mercoledì 5 dicembre 2012

A voce alta - Bernhard Schlink

Penso che questo sia il libro più pieno di punti interrogativi che mi sia mai capitato tra le mani. Un susseguirsi di domande retoriche a se stesso e al lettore, una sfilza di perifrasi e contorcimenti della frase, e del pensiero, su se stesso. Solo per fare un esmpio:

" Capivo che lei era offesa. Capivo che lei non era offesa perché io non potevo offenderla, ma che lei non poteva lasciar correre, dato il mio comportamento...."

E questo cosa sarebbe? Una pagina di diario intimo, un flusso di coscienza? Nè l'uno né l'altro purtroppo. La narrazione procede tutta così, più o meno.

Non mi è piaciuto niente di questo libro: non lo stile, non la trama, non la struttura e nemmeno i personaggi. Ho trovato quasi offensivo il ricorso alla tragedia dei campi di sterminio per costruire questa storia d'amore? di passione? Giusto per usare lo stile dell'autore... 
Tre nette divisioni: la prima incentrata su una relazione al limite della pedofilia, con la seconda ci troviamo nell'aula di un tribunale che deve giudicare ex-SS, la terza ci porta tra le mura di una cella e quelle di una stanza tra cui si instaura una corrispondenza di quelli che oggi chiameremmo audiolibri.

Cosa c'è di verosimile in questa storia? Una donna che per nascondere il proprio analfabetismo scappa per tutta la vita e arriva ad arruolarsi nelle SS, per poi rimediare alla sua "mancanza" in carcere. Ammesso che una storia del genere sia credibile, non capisco perché dovrei provare compassione, e anzi stima, per questa donna, come sembra voler far passare l'autore.

Se dovessi definire questo libro con un aggettivo, questo sarebbe "urticante".

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