lunedì 11 novembre 2013

L'età dell'innocenza - Edith Wharton

Questo romanzo, senza infamia né gloria, mi ha lasciato così come mi ha trovato. Sto appunto leggendo parallelamente e faticosamente, considerati gli ostacoli linguistici, The book that changed my life: ecco questo romanzo non ha cambiato né la mia vita né le mie giornate.

Ambientato nella New York di fine Ottocento e inizio Novecento narra le vicende di un paio di clan dell'alta borghesia e dell'aristocrazia alle prese con i nuovi ricchi, prepotenti e volgari che si fanno strada a suon di banconote, non sempre guadagnate onestamente. In questo mondo rigidamente guidato da regole non dette e gerarchie tacite, vediamo affannarsi il giovane Newland Archer intrappolato in un fidanzamento annunciato prematuramente e che seguirà inesorabilmente il suo corso, mentre la fiamma della passione, o del vero amore, brucerà in segreto per la stravagante contessa Olenska, troppo fuori dagli schemi per essere accettata nel puritano mondo statunitense. La figura che fa da contrasto a quella della contessa è May Welland, la legittima moglie di Archer, nonchè rampolla di una famiglia bene e perfettamente organizzata secondo i canoni della migliore società dell'epoca. Questa ragazza, e poi donna, si conforma perfettamente con le aspettative della società, tanto da confondersi con essa. Senza immaginazione e fantasia, ma con grande determinazione e, in un certo senso, coraggio, May compirà la vita per cui era destinata.
Così del resto farà anche Archer, sebbene per lui il percorso sia più tortuoso, tormentato com'è da mille pensieri e moti interiori. Il suo contrario è Beaufort, il nuovo ricco, senza scrupoli e senza timori, anche se certo non senza macchia.
Il tratto più commovente della coppia di protagonisti Archer-Olenska è, a parer mio, la ricerca dell'integrità morale a ogni costo. Anche se questo significa sacrificare la propria felicità personale a favore del bene collettivo della società. Ma sarà poi davvero bene per la società?

Per quanto riguarda la scrittura della Wharton, non ha scuscitato grandi entusiasmi in me. Senz'altro quella che si può definire una buona scrittura, ma troppo "di maniera" per i miei gusti.
Eppure ho scoperto che ha vinto un premio Pulitzer per questo romanzo; anzi è stata la prima donna a vincerlo nel 1921, e questo ha una certa importanza storica.
La trama del romanzo e i suoi personaggi ben si adattano a una sceneggiatura cinematografica e, infatti, Scorsese ne ha fatto un film che forse un giorno vedrò. Anche se le mie prospettive di aumentare letture e  cultura cinematografica sono congelate per ora; oggi ho saputo che la mia piccoletta non è rientrata nella graduatoria del nido e quindi ci aspettano ancora lunghi mesi di amorevoli dialoghi fanciulleschi.

3 commenti:

  1. A me invece "L'età dell'innocenza" è davvero piaciuto, tanto che è uno dei libri che rileggo con più frequenza. Mi piace arrivare piano piano fino al momento della cena in onore della contessa Olenska che ritorna in Europa, con Archer che all'improvviso si rende conto che il cerchio si è silenziosamente chiuso intorno a lui.
    Quanto al film di Scorsese, è una riproduzione abbastanza fedele del romanzo. Sorvolando, come al solito, sull'aspetto delle due protagoniste: May Welland, descritta come una ragazza bionda, giunonica ed atletica, è interpretata da Winona Ryder (piccola, minutina, bruna); la contessa Olenska, descritta come una brunetta piccolina, è Michelle Pfeiffer. A parte ciò, la sceneggiatura usa interi brani del romanzo, riportati pari pari. E' forse una degli adattamento cinematografici più fedeli che abbia mai visto.

    mi dispiace per il nido della piccolissima!

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    1. Cara Libraia,
      il tuo commento mi ha fatto pensare e, con la scusa di andare a ricopiare qualche passaggio (io lo faccio... anche tu?) prima di restituire il libro alla biblioteca, ho riletto qua e là e quello che mi ha impressionato e il fortissimo senso di appartenenza e di identità di questa società e la critica ad essa da parte dell'autrice. Il conformismo assoluto, la legge del non detto e la schivitù dell'apparenza, oltre alla condizione della donna.
      Due passaggi:
      "In realtà il loro era un mondo di geroglifici, nel quale le cose vere non si dicevano, non si facevano e nemmeno si pensavano mai, ma ci si limitava a rappresentarle con una serie di segni convenzionali;"
      "Il signor Welland era un uomo mite e silenzioso, che viveva senza opinioni, ma con molte abitudini," Anche molto ironico questo, un po' alla Austen!
      "

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  2. Ciao Libraia! è da un pezzo che non ci sentiamo. Il tuo commento mi ricprda che i libri sono come le persone, ognuno ha le sue simpatie! è anche questo il loro bello, no... e lascia speranza a tutti gli aspiranti scrittori!

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e tu cosa ne pensi?

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