mercoledì 29 febbraio 2012

La bellezza dei libri

La bellezza dei libri è anche questo: una carta preziosa, così liscia da essere piacevole al tatto, un bel color avorio che non stanca gli occhi e su cui risaltano caratteri di stampa nitidi e gentili.
Una copertina scelta con estrema cura. La sovracoperta "realizzata in carta Roma fabbricata a mano" e appositamente studiata per questa collana della casa editrice Sellerio, e la piccola immagine sovrapposta, quasi una miniatura (Sulla neve di Willi Ulfig, 1976 circa).
Il nome della collana è "Il divano" e questo è proprio un libro da salotto, come del resto il suo autore, Schnitzler.

Geronimo il cieco e suo fratello si potrebbe definire una parabola: Geronimo e Carlo fin dall'infanzia vivono in simbiosi, l'uno bisognoso di assistenza a causa della sua cecità, l'altro legato al fratello dalla necessità di espiare la sua colpa. Dalla rievocazione di Carlo scopriamo infatti che fu lui, in un incidente, a causare la perdita della vista a Geronimo allora bambino. I due fratelli dopo la morte del padre vivono come mendicanti, suonando la chitarra e raccogliendo elemosine. Fino al giorno in cui uno straniero di passaggio non insinua in Geronimo il dubbio sulla fedeltà del fratello.
In questo breve racconto ritroviamo i temi e le modalità tipiche dell'autore austriaco: il sospetto e il monologo interiore.

Il racconto ha il suo valore, ma in questo caso l'acquisto è stato determinato dalla bellezza dell'oggetto in sé. Fra l'altro il prezzo era estremamente invitante, solo 2,50 euro. Dove? Alla Fiera del Libro in corso XXII marzo, a Milano. Trovate tanti titoli al 50 % - certo non aspettatevi di trovare gli ultimi best sellers - anche in lingua originale.

martedì 28 febbraio 2012

Amélie Nothomb: la gallina dalle uova d'oro

Non sempre le scelte d'istinto vengono premiate. Se qualche settimana fa mi era andata più che bene con Ibsen, non sono stata altrettanto fortunata questa volta.
Vagando per gli scaffali della biblioteca comunale ho tirato su, senza pensarci troppo, Il viaggio d'inverno di Amélie Nothomb. Conosco la scrittrice, di cui ho già letto diversi romanzi, con esiti differenti. 
Il primo impatto con l'autrice è avvenuto con Igiene dell'assassino, che rimane tuttora il mio preferito, sarà forse perchè il primo amore non si scorda mai o perchè si distingue dagli altri che tendono a ripetere gli stessi temi e le stesse modalità. Del resto la Nothomb pubblica, per scelta e per la gioia dei suoi editori, un libro all'anno e francamente è difficile che da una penna escano tutti capolavori, considerando anche la forte componente biografica che alla lunga stanca. Dei sei libri che ho letto, due parlano del difficile rapporto con il cibo e sono talmente simili da confondersi (Metafisica dei tubi e Biografia della fame), uno (Stupore e tremori) della sua esperienza lavorativa in Giappone, ancora una volta un pezzo di vita e gli altri due, udite!udite!, di libri e scrittori. 
Vi confesso che di quest'ultimo, Il viaggio d'inverno, non sono riuscita ad arrivare alla metà e se sono arrivata fin lì è solo perchè l'unica alternativa a mia disposizione era Novella 2000: ero dal parrucchiere, e la tentazione è stata forte!

Può essere che io non abbia ancora incontrato i romanzi migliori di questa scrittrice che tanto successo continua a riscuotere nel suo paese e in molti altri. Del resto ne ho letti solo sei su un totale di diciannove, a cui si aggiungono diversi racconti. 
Per concludere con una nota positiva vi lascio la recensione di Igiene dell'assassino, che mi era piaciuto a tal punto da chiedere a un'amica, allora residente in Belgio, di portarmi qualche suo romanzo in lingua originale.

Il premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach sta per morire per un rarissimo cancro alle cartilagini. Dopo aver trascorso la sua vita nell'ombra, accetta ora di farsi intervistare da alcuni giornalisti: li annienterà con la sua dialettica sferzante, godendo di questi suoi ultimi successi.
L'ultima intervista, con una giornalista donna, porterà allo svelamento dei terribili segreti dei due dialoganti che si affrontano in un duello verbale e psicologico senza esclusione di colpi.
Igiene dell'assassino, il primo romanzo di Amélie Nothomb, è interamente costruito sul dialogo che è sempre incalzante, convincente e, soprattutto nella prima parte, divertente. Pochissimo spazio è lasciato alla voce narrante e alla descrizione, che troviamo solo nelle prime tre pagine e in alcuni brevi raccordi.

lunedì 27 febbraio 2012

Vita di Pi - Yann Martel

La Tsimtsum è affondata nell'Oceano Pacifico a quattro giorni di navigazione da Manila. Era diretta in Canada e ospitava a bordo la famiglia Patel e gli animali dello zoo che Mister Patel avrebbe venduto sul continente americano. Il mercantile sprofondò negli abissi in brevissimo tempo, lasciando sulla superficie dell'oceano solo una scialuppa bianca, di circa otto metri di lunghezza, con a bordo un ragazzino indiano di sedici anni, una zebra con una zampa rotta, una iena maschio, un orango femmina e una tigre reale del Bengala di oltre duecento chili di peso.
Se essere l'unico sopravvissuto di un naufragio in cui hai perso tutta la famiglia è già di per sé una situazione drammatica, il ritrovarsi con una simile compagnia non rende le prospettive più rosee. 
Eppure, a dispetto di tutto, sarà proprio la convivenza forzata con tali inaspettati compagni, in particolar modo con Richard Parker, la tigre, a tener vivo in Piscine Molitor Patel l'istinto di sopravvivenza, se non la speranza.
Come un novello Robinson Crusoe, confinato in un luogo ancor più angusto e inospitale della già famosa isola, il ragazzo si organizzerà per affrontare la sua duplice sfida, con l'oceano e le sue insidie da una parte, e con la sempre temibile tigre a pochi metri da lui.
Ciò che mi stupisce sempre in questo tipo di racconti è la capacità umana di adattarsi a ogni cosa e la feroce voglia di vivere insita in ogni creatura vivente.
Il viaggio di questo naufrago è talmente straordinario da suscitare dubbi in coloro che lo ritroveranno; ma, come ci fa capire il protagonista, la realtà può essere più sorprendente della fantasia.
Superate con un po' di fatica le prime quaranta pagine, la narrazione diviene scorrevole e piacevole, sebbene devo ammettere di non essere un'amante del genere.
Bella la copertina, a cui la mia foto non rende giustizia.

mercoledì 22 febbraio 2012

Oggi lo chiamano multitasking

"... le figlie degli uomini colti hanno sempre pensato i loro pensieri così alla buona; non a tavolino, nel proprio studio, nella solitudine tranquilla di un chiostro d'università. Hanno pensato mentre rimestavano la minestra, mentre dondolavano la culla." 
(Virginia Woolf, Le tre ghinee, Universale economica Feltrinelli, 1979)

Sicuramente non posso definirmi figlia di un uomo colto, ma è esattamente così che va avanti la mia vita intellettuale, tra un sugo da girare, un pannolino da cambiare e una passata ai pavimenti.

sabato 18 febbraio 2012

Elizabeth George: la nuova regina del mystery?

Ieri sera ho finito di leggere il mio primo libro di Elizabeth George, E liberaci dal padre, che è anche il romanzo d'esordio dell'autrice e il primo caso dell'ispettore Lynley e del sergente Havers.
Si presentava come un tranquillo giallo, del filone anglosassone, sulla scia di Agatha Christie e Conan Doyle, per intenderci. Ritmo lento, attenzione al particolare e all'aspetto psicologico, un certo compiacimento a indulgere nella descrizione. Piacevole, lo avrei definito; perfetto per trascorrere un paio di pomeriggi freddi e nebbiosi, accoccolati sul divano con una tazza di thè in mano. Fino a quando all'improvviso tutto precipita e il romanzo diventa teso, quasi morboso, negli ultimi capitoli, rivelando la natura moderna e le origini americane dell'autrice.
Il mio giudizio per il momento è sospeso.

venerdì 17 febbraio 2012

Il mio amico immaginario si chiama Virginia. E il tuo?

Pobby e Dingan di Ben Rice

Pobby e Dingan sono scomparsi, o forse morti, lasciando la loro piccola amica Kellyanne Williamson in preda a uno sconforto così profondo da farla ammalare. Kellyanne non vuole più mangiare, non esce più di casa, parla pochissimo e diventa sempre più debole e più pallida.
I medici chiamati a visitarla annunciano alla famiglia la necessità di un ricovero in ospedale, ma Ashmal, il fratello di Kellyanne, intuisce che non sarà l'ospedale a far guarire la sorella.
Grazie all'iniziativa di Ashmal, tutta la città di Lightining Ridge si mobilita alla ricerca di Pobby e Dingan avendo a disposizione questi unici indizi: "immaginari e silenziosi".
Sarà impossibile ingannare Kellyanne: lei i suoi amici immaginari li conosce molto bene e smaschererà tutti i tentativi di quanti pensavano di sbrigare facilmente la faccenda.
E' sempre Ashmal che riesce ad aiutare la sua sorella "suonata" a ritrovare i suoi amici, e tutta la sua famiglia di nostalgici e sognatori a continuare a credere in se stessi e a inseguire i propri sogni.

Gli amici immaginari non sono solo roba da bambini.
C'è chi si sveglia ogni mattina e si butta nella vita sempre di corsa per non perdere il treno, per arrivare primo, per affermarsi in società; e c'è chi vive tutta la vita inseguendo un sogno, chi si muove nella quotidianità con la leggerezza di una fata, chi passeggia guardando il cielo e fischiettando, chi si ferma a osservare un fiore o a giocare con un bambino.
C'è chi dice che i sogni non si avverano e che i folletti non esistono, e chi, invece, in fondo ci crede ancora.


martedì 14 febbraio 2012

Casa di bambola - Ibsen

Scoprire Ibsen è stata una piacevolissima sorpresa.
Era per me uno di quegli autori legati solo ai banchi di scuola e difficilmente mi sarebbe venuta la voglia di andare a leggermi un suo testo. Poi, a Natale ho ricevuto questo piccolo libretto bianco, una semplice ed elegante edizioni Einaudi - Collezione teatro: in copertina Moonlight di Munch, carta color avorio e buon odore di stampa. E così un pomeriggio, dovendo scegliere un libro da mettere in borsa per accompagnarmi in un viaggio in metropolitana, ho scelto lui.
E' stato un viaggio bellissimo.
Il testo scorre fluido, frizzante e divertente nelle prime battute, per farsi denso e teso avvicinandosi al finale.
Come è mia consuetudine, parto dal testo, gustandomelo per quello che è, per poi addentrarmi nella lettura dell'eventuale prefazione o postfazione e nelle ricerche di critica letteraria, recensioni e quant'altro, se il testo ha stuzzicato il mio interesse.
Ebbene, ho scoperto che a suo tempo - parliamo del 1879 - fece scandalo e fu fatto vessillo delle prime battaglie femministe.
Nora, la protagonista, si presenta sulla scena come la mogliettina graziosa e frivola dell'altrettanto stereotipato avvocato ligio al dovere e alla famiglia. Ben presto Nora si rivela essere meno farfallina di quello che sembra. Scopriamo che per permettere al marito di curarsi in Italia ha contratto un debito con un usuraio, non rivelando mai nulla al consorte e risparmiando e lavorando per ripagarlo. Vittima del ricatto dell'usuraio, si vede cadere addosso il suo mondo di cartone e taffettà che sfaldandosi rivela la meschinità del marito, preoccupato solo si salvare la propria rispettabilità, e la falsità della vita fino ad allora condotta, come una bambola di pezza in mano a bambini prepotenti.
La decisione finale di Nora di abbandonare casa, marito e figli per riflettere su se stessa fu sentita come un affronto alla società, tanto che l'autore fu costretto a cambiare il finale del dramma.
Ora, si capisce come all'epoca,il lavoro di Ibsen potesse essere letto come un proclama del femminismo o come un tentativo di sovvertire l'ordine costituito, ma a ben vedere è in gioco l'affermazione dell'essere umano in quanto tale, donna o uomo che sia.

"Helmer: Oh, è rivoltante! Così tradisci i tuoi più sacri doveri?
Nora: Che cosa intendi per i miei più sacri doveri?
Helmer: E debbo dirtelo? Non son forse i doveri verso tuo marito e i tuoi bimbi?
Nora: Ho altri doveri che sono altrettanto sacri.
Helmer: No, non ne hai. E quali sarebbero?
Nora: I doveri verso me stessa.
Helmer: In primo luogo tu sei sposa e madre.
Nora: Non lo credo più. Credo di essere prima di tutto una creatura umana,..."

E per concludere con levità gustatevi questi brevi estratti:

"Nora: Vergogna! Come puoi dire una cosa simile? Io cerco di risparmiare più che posso.
Helmer: (ride) Giusto! Più che puoi. Ma non puoi risparmiare niente."

"Nora: ... E non ti ha lasciato di che viviere?
Signora: No.
Nora: E niente figli?
Signora: Neanche!
Nora: Proprio nulla, dunque?
Signora Neppure un rimpianto o una pena di cui nutrirmi."

"Signora Si, io salgo le scale molto adagio; mi affatica.
Dottore: Ah, qualche piccolo disturbo?
Signora Stanchezza, piuttosto.
Dottore: Null'altro? Allora è venuta in città per riposare andando di festa in festa.
Signora: Sono venuta a cercare lavoro.
Dottore: Le pare un rimedio efficace contro la stanchezza? 
Signora: Bisogna vivere, dottore.
Dottore: Già, è opinione molto diffusa che vivere sia necessario."

(Tutte le citazioni sono estratte da: Ibsen, Casa di Bambola, Einaudi, Torino 1963)

Peccato che le rappresentazioni in programma allo Strehler di Nora alla prova di Luca Ronconi siano state annullate a causa dell'infortunio della Melato; sarei proprio stata nella giusta disposizione di spirito.

venerdì 10 febbraio 2012

Per iniziare a conoscerci

"Cominciavo a chiedermi se non stavo diventando troppo felicemente, pesantemente pratica: invece di studiare Locke, per esempio, o di scrivere, mi metto a fare una torta di mele, o mi studio Il piacere dela cucina, leggendomelo come se fosse un romanzo eccezionale. Cavolo, mi sono detta. Troverai rifugio nella vita domestica e soffocherai cadendo a testa in giù nella terrina con l'impasto per i biscotti." (Sylvia Plath, Diari, Adelphi, Milano 1998)
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