martedì 3 aprile 2012

Una lunga canzone - Andrea Levy

Non ci siamo proprio! Dopo aver raggiunto altissime vette con La casa degli spiriti (qui), continuo a inciampare in libri se non brutti, poco interessanti o poco curati stilisticamente, quando non si uniscono addirittura le due mancanze. 
Ho iniziato Una lunga canzone con qualche speranza: l'argomento era interessante - la schiavitù in Giamaica e la sua abolizione attraverso la guerra battista, le recensioni che mi è capitato di leggere erano buone, la trama sembrava promettente - la storia di una schiava attraverso queste rivoluzioni storiche, l'incipit non era poi così male. Ma andando avanti nella lettura, mi sono proprio annoiata. L'ho trovato a tratti didascalico, a volte scontato e cinematografico. C'era la combinazione giusta di elementi: il passaggio generazionale da madre schiava a figlia che conoscerà la libertà, la storia vera della vita degli schiavi e dei loro padroni nelle piantagioni di canna da zucchero, la contrapposizione tra due mondi, anche una storia d'amore, ma tutti questi elementi non si sono fusi insieme. Personalmente, mi ha dato fastidio il continuo appello al lettore, l'espediente metanarrativo scelto dall'autrice: Miss July, ormai anziana, viene indotta dal figlio editore a scrivere la sua storia e ha con lui continui battibecchi, Penso che, invece di legare la storia, questi frequenti interventi la rendano frammentaria e impediscano l'immersione completa nelle vicende, creando un effetto straniante. Non appena il lettore inizia ad entrare in sintonia con i personaggi della storia, gli viene ricordato che sta ascoltando un racconto.
E poi il finale... pessimo.
Ma questa ovviamente è solo la mia opinione. A dire il vero, non sono riuscita a trovare un'altra recensione negativa. Che sia io ad essere troppo difficile?


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