessa racchiudendo il suo mistero che non verrà mai svelato. Morag bambina soffre di questa situazione e matura una forte volontà di rivalsa. Seguiranno l'allontanamento dal villaggio, e dalla famiglia adottiva, l'università, la vita a Toronto, il matrimonio apparentemente perfetto, che si conclude in fallimento, una figlia voluta e cresciuta in solitudine, il ritorno alle origini. In tutto questo lottare e peregrinare una sola costante rimane: la scrittura. La volontà di afferrare il mondo attraverso la parola.

E' bello questo romanzo, intenso e assolutamente moderno. Lontano mille miglia da Jane Austen, così pacata e rassicurante. Eppure è sempre la storia di una donna, scritta da una donna. Mi sembra perfetto per augurare a tutte un buon 8 marzo!
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