lunedì 16 dicembre 2013

Somari alla riscossa!


Dopo il colpo di fulmine con Come un romanzo, non potevo non lasciarmi tentare dagli altri saggi di Pennac e così sono arrivata a Diario di scuola: un saggio sulla scuola, sugli studenti e in particolar modo su quelli che fanno più fatica, che rimangono indietro, che non ce la fanno, in altre parole, loro, i somari.
Per usare le parole dell'autore, è un saggio sullo scontro tra l'ignoranza e la cultura:
"Siete tutti uguali, voi prof! Quello che vi manca sono dei corsi di ignoranza! Vi fanno dare esami e concorsi di ogni genere sulle vostre conoscenze acquisite, quando la vostra prima qualità dovrebbe essere la capacità di immaginare la condizione di colui che ignora tutto ciò che voi sapete!"
Chi meglio di Pennac poteva parlarne? Lui, insegnante e ex-somaro, salvato da tre o quattro professori incontrati casualmente nel suo accidentato percorso scolastico, e votato in quanto insegnante a salvare i somari incontrati nelle sue aule?
Quanto è difficile accettare che ciò che sembra tanto ovvio a noi adulti "edotti", sia così incomprensibile e inavvicinabile per questi studenti. Suvvia, è chiaro, lampante, logico! Dov'è il problema? Dov'è il vostro problema? Perché il problema è sempre loro, degli studenti che non ce la fanno, che non ci capiscono niente. Ma questo ci e questo niente cosa sono? 
Da lì parte il professor Pennacchioni insieme ai suoi studenti svantaggiati. Bisogna scoprire cosa si nasconde dietro e dentro questo ci e questo niente. Tutto sta nel tornare indietro a quando noi ci affacciavamo ai misteri dell'alfabeto e dei numeri e a ricordarsi che per un bambino questi segni convenzionali sono solo segni.
Se il mal di lettura si cura con la lettura, il mal di grammatica si cura con la grammatica e il mal di numeri con i numeri. Niente discorsi astratti, ma applicazione, esercizio, costanza, metodo, pazienza.
E così Pennac ricorda il professore di francese, suo primo salvatore, che accortosi della sua riluttanza a consegnare il tema settimanale e della sua tendenza ad inventare scuse sempre più raffinate per la mancata consegna, decide di affidargli un romanzo da consegnare alla fine del trimestre. Non vuoi scrivere il tema? Bene, scrivi un romanzo! Sic!
Sembra assurdo, ma funziona! Ho provato con mio figlio, prima elementare: non vuoi leggere le paroline assegnate per compito? Bene, leggiamo un libro! Ha letto forse cento parole, contro le quindici assegnate.
Sorvolando sulle riflessioni sul contesto sociale, i cambiamenti generazionali, la pedagogia, etc. etc., che pure ci sono, Pennac si concentra sulla sofferenza dei somari.

"Quando io mi sedevo al tavolo annichilito dalla certezza della mia idiozia, tu ti piazzavi al tuo fremente di impazienza, impazienza di passare ad altro, anche, poiché il problema di matematica su cui io mi addormentavo, tu lo liquidavi in un lampo. I nostri compiti, che erano il trampolino della tua mente, erano le sabbie mobili in cui si impantanava la mia. (...) Alla fine tu eri quello studioso, io il pigro. Era questa, allora, la pigrizia? Questo impantanarsi in se stessi? E lo studio cos'era, allora? Cosa facevano, quelli che studiavano bene? Dove attingevano quella forza? Fu l'enigma della mia infanzia. Lo sforzo, in cui io mi anninentavo, per te fu subito una promessa di successo."

Perché non è vero che se ne fregano, mai!
E allora forza insegnanti: LIBERATE I VOSTRI SOMARI!!!


Tutte le citazioni sono tratte da Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, Milano 2008.

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