martedì 27 novembre 2012

Che libro porteresti con te su un'isola deserta?

D'istinto mi verrebbe da rispondere: "Un libro lungo, lunghissimo". Ad esempio, Ulisse di Joyce, L'uomo senza qualità di Musil o I fratelli Karamazov di Dostoevskij.
Peter Bichsel, invece, risponde così: "... non mi porterei dietro nessun libro, perché senza una comunicazione quotidiana cesserebbero sia la lettura che la scrittura. Ho bisogno degli altri almeno per far sapere che ho letto".
Ringrazio Simonetta Bitasi per avermi fatto conoscere questo autore e il suo piccolo saggio, Il lettore, il narrare, in cui fa una simpatica e interessante riflessione sulla lettura e sul lettore.
Bichsel si stupisce della rarità dei lettori e del resto si chiede come sarebbe una società in cui si leggesse di più. La lettura migliora o peggiora il rapporto con la realtà? Senz'altro lo cambia.
Come e perché si diventa lettori? E che cosa spinge a cercare il confronto con altri lettori?
"Quando due lettori s'incontrano, diciamo due lettori che, per caso, si sono appena entusiasmati per lo stesso libro, cadranno l'uno nelle braccia dell'altro. Ma succede di rado."
Mi è piaciuta la proposta - scherzosa, ma non troppo - dell'autore di far diventare il critico letterario "un partner pubblico per lettori solitari, un co-lettore pubblico".
Perché se è vero che si scrive per essere letti, è altrettanto vero che si legge per poter parlare di quello che si è letto.
Ho detto se.

Peter Bichsel, Il lettore, il narrare, AElia Laelia Edizioni, Reggio Emilia 1985.

lunedì 19 novembre 2012

Il Parnaso ambulante - Christopher Morley

"Mi domando se non via sia molta ciarlataneria nella istruzione superiore. Non ho mai trovato che le persone colte, che sanno di logaritmi e d'altro genere di poesia, siano più rapide delle altre nel lavare i piatti o nel rammendare le calze."

E' questo l'incipit del romanzo e queste sono le parole con le quali fa la sua entrata in scena la signorina Elena McGill, una grassa donna di quasi quarant'anni, salvata dalla sua professione di governante dal fratello Andrea che l'ha portata a vivere in una fattoria della Nuova Inghilterra facendo di lei una perfetta casalinga e un'eccellente cuoca. La vita scorre tranquilla e monotona alla fattoria Sebina fino a quando Andrea non decide di mettersi a scrivere.

"Mi leggeva i suoi poemi, le sue novelle giovanili, e borbottava vagamente che un giorno o l'altro si sarebbe rimesso a scrivere. Io ero più preoccupata delle covate delle galline che di sonetti, e devo dire che non presi mai quelle minacce sul serio. Avrei dovuto essere più severa."

Completamente assorbito dalla sua nuova attività Andrea trascura i suoi doveri di fattore facendo infuriare la sorella che arriva a nascondergli le lettere degli editori che lo cercano per proporgli nuovi contratti.
Tutto cambia con l'arrivo alla fattoria del signor Roger Mifflin a bordo del suo Parnaso ambulante, una sorta di carrozzone da viaggio, trainato da un vecchio cavallo, ricolmo di libri che il signor Mifflin vende a domicilio per le fattorie e le locande che trova sulla sua strada. La vendita dei libri e la diffusione della cultura e della buona letteratura è per Mifflin una vera vocazione e anche un grande divertimento.
La prosaica Elena McGill stupirà in primo luogo se stessa decidendo di acquistare da Mifflin il Parnaso ambulante e di concedersi la prima avventura della sua vita.
Tra la descrizione di paesaggi bucolici e il racconto di episodi divertenti, Morley ci parla del suo amore per i libri e la lettura e della sua convinzione della necessità di espanderla e portarla ovunque perché è inutile lamentarsi, bisogna agire. Non si può aspettare che sia il contadino ad arrivare in biblioteca, bisogna portare la biblioteca a casa sua e fargli sentire la necessità di un buon libro.

Mi è piaciuto questo piccolo romanzo perché oltre a essere una piacevole lettura, rilassante e non impegnativa, nobilita un'attività troppo spesso considerata con superficialità: il leggere.
Voglio concludere proprio con le parole dell'autore, dato che non saprei dirlo meglio di lui:

"Se un uomo fa un dato lavoro il meglio possibile, può anche trascurare le altre cose. Immagino che non abbia importanza che io sia ignorante in letteratura, purché sia considerata una cuoca di prim'ordine. (...)
E nessuno può conoscere qualche cosa della letteratura se non passa la maggior parte della sua vita seduto a leggere."

Ah, quanto vorrei che più persone la pensassero così! A cominciare da mia mamma che, da donna pratica e abituata fin troppo presto alle fatiche della vita, ha sempre considerato la lettura un semplice passatempo, non un'attività degna di questo titolo.

E ancora quello che potrebbe essere anche una sorta di slogan, o di spiegazione, di questa mia passione e quindi anche di questo blog:

"Ho sempre avuto la convinzione che sia meglio leggere un buon libro che scriverne uno cattivo, ed ho fatto nella mia vita una tale miscela di letture, che la mia mente è piena degli echi delle voci di uomini migliori."


Tutte le citazioni sono tratte da: Christopher Morley, Il Parnaso ambulante, Sellerio editore, Palermo 1993.


mercoledì 14 novembre 2012

Dimmi con chi leggi e ti dirò... ovvero, uno sguardo ai gruppi di lettura

Alzi la mano chi fa parte di un gruppo di lettura.
...
Ok. Ora alzi la mano chi conosce un gruppo di lettura, e magari qualcuno che ne fa parte.
... va bene, qualcuno in più...

Sabato mattina sono stata a un convegno che si proponeva di riflettere sulla realtà dei gruppi di lettura. Ci sono stata con due amiche che fanno parte del gruppo di lettura del paese in cui abito. Eh sì, questo piccolo paese - che faccio fatica a chiamare "mio" - vanta un gruppo di lettura.
Sulla carta i gruppi di lettura in Italia sembrerebbero parecchi. Ma in questi giorni mi sono chiesta: quanti veramente li conoscono? Pensando alla mia cerchia di amici e parenti, sono abbastanza sicura di poter affermare che pochissimi ne conoscono l'esistenza e che nessuno - ecluse le due amiche di cui sopra e mia suocera, che però vive negli USA - ne fa parte.
Come la maggior parte dei fenomeni che girano intorno ai libri e alla lettura, anche questo pare esplosivo finché si rimane nel circuito, ma sembra quasi scomparire tra i "profani".
Ma tant'è. Gli addetti ai lavori ne hanno voluto fare un convegno (Ecco s'avanza uno strano lettore. Sabato 10 novembre 2012 - Biblioteca di Cologno Monzese) e io ho voluto parteciparvi.
Ho deciso di concentrarmi solo sugli aspetti positivi e di sorvolare su quelli negativi.
Due sono gli interventi che mi hanno particolarmente interessato: quello di Simonetta Bitasi, libraia e fondatrice e sostenitrice di numerosissimi gruppi di lettura, e quello di Luca Ferrieri, bibliotecario di Cologno Monzese e autore di un saggio, La lettura spiegata a chi non legge, che mi ripropongo di leggere prima o poi.
Simonetta Bitasi ha raccontato con piacevole brio e spigliatezza la sua esperienza con i gruppi di lettura, in qualità di fondatrice, osservatrice e partecipante. Interessanti e divertenti i suoi pro vs. contro.
Il gruppo di lettura è economico, è un'ottima scusa per uscire di casa, è un amplificatore di sensazioni e opinioni, e offre l'occasione di leggere libri che difficilmente si sarebbero scelti autonomamanete.
La base del gruppo di lettura è probabilmente la necessità di comunicare cosa si è letto, o almeno che si è letto. Perché, come dice Peter Bichsel "senza la comunicazione quotidiana cessano sia il leggere che lo scrivere".
Veniamo ora ai contro: il gruppo di lettura è altamente contagioso (può creare nuovi lettori), scardina le tue certezza, crea mostri ( mi piace ricordare l'esempio del camionista che partendo da zero arriva a leggere i grandi classici della letteratura e della filosofia).
Luca Ferrieri nel suo intervento ha posto l'accento sul concetto di lettura condivisa, da non confondersi con lettura collettiva. La lettura condivisa è valorizzazione della lettura privata, è difesa del proprio modo di leggere, della soggettività e dell'orgoglio del lettore. Mettere la lettura in comune siginifica anche esercitarsi a cambiare il proprio punto di vista, mettersi in discussione in un processo di scambio/dono attraverso cui la lettura si costruisce. In questo senso il gruppo di lettura espone l'intimità al pubblico, ma non la nega.

Per concludere in modo melodrammatico, il "messaggio di speranza" che voglio trarre da questa giornata e passare agli amici lettori è che non siamo soli. Da qualche parte c'è, e forse si nasconde, un lettore più disperato di noi che aspetta solo di essere scovato.

mercoledì 7 novembre 2012

Ancora Lavieri: La mamma ha un bambino nella pancia

Ho inziato a leggere Don Chisciotte, una vecchissima edizione Garzanti (L. 900), tutta ingiallita e sbrindellata. Mi ci vorrà un bel po', considerato il numero delle pagine, il carattere di stampa minuscolo e la difficoltà di tenere insieme il libro che cade a pezzi, e quindi intanto vi lascio qualche riga sui libri per bambini che leggiamo nel frattempo.


 La mamma ha un bambino nella pancia Visto che la mia pancia ormai è piuttosto evidente e i bambini iniziano a essere curiosi, ho ordinato in biblioteca qualche libro. Tra questi un simpatico volumetto di Lavieri: La mamma ha un bambino nella pancia di Luana Vergari e Simona Ciraolo (per le belle illustrazioni). 
Racconta in modo divertente i pensieri di un bimbo che prestò diventerà il fratello maggiore e che non riesce prorpio a immaginarsi "come sarà avere sempre qualcun altro in casa che non sia la mamma, Ugo - il cane - o il papà" perchè Amelia sarà la sua sorellina e vivrà sempre con loro.
I genitori gli dicono che "andrà tutto benone", che sarà bello essere in due, che potranno giocare insieme, e che anche se a volte litigheranno, poi faranno la pace perché si vorranno bene. 
Venire a sapere che dovrà lasciare un po' di gelato per la sua sorellina e che lei vorrà stare in braccio alla mamma "perché sarà anche la sua" non promette nulla di buono, ma tutto sommato il piccoletto protagonista di questa avvenura aspetta con curiosità l'arrivo della sorellina.



venerdì 2 novembre 2012

Harry Potter e la pietra filosofale - J. K. Rowling

Da un po' di tempo ce lo avevo in mente e con l'arrivo di Halloween ho deciso che era il momento di leggere Harry Potter. Ho letto il primo della ormai lunghissima saga. Inutile stare a dilungarmi sulla trama o su altre notizie relative a libro e autrice, ormai arci note a tutti. Vorrei solo dire che per qualche giorno sono tornata bambina perché questo tengo a sottolineare è un libro per bambini, o forse meglio, per ragazzi. E come tale è un grande libro, ma non capisco come mai anche tantissimi adulti ne siano rimasti così affascinati.
Letto con gli occhi, e la mente, di un bambino è senz'altro intrigante, divertente, a tratti spaventoso, ma se letto come adulto se ne nota comunque la basilarità nell'andamento della trama, la stilizzazione dei personaggi e certe ingenuità dello stile.
Gran merito comunque all'autrice per aver saputo sfornare un buon libro e fare fruttare il suo lavoro.
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