venerdì 21 dicembre 2012

Accabadora - Michela Murgia

Avrei voluto augurare a tutti buon Natale lasciandovi un bel libro dallo spirito natalizio, invece, il romanzo che vi lascio prima delle festività è ombroso, misterioso eppure, a mio parere, stupendo. L'ho letto in due giorni, anzi in due sere e, se vorrete leggerlo, vi consiglio di fare altrettanto: leggerlo la sera con una luce soffusa e il silenzio intorno.

L'accabadora, in sardo, è "colei che finisce", la donna che con gesto pietoso pone fine alle sofferenze di un malato sul filo della vita, per richiesta sua o dei familiari. Nella comunità è una figura rispettata, ma anche temuta e quasi emarginata. L'accabadora che dal titolo al romanzo è Bonaria Urrai, la sarta del paese, mai sposatasi e senza figli fino a quando decide di prendere con sé come "fill'e anima" Maria Listru, l'ultima di quattro figlie di una donna rimasta vedova e ridotta in povertà. E' una storia sull'essere madri e sull'essere figlie, sull'essere donne, sulla responsabilità di prendere delle decisioni o non prenderle.
Potrebbe essere definito un romanzo di formazione se letto dal punto di vista di Maria, che incontriamo seienne e lasciamo donna, oppure un romanzo di "congedo" se vogliamo prediligere la figura di Tzia Bonaria, o ancora un romanzo di folklore, ma questa è la definizione che meno mi piace.

Michela Murgia ha una scrittura pulita, coinvolgente e convintcente che rimpiango di non aver scoperto prima. ... non tutti i premi vengono per nuocere... Accabadora ha vinto il Campiello 2010.

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