mercoledì 24 ottobre 2012

Mare di papaveri - Amitav Ghosh

"Credo che un romanzo dovrebbe avere una certa dose di rumore di fondo, che può non essere immediatamente comprensibile ma serve ad altri scopi". Così scrive Amitav Ghosh in una lettera ai suoi traduttori e ha perfettamente ragione. 
Inziando a leggere questo romanzo, che avevo in serbo dalla mia visita al Salone del libro di Torino dello scorso maggio, mi sono trovata di fronte a moltissimi termini  o piccole frasi declinate nelle varie lingue parlate in India, oltre che a numerosissimi termini tecnici relativi alla navigazione, alle imbarcazioni mercantili o ancora alla coltivazione e lavorazione dell'oppio. Non è stato facilissimo destreggiarsi tra parrocchetti, casseri, lascari, malum, sepoy, coolie, abkari e chandu, ma proseguendo nella lettura tutte queste parole e le immagini che portano con sé sono entrate nel mio immaginario e sono riuscite a creare la giusta atmosfera, a visualizzare la storia. Che poi è una storia meravigliosa, come tutte quelle che ci racconta Ghosh.
Si incontrano personaggi memorabili che risaltano per la loro grandiosità o la lora abiezione, per l'estrema bontà e saggezza o, al contrario, per la malignità, o ancora per la loro semplice normalità.
Il personaggio che apre il romanzo è Deeti una donna andata in sposa, inconsapevolmente, ad un oppiomane. E questa dipendenza del marito segnerà per sempre la vita di Deeti, rassegnata a una vita trascorsa tra i campi di papaveri e la fabbrica dell'oppio in cui il marito è impiegato e da cui dipende la sussistenza dell'intero villaggio. Nata e cresciuta nell'entroterra "a più di seicento chilometri dalla costa", per una serie di avventure, o meglio, di sciagure, si troverà a viaggiare sulla Ibis nel Nero Oceano alla volte delle isole Mauritius, in cui una folta schiera di migranti cerca la sua ultima possibilità di sopravvivenza, il capitano e gli ufficiali una possibilità di arricchirsi, i galeotti un esilio forzato e i lascari che compongono l'equipaggio semplicemente un mezzo di sussistenza unito al brivido dell'avventura. 
Abbandonata la terraferma, si entra in una nuova dimensione, in cui le leggi e le tradizioni secolari abdicano, per volere o per forza,  in favore delle leggi del mare.

Nessun commento:

Posta un commento

e tu cosa ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...