giovedì 10 maggio 2012

Adotta un libro abbandonato

C'è stato un periodo della mia vita in cui mai mi sarei permessa di lasciare a metà un libro. Ora, invece, mi succede sempre più di frequente. Sarà perchè quando si è molto giovani si ha un'idea diversa del tempo, si pensa di godere di una sorta di eternità. O forse, crescendo, sono diventata più "difficile"; più selettiva. Mi succede anche con i vestiti, e con le amicizie. 
Se prima non tornavo mai a casa da un giro per negozi con almeno un pacchettino, ora sempre più spesso mi ritrovo a dire che non c'era niente che mi piacesse davvero. Con le amicizie la situazione è più sfumata, ma sostanzialmente anche lì, poche ma eccellenti.
Ma veniamo ai libri. Recentemente qualcuno mi ha fatto riflettere sulla moltitudine di letture e sull'esiguità del tempo a disposizione. E forse è proprio per questo che ho cominciato a scremare.
Perchè perdere tempo con un libro mediocre - per me s'intende - quando ce ne sono milioni di altri che potrebbero darmi maggiori soddisfazioni? 
Sono diventata più severa, e anche più irriverente.
I libri che ho abbandonato nell'ultimo mese sono due: Acciaio di Silvia Avallone e 1Q84 di Murakami Haruki.
Acciaio ho deciso di leggerlo perchè proposto dal gruppo di lettura del mio paese; non è un libro che avrei scelto da sola. 
Ha iniziato a infastidirmi alla terza riga, quando mi sono imbattuta in un "zoomate"; ho fatto un sospiro e sono andata avanti, ma non molto. La storia non mi interessava e il linguaggio non mi piaceva. Mi sembrava di leggere fatti di cronaca o di guardare un telefilm. Non è questo che cerco in un romanzo.
L'unica frase che mi è piaciuta - non ho capito se è una citazione , o meno - si trova nella pagina precedente l'inizio del romanzo, relegata in fondo a un foglio bianco: "L'adolescenza è un'età potenziale".
Ecco, questo penso che sia vero, ed espresso molto bene.
1Q84, invece, era nella mia lista dei desideri su ibs, ma alla fine non l'ho comprato perchè l'ho trovato in biblioteca e così ho risparmiato venti euro. A questo romanzo erano dedicate due pagine intere e lusinghiere su L'Indice, che considero una rivista autorevole e seria. L'articolo mi aveva incuriosito e mi aspettavo grandi cose. Sono arrivata con fatica a pagina 140 - ne ha 718! - poi ho deciso di lasciare perdere. Anche in questo caso, non è il genere di romanzo che amo e ho trovato lo stile pedante. Tutto viene descritto nei minimi particolare: la fisionomia dei personaggi, il loro abbigliamento, la loro storia, gli oggetti, i luoghi, le azioni e i pensieri. Troppo, veramente. E il volume del libro ne dà ragione.
All'inizio mi sentivo un po' in colpa quando abbandonavo un libro, ma ora penso che ci sarà sempre qualcun'altro che lo leggerà e, forse, se lo prenderà a cuore.

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