mercoledì 23 maggio 2012

Che paese, l'America - Frank McCourt

"Adesso ti è uscito il sogno.
Così diceva mia madre a noi bambini quando abitavamo in Irlanda e un nostro sogno si realizzava. Il sogno che facevo io in continuazione era quello in cui arrivavo con la nave nel porto di New York e guardavo ammirato i grattacieli. Quando lo raccontavo, i miei fratelli mi invidiavano la notte passata in America, finché un giorno non cominciarono a raccontare anche loro di aver fatto quel sogno, sapendo che era un sistema sicuro per mettersi in mostra anche se poi litigavamo e io dicevo che il più grande ero io, che il sogno era mio e guai a loro se ci entravano. Loro ribattevano che non avevo il diritto di tenerlo tutto per me, che di notte chiunque poteva sognare l'America e io non potevo farci niente."

Frank McCourt, Che paese, l'America, Adelphi, Milano 2000.

Lo stile è inconfondibile, i personaggi e i temi sono sempre quelli che il lettore ha conosciuto nelle Ceneri di Angela. In questo che potrebbe essere il secondo volume della biografia di McCourt, troviamo Frank adolescente che approda finalmente a New York e attraverso varie vicissitudini - incluso l'arruolamento nell'esercito americano - si costruisce una nuova vita e anche una famiglia. 
In questi tempi di crisi economica, mi ha fatto bene leggere di un paese e di un'epoca storica in cui tutto era possibile, certo dandosi da fare, perché "la vita non è un pranzo gratis". Un paese in cui anche un ragazzino cresciuto nei bassifondi di Limerick a té e pane fritto, con gli occhi sempre infiammati e le scarpe rotte, può studiare all'università e diventare professore del più prestigioso liceo della città. Può andare oltre il suo "irlandesismo" cattolico e sposare una brava ragazza americana borghese e protestante, anche se non sarà un matrimonio felice. 
Quello che mi è piaciuto in questo romanzo è proprio il sogno, o meglio i sogni, di quelli che ce l'hanno fatta, ma anche di quelli che si sono persi per strada. L'idea di un bambino che litiga con i suoi fratelli per il diritto di proprietà di un sogno, tenacemente perseguito a dispetto delle più nere previsioni. E l'importanza data all'istruzione e alla lettura.
A essere sincera, la prima parte del romanzo mi ha un po' annoiato, troppo simile al primo libro di McCourt, ridondante, direi; ho invece seguito con grande piacere le avventure dell'insegnamento che mi hanno richiamato alla mente i racconti delle mie amiche insegnanti e le riflessioni della mia ex prof di lettere della scuola media. America o Italia, la scuola è sempre la stessa, e gli adolescenti pure.
Aspettando che i sogni si realizzino, ricordiamoci che di notte chiunque può sognare la sua America.

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