lunedì 19 novembre 2012

Il Parnaso ambulante - Christopher Morley

"Mi domando se non via sia molta ciarlataneria nella istruzione superiore. Non ho mai trovato che le persone colte, che sanno di logaritmi e d'altro genere di poesia, siano più rapide delle altre nel lavare i piatti o nel rammendare le calze."

E' questo l'incipit del romanzo e queste sono le parole con le quali fa la sua entrata in scena la signorina Elena McGill, una grassa donna di quasi quarant'anni, salvata dalla sua professione di governante dal fratello Andrea che l'ha portata a vivere in una fattoria della Nuova Inghilterra facendo di lei una perfetta casalinga e un'eccellente cuoca. La vita scorre tranquilla e monotona alla fattoria Sebina fino a quando Andrea non decide di mettersi a scrivere.

"Mi leggeva i suoi poemi, le sue novelle giovanili, e borbottava vagamente che un giorno o l'altro si sarebbe rimesso a scrivere. Io ero più preoccupata delle covate delle galline che di sonetti, e devo dire che non presi mai quelle minacce sul serio. Avrei dovuto essere più severa."

Completamente assorbito dalla sua nuova attività Andrea trascura i suoi doveri di fattore facendo infuriare la sorella che arriva a nascondergli le lettere degli editori che lo cercano per proporgli nuovi contratti.
Tutto cambia con l'arrivo alla fattoria del signor Roger Mifflin a bordo del suo Parnaso ambulante, una sorta di carrozzone da viaggio, trainato da un vecchio cavallo, ricolmo di libri che il signor Mifflin vende a domicilio per le fattorie e le locande che trova sulla sua strada. La vendita dei libri e la diffusione della cultura e della buona letteratura è per Mifflin una vera vocazione e anche un grande divertimento.
La prosaica Elena McGill stupirà in primo luogo se stessa decidendo di acquistare da Mifflin il Parnaso ambulante e di concedersi la prima avventura della sua vita.
Tra la descrizione di paesaggi bucolici e il racconto di episodi divertenti, Morley ci parla del suo amore per i libri e la lettura e della sua convinzione della necessità di espanderla e portarla ovunque perché è inutile lamentarsi, bisogna agire. Non si può aspettare che sia il contadino ad arrivare in biblioteca, bisogna portare la biblioteca a casa sua e fargli sentire la necessità di un buon libro.

Mi è piaciuto questo piccolo romanzo perché oltre a essere una piacevole lettura, rilassante e non impegnativa, nobilita un'attività troppo spesso considerata con superficialità: il leggere.
Voglio concludere proprio con le parole dell'autore, dato che non saprei dirlo meglio di lui:

"Se un uomo fa un dato lavoro il meglio possibile, può anche trascurare le altre cose. Immagino che non abbia importanza che io sia ignorante in letteratura, purché sia considerata una cuoca di prim'ordine. (...)
E nessuno può conoscere qualche cosa della letteratura se non passa la maggior parte della sua vita seduto a leggere."

Ah, quanto vorrei che più persone la pensassero così! A cominciare da mia mamma che, da donna pratica e abituata fin troppo presto alle fatiche della vita, ha sempre considerato la lettura un semplice passatempo, non un'attività degna di questo titolo.

E ancora quello che potrebbe essere anche una sorta di slogan, o di spiegazione, di questa mia passione e quindi anche di questo blog:

"Ho sempre avuto la convinzione che sia meglio leggere un buon libro che scriverne uno cattivo, ed ho fatto nella mia vita una tale miscela di letture, che la mia mente è piena degli echi delle voci di uomini migliori."


Tutte le citazioni sono tratte da: Christopher Morley, Il Parnaso ambulante, Sellerio editore, Palermo 1993.


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