martedì 27 novembre 2012

Che libro porteresti con te su un'isola deserta?

D'istinto mi verrebbe da rispondere: "Un libro lungo, lunghissimo". Ad esempio, Ulisse di Joyce, L'uomo senza qualità di Musil o I fratelli Karamazov di Dostoevskij.
Peter Bichsel, invece, risponde così: "... non mi porterei dietro nessun libro, perché senza una comunicazione quotidiana cesserebbero sia la lettura che la scrittura. Ho bisogno degli altri almeno per far sapere che ho letto".
Ringrazio Simonetta Bitasi per avermi fatto conoscere questo autore e il suo piccolo saggio, Il lettore, il narrare, in cui fa una simpatica e interessante riflessione sulla lettura e sul lettore.
Bichsel si stupisce della rarità dei lettori e del resto si chiede come sarebbe una società in cui si leggesse di più. La lettura migliora o peggiora il rapporto con la realtà? Senz'altro lo cambia.
Come e perché si diventa lettori? E che cosa spinge a cercare il confronto con altri lettori?
"Quando due lettori s'incontrano, diciamo due lettori che, per caso, si sono appena entusiasmati per lo stesso libro, cadranno l'uno nelle braccia dell'altro. Ma succede di rado."
Mi è piaciuta la proposta - scherzosa, ma non troppo - dell'autore di far diventare il critico letterario "un partner pubblico per lettori solitari, un co-lettore pubblico".
Perché se è vero che si scrive per essere letti, è altrettanto vero che si legge per poter parlare di quello che si è letto.
Ho detto se.

Peter Bichsel, Il lettore, il narrare, AElia Laelia Edizioni, Reggio Emilia 1985.

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