giovedì 7 marzo 2013

I rabdomanti - Margaret Laurence

Questo è un altro romanzo consigliato da Simonetta Bitasi, un altro ottimo consiglio, dopo Il parnaso ambulante. 
 
Confesso di non aver mai sentito prima il nome di questa autrice e con tutta probabilità non avrei mai letto questo libro per vari motivi: difficile reperibilità (edito da una piccola casa editrice, Nutrimenti) e visibilità, titolo e copertina non invitanti e soprattutto non rappresentativi del romanzo, a mio parere.
Vengo a sapere che Margaret Laurence è una scrtittrice canadese di prima importanza nel suo Paese, maestra di Margaret Atwood e Alice Munro.
Questo è il suo ultimo romanzo, il quinto di una saga ambientata nella cittadina immaginaria di Manawaka, costruita sul modello della sua città natia nella provincia del Manitoba. Morag Gunn è la protagonista assoluta di questo romanzo, una donna contemporanea, scrittrice affermata e madre single alle prese con una figlia adolescente alla ricerca di se stessa che la mette sempre di fronte al suo passato e alla scelte fatte, anche per lei. Il romanzo è un continuo fluire tra presente e passato, tra realtà e ricordi, sogni o desideri. I passaggi sono fluidi e tutto si intreccia, o si mescola, come la corrente del fiume che scorre vicino alla casa di Morag, in due direzioni. Morag vive un'infanzia difficile, rimasta orfana viene cresciuta da una coppia di umili origini, Christie Logan e Prin, che vive ai margini della società, lui è l'Accatone del villaggio, altrimenti detto, lo spazzino comunale (quanto siamo lontani dai nostri moderni "operatori ecologici"), un cane sciolto, lei è una donna che si chiude sempre più in se stessa racchiudendo il suo mistero che non verrà mai svelato. Morag bambina soffre di questa situazione e matura una forte volontà di rivalsa. Seguiranno l'allontanamento dal villaggio, e dalla famiglia adottiva, l'università, la vita a Toronto, il matrimonio apparentemente perfetto, che si conclude in fallimento, una figlia voluta e cresciuta in solitudine, il ritorno alle origini. In tutto questo lottare e peregrinare una sola costante rimane: la scrittura. La volontà di afferrare il mondo attraverso la parola.

E' bello questo romanzo, intenso e assolutamente moderno. Lontano mille miglia da Jane Austen, così pacata e rassicurante. Eppure è sempre la storia di una donna, scritta da una donna. Mi sembra perfetto per augurare a tutte un buon 8 marzo!

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