martedì 19 marzo 2013

Sognando Jane Austen a Baghdad - Bee Rowlatt e May Witwit

Sognando Jane Austen a Baghdad era sulla mia lista dei libri da leggere da molto tempo, ma non riuscivo mai a trovarlo in biblioteca; avevo anche pensato di comprarlo, ma ora che l'ho letto sono contenta di non averlo fatto. Non che il libro sia brutto, anzi la lettura è piacevole e il contenuto lo definirei interessante, ma non è assolutamente quello che mi aspettavo. Non è un libro che sentirò l'esigenza di rileggere e quindi 18 euro sarebbero stati una spesa eccessiva.
Il titolo è decisamente fuorviante e probabilmente dovuto a ragioni commerciali: forse scelto per l'assonanza con il fortunato Leggere Lolita a Theran, o per attirare quei lettori sprovveduti, come me, che pensavano di trovarci qualche riferimento alla grande Austen. 
Mi sarei potuta informare e documentare prima, ma per scelta non lo faccio mai per i libri che hanno grande successo, per non farmi influenzare. Quindi ho dovuto affrontare due delusioni:
1. Non si parla di Jane Austen
2. Non è un romanzo! 
Forse la seconda è stata ancora più sconcertante: io non lo sapevo proprio che era una raccolta di e-mail e sulle prime sono stata tentata di restituirlo alla biblioteca senza nemmeno leggerlo. Poi, per pigrizia, ho iniziato a leggerlo, dato che lo avevo per le mani. 
E' una bella storia di amicizia tra donne che ne viene fuori e se da una parte abbiamo un bel quadretto della vita di una donna contemporanea alle prese con tre figlie, una casa e un lavoro part-time da gestire, dall'altra le descrizioni di May ci fanno entrare nella realtà di un paese in guerra, in cui la vita quotidiana fatta di lezioni all'università, spesa e appuntamenti dal parrucchiere deve fare i conti con le bombe, le perquisizioni e le minacce dei miliziani. Grazie a May abbiamo un racconto non ufficiale della "liberazione" dell'Iraq da parte delle truppe americane e della confusione nella quale il paese è precipitato.

Vorrei riportare due brevi frammenti che rendono il tono del libro e della sua duplice atmosfera:

May scrive: "Certo, il Vecchio aveva le sue colpe, ma stavamo certamente meglio prima. Oggi siamo solo un pezzo di terra sommerso dal sangue e dal caos. Prima, almeno, eravamo un paese sovrano e indipendente."

Bee scrive: "Oggi Eva ha la febbre e una brutta tosse, è dovuta restare a casa e non è potuta andare alla sua riunione. Justin ha trentanove di febbre, è annoiato e di pessimo uomore, e io devo ammettere di non essere molto paziente. A essere onesta, la malattia mi fa tenerezza nelle bambine, ma in un uomo grande e grosso è semplicemente irritante."

Sognando Jane Austen a Baghdad, Bee Rowlatt e May Witwit, Piemme, Milano 2010.
 


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