sabato 28 aprile 2012

La città della vita

"Espressi il timore che se mi fossi trasferito a Londra il delizioso piacere che provavo nel visitare di tanto in tanto questa città sarebbe scemato e avrei finito con lo stancarmene. E Johnson: 'Signore, un uomo che pretenda di avere anche solo un barlume di intelletto non acconsentirà mai ad allontanarsi da Londra. No, signore, quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, giacché a Londra si trova tutto ciò che la vita può dare'."

James Boswell, Vita di Samuel Johnson (1777) citato in Julien Green, Suite inglese, Adelphi, Milano 1994.

E voi avete una città della vita? Io la mia penso di non averla ancora trovata, ma quella in cui sarei pronta a trasferirmi così su due piedi è senz'altro Parigi. Però non ho ancora visitato Londra...

giovedì 26 aprile 2012

La figlia dell'aggiustaossa - Amy Tan

"Dopo tutto, le dice Bao Bomu, cos'è il passato se non ciò che scegliamo di non dimenticare?"

Amy Tan, La figlia dell'aggiustaossa, Feltrinelli, Milano 2002.

Non conoscevo quest'autrice che, a sentire mio marito e mia suocera, ha molto successo negli Stati Uniti. Il libro era stato consigliato da una delle donne del gruppo di lettura del mio paese e andando in biblioteca mi è caduto sotto gli occhi e senza pensarci troppo l'ho portato a casa. Era rimasto sepolto sotto la pila dei libri che giorno dopo giorno si accumulano sul mio comodino e mi è ritornato in mente quando la bibliotecaria ne ha sollecitato la restituzione... ooops... Incalzata dall'urgenza, ho deciso di leggerlo ed è stata una bella scoperta.
Il romanzo è diviso in tre parti, che potrei etichettare come "presente, passato e futuro". Ho amato molto la prima parte, ho trovato bella e interessante la seconda e, purtroppo, un po' deludente la terza.
In apertura ci viene presentata Ruth Young, una donna americana, di discendenza cinese, "librologa" di professione, convivente con Art e le sue due figlie adoloscenti. Subito l'attenzione si focalizza sul rapporto di Ruth con l'anziana madre LuLing, una donna triste, infelice, rancorosa e rivolta senza posa al passato e alle sue origini. LuLing nonostante viva in America da ormai molti anni non ha mai imparato a parlare bene inglese e non si è mai veramente integrata nel mondo occidentale, sebbene abbia sposato in seconde nozze un americano.
Vissuta fin dalla più tenera infanzia sola con la madre, Ruth crescerà in netta contrapposizione a lei. Il rapporto tra madre e figlia è sempre molto conflittuale e marcato da continui rimproveri e rivendicazioni. Sarà la malattia che colpisce la madre, l'Alzheimer, a far riavvicinare le due donne e a risolvere il loro rapporto, oltre che a rimettere in discussione tutti gli altri legami.
La quotidianità della vita di Ruth è raccontata con tono molto semplice, realistico e con quel tanto di ironia che non guasta. La semplicità la si ritrova anche nella seconda parte, dove però le tinte sono più cupe e il senso di mistero e maledizione più pressante. Dalle pagine del manoscritto in lingua cinese che LuLing consegna alla figlia veniamo trasportati nella Cina di inzio Novecento e coinvolti nella saga non di una sola famiglia, ma di un intero villaggio. La storia è affascinante, esotica, drammatica e risalendo di nome in nome, e di episodio in episodio, si riannodano i fili con il presente, si trovano soluzioni e giustificazioni.
Se ho apprezzato la semplicità della narrazione nella prima parte del romanzo, ho trovato troppo semplicistica la sua conclusione. Tanto valeva concludere con un bel: "e vissero felici e contenti".
Ma, nonostante la chiusura, è un libro che mi sento di consigliare per la piacevolezza della lettura e l'interesse della storia narrata.


martedì 24 aprile 2012

Corsi di aggiornamento per genitori



Ieri era la giornata internazionale del libro e sarebbe stato carino scrive qualcosa in proposito, ma, tra una notte insonne e una giornata di ordinaria guerriglia filiale, non ne ho proprio avuto il tempo né, a essere sincera, la voglia. Nel poco tempo libero, e lucido, a disposizione ho studiato strategie di sopravvivenza.
Sono ricorsa a una vecchia conoscenza: Che rabbia! di Mireille d'Allancé.

Roberto ha avuto una bruttissima giornata ed entra in casa arrabbiatissimo: lancia le scarpe, non saluta, non vuole mangiare... Il papà lo manda in camera sua finché non si sarà calmato. Nella sua camera Roberto sente la rabbia salire, fino a che con un urlo non esce fuori sotto forma di un mostro rosso che comincia a distruggere gli oggetti a portata di mano. Quando si avvicina al baule dei giocattoli , Roberto lo ferma e lo manda via. Il mostro della rabbia diventa sempre più piccolo e Roberto può chiuderlo in una scatola e scendere ad abbracciare il suo papà.

Funzionerà anche per i genitori il trucco della scatola? Devo provarci.

E ho esplorato nuovi orizzonti: Le favole che fanno crescere di Barbara Colombo, Rosa Angela Fabio e Luciana Saur.
E' una raccolta di cinque fiabe scritte da due psicologhe, questi i titoli e gli obiettivi:

Mino, il semino che non voleva crescere (Diventare grandi)
Astrid, Ingrid e la magica Babuska (Avere obiettivi chiari e concretizzarli)
Il bambino che imparò ad ascoltare il vento (Fare e rispondere alle critiche)
Il bosco racconta: la storia di PonPon (Come affrontare gli ostacoli e gli errori)

Sembra scritto apposta per noi!
Ho letto la prima storia, quella del semino che non voleva crescere: è un po' lunga, ma può funzionare. 

Mino e Sem sono due semini molto amici e piuttosto pigri a scuola. Vorrebbero solo giocare e hanno paura di crescere perché temono di non riuscirci. Sem decide di rinunciare a diventare grande, rimarrà per sempre un semino così non conoscerà fatiche e delusioni. Mino però non è molto convinto che questa sia la scelta migliore. Sarà un lombrico a dargli coraggio per affrontare il suo percorso di crescita. Mino, ormai convinto di potercela fare, riuscirà a diventare una bella pianticella e a coinvolgere anche il suo amico Sem nella crescita e nella scoperta del mondo adulto.

Ne ho fatto un adattamento per mio figlio, tagliando e aggiustando qua e là, e proverò a leggergliela.
Le autrici promettono che con questo tipo di favole, che portano il bambino ad identificarsi con il personaggio, si può agire "sulla sfera cognitiva, emotiva e comportamentale dei bambini. Infatti, se un bambino pensa a se stesso come incapace di compiere una certa azione (cognizione), questa sua convinzione avrà una forte ricaduta - in questo caso negativa - sul suo sentire (sfera emotiva) e questo a sua volta influirà sulle sue prestazioni (azioni). Al contrario, il pensare a se stesso in modo positivo (cognizione) porterà a un cambiamento in senso costruttivo nella sfera emotiva e avrà una ricaduta positiva a livello di messa in pratica di azioni e strategie (azione)".

Le favole che fanno crescere, Barbara Colombo, Rosa Angela Fabio e Luciana Saur, Erickson, Trento 2004.

Tentar non nuoce.




venerdì 20 aprile 2012

Alla ricerca del senso materno

Come mamma sto attraversando giorni piuttosto difficili e così oggi, invece di fare le programmate faccende domestiche, ho deciso di fermarmi un attimo a pensare. Mi è venuto in mente il libro di Erri De Luca, In nome della madre. Mi era stato regalato dalla parrocchia in occasione del battesimo del mio primo figlio e recentemente ne ho acquistato una copia per un'amica futura mamma. Me lo ricordavo poetico e vero, e così l'ho ritrovato nella rilettura. 
Ora mi chiedo: come ha fatto l'autore, un uomo, a sentire così a fondo l'esperienza della gravidanza e della maternità? Non so rispondermi ed è una domanda che rivolgerei volentieri all'autore se ne avessi l'occasione.
Quella che De Luca ci racconta è la maternità di Miriàm/Maria, sposa vergine, incinta di un vento annunciatore. Una gravidanza speciale, quindi? Speciale come è l'esperienza della maternità per ogni donna, sembra dire De Luca, o almeno è così che io ho voluto leggerlo.

E questo è per mio figlio:

"Dormi? Sì, dormi, non ascoltare tua madre infuriata contro se stessa, afferrata alla gola da un terrore. Dormi, respira sazio, cresci, ma poco, lentamente, vivi, ma di nascosto. Aspetto il tuo primo sorriso per coprirlo, che non abbagli il mondo e ti denunci. Dormi, domani vedrai la prima luce della tua vita e avrai di fianco la tua prima ombra. Dentro di me non ne facevi. Dormi, sogna che sei ancora lì, che la tua vita ha ancora il mio indirizzo. In sogno ci potrai tornare sempre.

Che vuoto mi hai lasciato, che spazio inutile dentro di  me deve imparare a chiudersi. Il mio corpo ha perso il centro, da adesso in poi noi siamo due staccati, che possono abbracciarsi e mai tornare una persona sola."

Erri De Luca, In nome della madre, Feltrinelli, Milano 2006.



martedì 17 aprile 2012

Ibs vs librerie

Ieri era una giornata grigia e piovosa, ero seduta sul divano a leggere e scribacchiare quando è suonato il citofono: consegna corriere. 
Da qualche mese ho incominciato a usare ibs per ordinare i miei libri, e mentre me ne tornavo a casa con il mio pacchettino sottobraccio, dopo averlo ritirato al cancello, pensavo che è stata proprio una grande idea. In quella giornata umida e un po' malinconica, è stato come ricevere un regalo inaspettato e, anche se l'ordine l'avevo fatto io e sapevo perfettamente cosa c'era nella scatola, è stato con una piccola emozione che l'ho aperta e ne ho tirato fuori quattro volumi, belli, perfetti, che ora sono qui accanto a me in una pila ordinata in attesa di lettura, catalogazione e collocazione (e questo mi ricorda che mi servono nuovi scaffali per i miei libri).
Scegliere i libri on-line e vederseli recapitare a casa è una grande comodità. Non ti devi muovere in auto o in metrò, e, considerando i continui aumenti di benzina e biglietti, è anche un risparmio economico, oltre che di tempo; gli acquisti, almeno per quanto mi riguarda, sono più ragionati e più mirati. Grazie alle ricerche nel catalogo informatico trovi facilmente libri altrimenti difficilmente reperibili nei consueti circuiti e spesso vengono offerti incentivi o sconti maggiori di quelli che trovi in libreria.
Io ho creato una lunghissima "lista dei desideri" che rimpolpo continamente e che ordino per priorità - che cambiano in base agli umori - e che vorrei diffondere tra parenti e amici in vista del prossimo compleanno. Mi sono fissata un budget mensile, che faccio molta fatica a rispettare, e a volte semplicemente gironzolo nel sito guardando quello che mi piacerebbe leggere.
Ed è proprio questo gironzolare che mi fa sentire la mancanza delle librerie, come luoghi di ricerca, riconoscimento e sorpresa. Vagare tra gli scaffali di libri è un piacere a cui penso di non saper rinunciare: mi piace vederli, i libri, sfogliarli, leggiucchiarli, odorarli. Se da una parte sento l'esigenza di acquisti razionali, dall'altro amo l'acquisto d'impulso e la lettura avida, nel viaggio di ritorno in metrò, o seduta al tavolino di un bar con davanti una tazza di the e una cara amica con cui sfogliare gli acquisti recenti.
E quindi, se oggi la mia cervicale ringrazia di essere stata dispensata dall'umidità, il mio cuore rimpiange la passeggiata per la città sotto l'ombrello, di libreria in libreria.
Il meteo prevede pioggia fino al 25 aprile: ho tempo per rifarmi.

lunedì 16 aprile 2012

Sui libri e le librerie

"D'estate un vaso di fiori coltivati nel suo giardino viene posato su qualche pila polverosa di libri, per rallegrare il negozio. I libri sono dapperttutto; e siamo pervasi dallo stesso senso di avventura. I libri usati sono libri selvaggi, libri senza casa; si radunano in grandi stormi dal vario piumaggio, e possiedono un fascino che manca ai volumi addomesticati della biblioteca. Inoltre, in questa folla mista e casuale possiamo imbatterci in un perfetto sconosciuto il quale può diventare, con un po' di fortuna, il migliore amico che abbiamo al mondo. (...)
Il numero dei libri nel mondo è infinito, e uno è costretto a gettare uno sguardo veloce, a fare un cenno, e ad andarsene dopo un attimo di conversazione, e si ritrova per strada e sente una frase, una parola, e da quella ricostruisce un'intera esistenza."

Virgina Woolf, A zonzo per le vie di Londra (1927), in Sono una snob?, Piano B Edizioni, Prato 2010.

venerdì 13 aprile 2012

Ciascuno di noi ha la sua Austen privata. Mi racconti la tua?

Sei romanzi, sei partecipanti, sei incontri per il Jane Austen Book Club di Karen Joy Fowler.
Sylvia è appena stata lasciata dal marito dopo trentadue anni di matrimonio e la sua amica storica, Jocelyn, le propone di fondare il gruppo di lettura di Jane Austen perché, come dice Kipling, " non c'è niente di meglio di Jane quando sei nei pasticci".
Cinque amiche e uno scapolo quarantenne si riuniscono per rileggere insieme e discutere l'opera completa di Jane Austen. Le trame dei romanzi e le riflessioni si intrecciano alla vita e alle storie dei partecipanti, mescolando realtà e finzione.
Sembra che ognuno abbia letto Jane a modo suo e solo su un punto tutti si trovano d'accordo: la sua grandezza e unicità.
A bilanciare l'ammirazione incondizionata per l'autrice, K.J. Fowler alla fine del romanzo riporta in una sorta di appendice brani di recensioni o commenti all'opera austeniana, non sempre positivi. Tra i pareri negativi, riporto il più spietato:

"Ogni volta che leggo Orgoglio e pregiudizio mi viene voglia di dissotterrarla e picchiare il teschio con la sua stessa tibia." Mark Twain

Ora, lo dico sottovoce per paura di Twain, ma a me è venuta voglia di rileggerla. Chi la legge con me?

P.S. Molto simpatica e stuzzicante l'idea della Fowler delle domande conclusive rivolte dai membri del club ai lettori.

venerdì 6 aprile 2012

Quello che so di Vera Candida - Véronique Ovaldé

Véronique Ovaldé è stata paragonata a Garcia Marquez. Ora: lei è una donna francese, lui un uomo colombiano, e già le basi di partenza sono molto distanti. Lui è una delle voci maggiori della letteratura sudamericana ed è stato insignito del Premio Nobel nel 1982, quando l'autrice francese aveva appena dieci anni. Quindi, diverse generazioni, diversa cultura, diversi percorsi e libri diversi. 
E' passato molto tempo da quando ho letto Marquez l'ultima volta, ma niente in questa autrice me l'ha richiamato alla mente. Comunque, tralasciando paragoni a mio parere azzardati, il romanzo non è male. 
Si tratta della storia di tre donne, nonna, figlia e nipote, accomunate da uno stesso destino: rimanere incinte per caso, non rivelare mai il nome del padre e crescere le figlie, tutte femmine, da sole con le difficoltà che questo comporta, tanto più se vivi in un paese del sudamerica dove la vita delle donne è difficile e gli uomini sono sempre pronti ad approfittarne. Rose, la nonna, Violette, la figlia, e Vera Candida, la nipote, sono tre donne completamente diverse. Rose, la capostipite, è una donna fortemente indipendente; in gioventù si è  mantenuta offrendo i suoi servigi sessuali a pagamento e, quando ha pensato di essere diventata troppo vecchia per questo tipo di attività, si è dedicata alla pesca dei pesci volanti, venduti poi al mercato del paese. La sua vita scorre monotona e tranquilla fino all'arrivo a Vatapuna di Jeronimo, uno straniero dal passato misterioso che si installa sulla collina che sovrasta il paese dove farà costruire una villa sontuosa, mai portata a termine. E' in questa gabbia dorata che Rose verrà attirata e rimarrà invischiata per uscirne solo con la sua bimba in grembo. 
Violette, la figlia di Rose, si rivela fin da subito una bambina strana; ha paura di tutto e sembra un po' lenta nella comprensione, tanto che le maestre la vorranno allontanare da scuola perchè non adatta. Prenderà fin troppo presto il gusto per l'alcol e per i rapporti sessuali per i quali però, a differenza della nonna, non si farà pagare. Rimasta incinta prestissimo, non sarà in grado di prendersi cura della figlia che la nonna deciderà di portare a casa sua. Violette muore a diciotto anni, probabilmente in seguito a una terribile ubriacatura; viene trovata nella foresta che circonda il paese con il viso già assalito dalle formiche. Vera Candida vivrà con la nonna fino a quando, scopertasi incinta, deciderà di abbandonare l'isola e di trasferirsi sul continente. A differenza di sua madre e sua nonna, Vera Candida conosce la sessualità attraverso la violenza subita a soli quattrodici anni. 
Non si capisce bene perché decida di scappare, forse per non rivelare alla nonna la violenza subita, ma questo, come altri episodi del romanzo, non è mai spiegato bene. Sul continente Vera Candida diventa madre e inizia la sua vita da donna, una vita che conosce un'emancipazione rispetto alle sue antenate e che è fortemente segnata dall'incontro con un uomo, ma soprattutto dal rapporto speciale con la figlia, Monica Rose.
Ho letto questo libro in un paio di giorni, non perché ne fossi particolarmente presa, ma perché è molto facile e veloce: capitoli brevi, struttura fortemente frammentata, caratteri di stampa piuttosto grandi.
Mi sembra perfetto per trarne un film o una mini serie televisiva, come romanzo non va più in là del "piacevole".
 

martedì 3 aprile 2012

Una lunga canzone - Andrea Levy

Non ci siamo proprio! Dopo aver raggiunto altissime vette con La casa degli spiriti (qui), continuo a inciampare in libri se non brutti, poco interessanti o poco curati stilisticamente, quando non si uniscono addirittura le due mancanze. 
Ho iniziato Una lunga canzone con qualche speranza: l'argomento era interessante - la schiavitù in Giamaica e la sua abolizione attraverso la guerra battista, le recensioni che mi è capitato di leggere erano buone, la trama sembrava promettente - la storia di una schiava attraverso queste rivoluzioni storiche, l'incipit non era poi così male. Ma andando avanti nella lettura, mi sono proprio annoiata. L'ho trovato a tratti didascalico, a volte scontato e cinematografico. C'era la combinazione giusta di elementi: il passaggio generazionale da madre schiava a figlia che conoscerà la libertà, la storia vera della vita degli schiavi e dei loro padroni nelle piantagioni di canna da zucchero, la contrapposizione tra due mondi, anche una storia d'amore, ma tutti questi elementi non si sono fusi insieme. Personalmente, mi ha dato fastidio il continuo appello al lettore, l'espediente metanarrativo scelto dall'autrice: Miss July, ormai anziana, viene indotta dal figlio editore a scrivere la sua storia e ha con lui continui battibecchi, Penso che, invece di legare la storia, questi frequenti interventi la rendano frammentaria e impediscano l'immersione completa nelle vicende, creando un effetto straniante. Non appena il lettore inizia ad entrare in sintonia con i personaggi della storia, gli viene ricordato che sta ascoltando un racconto.
E poi il finale... pessimo.
Ma questa ovviamente è solo la mia opinione. A dire il vero, non sono riuscita a trovare un'altra recensione negativa. Che sia io ad essere troppo difficile?


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