mercoledì 28 agosto 2013

Il fiume dell'oppio - Amitav Ghosh

Ho acquistato questo libro carica di aspettative, considerato il piacere con cui avevo letto il primo della trilogia della Ibis, Mare di papaveri, e la bella conferenza a cui avevo assistito al Salone del libro di Torino nel  maggio 2012. Invece ne sono rimasta un po' delusa, anche se lo dico a malincuore.
Non che sia un brutto romanzo, ma gli manca qualcosa della vivacità e della varietà di toni e personaggi che ho trovato in altri romanzi di Ghosh e che mi hanno fatto amare questo autore come un grande narratore.
Se dovessi dare una definizione di questo libro sarebbe "interessante" o "istruttivo". 
Infatti l'autore disegna un bellissimo quadro della Canton di inizio Ottocento e dei traffici commerciali tra Cina, Inghilterra e India, e la ricostruzione storica di come si è arrivati alla guerra dell'oppio è molto interessante.
Ma,... ma...
A parer mio manca di mordente.
Il lettore si perde un po' in questi lunghi discorsi e fatica a mantenere vivo l'interesse. La lettura dilatata per due lunghi mesi sicuramente non ha giovato alla godibilità del libro, nel mio caso.
Non ho amato molto l'espediente narrativo del ricordo-racconto e ho fatto fatica a ritrovare i legami con il primo romanzo. Deeti compare in apertura per poi sparire.
Ho sentito la mancanza dei forti personaggi, soprattutto femminili, che avevo apprezzato in Mare di papaveri e di quel gusto dell'avventura e dell'affabulazione così tipico di Ghosh.
Non sono mancate le belle descrizioni di paesaggi e usi e costumi, ma, ancora una volta con dispiacere, non ho potuto eliminare quella sensazione di didascalia didattica. L'autore vuole spiegarci qualcosa e sale in cattedra. Non è questo il Ghosh che mi piace e mi ha ricordato alcuni tratti di Umberto Eco, che non amo molto, fatta eccezione per Il nome della rosa.
Comunque non mi arrendo, leggerò anche l'ultimo romanzo della trilogia, sperando in un riscatto e nella ricomposizione di tutte le fila del racconto.

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