mercoledì 2 maggio 2012

La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano

Alla fine l'ho letto questo libro. 
Ce lo avevo in mente da un po' di tempo, ma mi avvicino sempre con qualche diffidenza ai libri vincitori di premi o osannati da pubblico e critica. Devo ammetterlo: sono una snob per quanto riguarda le letture. 
Penso che dietro un grande successo si nasconda sempre una grande raccomandazione o una grande operazione di marketing e quindi guardo con sospetto quei libri super pubblicizzati, che trovi in vetrina nelle librerie, avvolti in mille fascette, che vengono subito trasposti sul grande schermo e fanno il giro dei salotti televisivi. Io sono più per i libri di nicchia, per le piccole perle nascoste o per i grandi capolavori della storia della letteratura. A mia discolpa, devo dire che spesso ho ricevuto cocenti delusioni dai grandi successi del momento. Una fra tutte, L'eleganza del riccio, che proprio non sono riuscita a farmi piacere.
Per precauzione, e per economia (18 euro il prezzo di copertina!), La solitudine dei numeri primi, l'ho preso in prestito in biblioteca e ne ho riservato la lettura alle ore serali, a letto, quando normalmente leggo la letteratura "di intratternimento", meno impegnativa e meno coinvolgente.
Ho incominciato leggendo la quarta di copertina e le notizie biografiche dell'autore - cose che solitamente non faccio e che sono indicative della circospezione con cui mi sono avvicinata al libro.
Paolo Giordano è nato nel 1982, è più giovane di me! Ha studiato al liceo scientifico e si è laureato in fisica, no, dico, in FISICA!, e ha scritto un romanzo che, tralasciando il Premio Strega, è stato tradotto in non so quante lingue e ha fatto il giro del mondo. Dopo essermi un po' avvilita pensando alla mia situazione - vi confesso che fino ai 12 anni ero fermamente convinta di essere un genio, poi dai 13 ho incominciato a ricevere delle smentite e mi sono ridimensionata, e ora... lasciamo perdere... - ho incominciato a leggere il romanzo con sospetto, una certa dose di astio e anche un po' di invidia.
E' un bel libro. Scritto e costruito bene, di piacevole lettura e di qualche sostanza. Non gridereri al miracolo, ma avrei voglia di incontrare l'autore per stringergli la mano e fargli i miei complimenti. Fra l'altro è anche un bel ragazzo. Fra una decina di giorni sarò a Torino, sai mai che lo incontro?
Si tratta di un romanzo di formazione, che segue due personaggi, Alice e Mattia, dall'infanzia all'età adulta. Entrambi sono segnati da un episodio drammatico che farà sentire le sue conseguenze per tutta la vita. Alice rimarrà zoppa in seguito a una rovinosa caduta dagli sci e Mattia si chiuderà in se stesso e nello studio dopo aver abbandonato la sua gemella ritardata in un parco. Lei è anoressica, lui autolesionista... Però!
Ho letto molte crtiche negative, che definisicono il libro angosciante e superficiale. Io, invece, nonostante le premesse potrebbero facilmente far pensare a un romanzo a tinte fosche, non l'ho trovato cupo. Molto triste, questo sì, ma tutto sommato più vero di quanto si vorrebbe ammettere.
Il titolo è bellissimo, ma leggo che di questo bisogna dare il merito all'editor di Mondadori.

"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo più in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi."

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi, Mondadori, Milano 2008.

1 commento:

  1. Nemmeno io l'ho ancora letto. Mi pare però di capire che ne vale la pena.
    Grazie allora per il suggerimento!

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